Mensa dei poveri, è rivolta nessuno la vuole sotto casa
Secolo XIX 17/9/09
petizione a sestri levante
«Via dalla Baia del Silenzio e ritorno alla salubrità». Non spuntano alternative
SESTRI LEVANTE. Sta diventando un grosso problema, a Sestri Levante, la mensa dei poveri gestita dai Frati Cappuccini nel convento che sovrasta la Baia del Silenzio, uno degli scorci più incantevoli della Liguria. Attira, dicono alcuni, troppi mendicanti e vagabondi nel cuore della cittadina e una fetta (neanche tanto piccola) di commercianti le ha dichiarato guerra. La soluzione, se così si può dire, sarebbe stata spostarla, ma nessuno la vuole “sotto casa”. Segnalazioni, proteste e raccolte di firme si accavallano, mentre cresce il mugugno per la presenza di clochard e questuanti. Sestri Levante, uno degli ultimi avamposti della sinistra nel moderato Tigullio, fatica a specchiarsi in se stessa. Una parte dei cittadini, attraverso comitati spontanei e organizzati come i Centri di via, sta rendendo la vita difficile al sindaco, Andrea Lavarello (Pd), spronandolo a rompere gli indugi per garantire la sicurezza e la libera fruizione dei luoghi pubblici. Tra questi luoghi ci sono, in particolare, i giardini intitolati a Mariele Ventre, dove i senzatetto usano accamparsi e trascorrere gran parte del loro tempo, condividendo lo spazio verde con i bambini che frequentano il parco giochi e gli anziani.
«La questione è delicata – ammette il sindaco Lavarello – perché i clochard potranno anche provocare fastidio, ma non è appurato che commettano reati. E frequentare gli spazi pubblici è un diritto innegabile. Stiamo però valutando l’ipotesi di decentrare la mensa dei poveri perché il servizio, che tutti riteniamo sacrosanto e indispensabile, potrebbe aver contribuito al recente aumento di vagabondi nel centro». La mensa serve i pasti – una trentina al giorno – nel piazzale del convento, che si affaccia su Portobello. Decentrare, quindi, per “allontanare” dal centro miseria e povertà. Ma Frate Marco, padre superiore dei Cappuccini, sostiene che quell’idea, frutto di un primo confronto con il Comune, ha trovato ostacoli di non poco conto. Ostacoli di ordine pratico: impossibile, a quanto pare, trovare alla mensa una sistemazione alternativa. «L’ipotesi è – spiega – subito tramontata perché, nella ricerca di un posto in cui localizzarla, abbiamo avvertito forti resistenze. Il problema di fondo è che i poveri non li vuole nessuno». Come dire: va bene la carità, ma non sotto le mie finestre. L’alternativa, per Padre Marco, rimane quindi potenziare la mensa esistente, adeguando i locali interni al convento per dare un riparo e servizi igienici ai senzatetto. Nel frattempo, il Comune ha deciso di varare un censimento dei clochard che vivono a Sestri Levante, avvalendosi delle competenze di un gruppo di educatori di strada per riuscire ad approcciarli, capire chi sono e se c’è un modo di aiutarli. Ma una parte di Sestri chiede ben altro: interventi di maggior rigore. Nei prossimi giorni partirà la raccolta di firme per sottoscrivere tre precise richieste: “l’allontanamento dei senzatetto e l’immediato ripristino della salubrità, della sicurezza e del decoro urbano; l’istituzione di un costante servizio di controllo e vigilanza nel parco Mariele Ventre e in tutta la città; la recinzione e la chiusura del parco nelle ore notturne”. E la città si spacca, anche a livello politico. Da un lato, Vincenzo Gueglio, consigliere comunale e figura storica della sinistra: «Quello che sta accadendo – dice – è il riflesso dei tempi. Se la società emargina, le istituzioni, anche quelle locali, devono farsi carico degli esclusi». Ma dal versante opposto Marco Conti (Pdl), pone l’accento sulle garanzie di tutela per i sestresi: « I senzatetto vanno sì aiutati – dice -: ma il problema dei clochard è stato sottovalutato troppo a lungo. Gli educatori di strada? Speriamo non siano un buco nell’acqua».
SARA OLIVIERI

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