Quel filo Rosso tra Liguria e Calabria I traffici sospetti nei porti liguri
Quel filo Rosso tra Liguria e Calabria
I traffici sospetti nei porti liguri
Il Manifesto – 17/9/09, di Alessandra Fava
GENOVA
Sospetti tanti, querele anche, denunce diverse. Una, molto circostanziata, risale al 2006: denunciava rifiuti tossici che arrivavano con camion al molo dei Messina, a Genova. Ma non ci fu nessuna indagine. Così i traffici della Ignazio Messina sono sempre e solo stati accompagnati da voci. Alimentate, sostengono loro, da quel trasporto di rifiuti tossici dal Libano, nell’88. Legati a una nave il cui nome in questi giorni è tristemente tornato a galla dopo il ritrovamento della Cunski e i sospetti su una collina «radioattiva»: la Jolly Rosso. «Un viaggio alla luce del sole per conto del governo», spiegarono i Messina alla commissione parlamentare d’inchiesta.
È alla fine di quell’anno, il 16 dicembre 1988, che i Messina, operativi a La Spezia, chiedono con una lettera al ministero dei trasporti di poter fare le operazioni portuali con proprio personale, una cosa che allora era permessa solo ad alcune aziende di stato come quelle siderurgiche, che facevano operazioni di carico e scarico sui propri moli. L’allora ministro ai trasporti Carlo Vizzini disse sì con un decreto datato 11 gennaio 1989. Con la concessione di autonomia funzionale la società Ignazio Messina potè così operare senza camalli tra i piedi. Nella Gazzetta ufficiale figurano le stesse agevolazioni ad altri terminalisti (la Tarros nel porto di Cagliari e alla banchina Pagliari di La Spezia, Palmera nel porto di Olbia, Sintemar a Livorno). Questo avveniva mentre a Genova la privatizzazione prendeva il via con l’assenso di sindacati e Culmv (gli accordi sono del novembre ’84 e del luglio ’85). Nel ’90 per i Messina arriva una grossa grana: la Rosso, dopo un anno e mezzo di fermo a La Spezia dopo il ritorno dal Libano, si arena durante una tempesta ad Amantea, in Calabria. C’è il sospetto che portasse rifiuti tossici e fosse destinata ad essere affondata, ma le inchieste non approdano a nulla. Ancora oggi la Ignazio Messina presenta nella home page del suo sito un memoriale sullo spiaggiamento e nell’audizione alla commissione colpiscono i ripetuti riferimenti, anche non richiesti, ad agenti segreti. Nel ’96, a privatizzazione ultimata, la Messina torna a Genova con una concessione importante al molo Nino Ronco (un’area di 253.355 mq di cui circa 22.000 coperti), quando il presidente dell’Autorità portuale era Giuliano Gallanti. Gli affari filano. In concomitanza con la seconda guerra irachena, nel 2004, qualcuno trova diversi container con l’etichetta “merci varie” che dal Nino Ronco arrivavano a un porto turco per poi proseguire via terra per Bagdad, grazie all’intermediazione di una società di bodyguard per la quale per un certo periodo aveva lavorato anche Fabrizio Quattrocchi. Ma pure quell’inchiesta viene affossata, un responsabile promosso e rimosso.
Nel febbraio del 2004 Giovanni Novi diventa presidente, è deciso a rimettere ordine nel porto e a un certo punto entra in collisione e caccia l’allora segretario generale dell’Autorità Alessandro Carena che, come scrive Camillo Arcuri in “L’altro fronte del porto”, «trattava quotidianamente canoni, tariffe, lavori e piani d’impresa». Tra i motivi di attrito anche la decisione di Novi di verificare i piani industriali delle aziende con un ente terzo, la Value Partners, che in pratica monitorava gli spazi assegnati. Il risultato non era eccellente, come conferma una recente ricerca dell’Università di Genova: la redditività dei Messina è molto inferiore ai piani industriali, nonostante dal 2006 abbiano anche un pezzo del molo Canepa. Per far fuori Novi e il suo attivismo, Ignazio Messina andò in procura a novembre 2007 a deporre contro di lui, e il presidente fu arrestato nel febbraio 2008 con l’accusa di aver agevolato alcuni terminalisti e Tirrenia nella concessione del terminal Multipurpose in seguito a una gara del 2004 in cui Msc vinse e poi rinunciò. Ora, mentre sono in corso le udienze per un eventuale rinvio a giudizio, l’attuale presidente dell’Autorità portuale Luigi Merlo ha appena aperto due gare, una per la concessione del Multipurpose (220 mila metri quadri) e una per il VI modulo di Voltri. I Messina vogliono a tutti i costi una fetta del Multipurpose, parteciperanno e intanto annunciano ricorsi per le vecchie beghe.

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