Homeless in Italia: il 50% ha problemi di alcol, droga o psichici. Peggiore la condizione delle donne

Redattore sociale 16/09/2009
SENZA DIMORA
Rapporto ”I senza fissa dimora a Roma”, curato dal San Camillo Forlanini e dalla Comunità di Sant’Egidio. Nella capitale si stimano 6 mila homeless, di cui 4 mila vivono per strada. A Milano 5 mila, a Torino 2 mila

ROMA – Sono una popolazione sempre più giovane e fra loro c’è un 20% di alcolisti, un 15% tossici e un altro 15% con problemi psichici. È questo l’identikit dei senza fissa dimora in Italia tracciato dal rapporto “I Senza Fissa Dimora a Roma”, presentato questa mattina a Roma presso l’ospedale San Camillo Forlanini e curato dall’azienda ospedaliera e dalla Comunità di Sant’Egidio.

Tra i senza fissa dimora ci sono persone con una grande eterogeneità di problematiche, accomunati però da un tratto comune, quello della povertà. Dal rapporto emerge quindi che a vivere per la strada sono membri di famiglie piccolo borghesi che hanno perso l’occupazione perché licenziate o che sono divorziate. Le povertà per i senza fissa dimora sono di due tipi: quella propriamente materiale (mancanza di una casa, di un reddito, di igiene e di salute) e quella legata alle relazioni sociali, ovvero una famiglia, una rete di solidarietà costituita dagli amici.

Ad oggi sono almeno 500 mila le persone che non riescono ad avere un’abitazione degna di essere chiamata in questo modo, tra questi 17 mila sono dei veri e propri senza fissa dimora. Nella Capitale i numeri sono importanti: si parla infatti di 6 mila senza fissa dimora, di cui 4 mila vivono per strada, a Milano sono invece 5 mila, a Torino 2 mila e poco meno di 2 mila a Napoli, Firenze e Bologna.

La ricerca ha riscontrato un’incidenza dei senza fissa dimora equamente distribuita tra i sessi: uomini e donne vivono lo stesso dramma della povertà, della solitudine e della mancata sussistenza dei legami familiari. Gli uomini non hanno amici nel 18% dei casi, le donne nel 21,9%; gli uomini non hanno nessun familiare nel 34% dei casi, le donne nel 31%. Le donne però, comparando i dati “presentano – spiega il rapporto – valori di incidenza dei fattori di rischio nettamente superiori a quelli riscontrati presso gli uomini”.

Nel concreto la condizione delle donne senza dimora appare più grave sia dal punto di vista del ricorso all’accattonaggio (49,5 % di incidenza delle donne contro il 35% degli uomini) sia per la non conoscenza e non utilizzazione dei servizi offerti dalle istituzioni e associazioni ai senza fissa dimora ( 33,8% donne contro 24,8% uomini).

Per quanto riguarda gli altri fattori di disagio individuati, la differenza tra uomini e donne appare più contenuta, anche se gli uomini evidenziano un’incidenza del disagio mediamente superiore a quella delle donne.

Dal rapporto emerge che tra i senza fissa dimora italiani vivono una condizione più negativa relativamente alla durata della carriera di povertà ( il 50% degli italiani dichiara di vivere su strada da più di 4 anni, contro il 22,6% degli stranieri), relativamente alla provenienza da situazioni familiari caratterizzate da disgregazione e separazione (18,7% contro il 7,6%) e relativamente all’assenza di amici (23,5% rispetto al 16,3%).

Le principali difficoltà degli stranieri nascono invece dalla scarsa conoscenza e conseguente poco utilizzo dei servizi ( il 9,8% degli italiani non conosce e non utilizza tali strutture a fronte di una quota percentuale del 14% degli stranieri) e dell’assenza di scolarizzazione (tra italiani e stranieri la differenza è quasi irrilevante. Essendo pari allo 0,1%). (Marta Rovagna)

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