Regolarizzazione, per l’Irs le domande non supereranno le 200 mila
Redattore sociale 16/09/2009
MMIGRAZIONE
Il minimo delle 20 ore per le badanti e i contributi da pagare tra i deterrenti per le famiglie secondo l”Istituto di ricerca sociale. Pasquinelli: ”Le domande non sono tante perché sostanzialmente le famiglie non ci stanno”
ROMA – Aumenta il ritmo della presentazione delle domande per la regolarizzazione di badanti e colf, ma le previsioni ormai non cambiano: non supereranno quota 200 mila. Ad affermarlo è Sergio Pasquinelli, ricercatore senior dell’Istituto di ricerca sociale. “Dai dati del ministero – spiega Pasquinelli – sembra che l’andamento prenda un po’ fiato, però siamo sempre sotto le previsioni iniziali, molto sotto. Anche con questi ritmi non arriveremo a 200 mila domande e bisognerà vedere se i ritmi tengono fino alla fine, o no”. Il dato aggiornato oggi dal Viminale parla di oltre 131 mila richieste di moduli, ma poco più di 94 mila domande trasmesse, numeri ancora troppo lontani dalle stime dell’Istituto di ricerca sociale. “Le domande non sono tante perché sostanzialmente le famiglie non ci stanno – continua Pasquinelli -, Non vedono molti benefici da questo provvedimento e non sono i 500 euro da pagare, che più che altro rappresentano un deterrente psicologico, ma il minimo delle 20 ore per cui la badante dovrebbe essere assunta che ha tagliato fuori una fetta importante di mercato della cura, che è un mercato sempre più a ore, ed il fatto di dover assumere e pagare tutti i contributi”.
Di particolare interesse, secondo il ricercatore dell’Irs, è l’andamento delle richieste per badanti. “Le domande per le badanti sono meno di quelle per le colf – spiega -. Sono il 40% del totale, e quindi è un dato che ci dice che il mercato privato della cura tende ad avere un carattere deregolato”. Nonostante tutto, continua Pasquinelli, bisognerà guardare al futuro e a come fare in modo che questa regolarizzazione mantenga il lavoro emerso. “In termini assoluti è un numero importante di persone che emergono dal mercato nero – continua -. Bisognerà guardare in qualche modo al mezzo bicchiere pieno. Poi si aprono due possibilità: o il nulla, oppure può essere l’opportunità per lanciare un vero piano per la non autosufficienza, una vera politica che manca e che punti anche sul lavoro privato di cura. Bisogna chiedersi come queste badanti che emergono dal nero vengono motivate a rimanere in un contesto regolato. Servono sia interventi a favore delle famiglie, di carattere economico e di servizi, sia interventi di formazione delle competenze, di orientamento e di certificazione delle competenze acquisite sul lato delle badanti”.(ga)

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