Da trafficante di mitra a portavoce del sindaco

Il Secoloxix, 17/09/09

Da trafficante di mitra a portavoce del sindaco

Arenzano. Il volto presentabile è quello di Paolo Masi, 55 anni, giornalista, editore e pubblicitario. Ex portavoce del sindaco di Arenzano Luigi Gambino, a libro paga del Comune fino al 2008, e attivista politico di Sinistra democratica, l’ala dei Ds non confluita nel Pd. Il lato oscuro è un’altra storia mai svelata finora, quella di Pasquale Esposito, stessa età, origini lucane. E racconta di un ex trafficante d’armi, che fu arrestato nel gennaio di diciannove anni fa al confine italo-svizzero, con un arsenale d’importazione destinato forse ai Palestinesi, forse alla criminalità organizzata del Sud Italia; che fu condannato in primo e in secondo grado dal tribunale di Milano, scontò quattro anni di reclusione, e strinse amicizie ai più alti livelli del terrorismo rosso nel carcere di Opera.
Paolo Masi è Pasquale Esposito. Due vite agli antipodi, un unico mistero che sta facendo tremare Arenzano e le segreterie regionali del centro sinistra. Perché l’identità segreta di una delle personalità politiche più influenti nel paese simbolo della riviera genovese di ponente, il volto inconfessabile del consigliere più ascoltato dal primo cittadino, oltre che il regista della sua ultima campagna elettorale, ora è venuta alla luce. A farla emergere, mostrando come le tessere di partito, fossero state sottoscritte con un nome falso, è stata una combinazione.
A originare i sospetti è ilmisterioso
veto imposto dai carabinieridiGenova
alla partecipazione di MasiEsposito,
in qualità di coordinatore di Sinistra
democratica, all’inaugurazione della
nuova caserma della compagnia di
Arenzano, alla fine della scorsa primavera.
Di fronte a quel marchio di
“ospite indesiderato” qualcuno, in
seno al partito, comincia a sospettare.
E a indagare. Paolo Masi, conosciuto
per ilmensile “Arenzano oggi” e per il
blog gestito sul sito internet www.comunediarenzanoinforma.
it, come
tutti i personaggi più in vista non ha
raccolto durante l’attività al servizio
del sindaco consensi unanimi. Ad alimentare
un certo alone di mistero
sono i suoi stessi racconti sulla militanza
in organizzazioni extraparlamentari
nel pieno degli anni di
piombo. In paese il pettegolezzo e l’invidia
intrecciano storie senza troppo
peso.Ma le indaginidiuncompagnodi
partito e amico, Pietro Rossi, ingegnere
di 80 anni ed ex partigiano arrivano
invece al dunque.
C’èunadata,chefadaspartiacque.È
l’8 gennaio 1990 quando Pasquale
Esposito, che in quel momento ha 36
anni, viene arrestato durante un’inchiesta
dell’Ucigos, l’ufficio centrale
antiterrorismo. Esposito, «un passato
da leader di Lotta Comunista a Potenza
» come spiega la polizia nel corso
di una conferenza stampa, viene bloccato
al valico comasco di Brogeda, con
due kalashnikov, sei caricatori e un
giubbotto antiproiettile comprato a
Lugano. A cosa servono? Interrogato,
racconta soltanto che tutto doveva essere
consegnato a un certo Ahmed,
mediatore di un gruppo armato palestinese.
Gli perquisiscono la casa di
Rho, dove gestisce un’agenzia pubblicitaria,
e trovano undettagliato elenco
di ordinativi. Il primo sospetto, mai
scandagliatoinprofondità, è che siaun
militante della lotta armata filo brigatista:
«Ti dichiari prigioniero politico?
» gli chiedono. EspositoMasi
forse si fa due conti, o forse dice semplicemente
la verità: «No, riconosco la
giustiziaitaliana»sonoleparolechegli
evitano, probabilmente, l’accusa di
banda armata. Il suo, in realtà, è solo il
primo tassello d’un domino che a distanza
di tre mesi (fine marzo 1990)
porterà in carcere altre quattro persone,
coinvolte nel contrabbando di
mitra e munizioni ben oliato con la
corruzione della polizia di frontiera
svizzera. Di più: la Digos accerta che i
mitra vengono acquistati per 800mila
lire l’uno, poi modificati in Italia e rivenduti
per tremilioni di lire.
Il futuroportavocedel sindacoarenzanese,
l’uomo che s’iscriverà due
volteadaltrettantipartitidellasinistra
con identità false, nel frattempo è finito
in carcere e lo condannano a 8
anni, poi ridotti a 5 in Appello. Ne
sconta4(unoglivienerisparmiatograzie
alla buona condotta) e dopo aver
fatto unpo’ il globetrotter delle galere Opera
e Mantova fra le altre, dove lavora
insieme ai brigatisti storici nella
redazione delle riviste “Controsenso”
e “All’Opera” esce.
Il conto conla giustizia
è ufficialmente saldato.
Qui entra in scena PaoloMasi. Con
questo nome si presenta ad Arenzano
«il primo paese sulla via del mare per
chi vienedaMilano»,dice lui.Èil 1997.
Inizia l’escalation che nel giro di pochi
anni loporterà a fondareunmensiledi
informazione locale e, in seguito, nel
cuore della vita politica.Nella segreteria
dei Democratici di sinistra la sua
voce diventa una delle più ascoltate.
Masi è il motore di eventi e iniziative
culturali da una parte, dall’altra raccoglievotiesostegnoperilcandidatosindaco
del centro sinistraGambino il cui
terzo mandato, per ammissione dello
stesso primo cittadino, si deve proprio
aiconsigliealproselitismodell’extrafficante
di kalashnikov. «Del suo passato
non voglio parlare dice
oggi se
usa un altro nome ci sarà unmotivo».
Quelloverorimaneperannichiusonel
portafogli, stampato sulla carta di
identità di Pasquale Esposito. Nel
2007 nasce il Pd e lui passa a Sinistra
democratica.Le voci corrono, i carabinierinonlovoglionoall’inaugurazione
della caserma, nelle foto ufficiali con
colonnelli e autorità. Solo malignità?
Finoal4settembre2009,undicigiorni
fa. Il commissario nazionale di garanzia
del suo partito Chiara Acciarini
corre a Genova per trattare il casoMasi,
che ha cominciato a montare a
partire dalle prime indiscrezioni. La
sua identità risulta falsa, la tessera
viene dichiaratanulla e lui è espulso. Il
mistero è svelato. La riunione tra gli
iscritti di Arenzano termina tra gli insulti.
Un volantino allusivo figura tuttora
nella bacheca di Sd. Il sindaco conoscevalastoriadiPasqualeEsposito?
I vertici del centro sinistra ligure sono
mai stati informati della doppia identità
del suo ex portavoce? Le sorprese
potrebbero non essere finite.
GRAZIANOCETARA
cetara@ilsecoloxix.it
MATTEOINDICE
indice@ilsecoloxix.it

L’INTERVISTA – «LO SAPEVANO GLI AMICI PIÙ INTIMI, LA POLITICA MI HA FREGATO DI NUOVO»
GENOVA. Di solito è lui, Paolo
Masi, direttore ed editore delmensile
“Arenzano oggi”, a fare domande. Di
frontealloscandalochesullasuaidentitàstainfuriandonelMunicipiodicui
è stato collaboratore, per una volta e
con un po’ di malcelato fastidio accetta
di rispondere. Anche e soprattutto
con il suo vero nome, Pasquale
Esposito, 55 anni, lucano, ex trafficante
d’armi: «Ho chiuso i miei conti
con la giustizia fino all’ultimo giorno
di reclusione, quella è una storia di
vent’anni fa».
Ha mai parlato con nessuno del
suo passato?
«Solo agli amici più intimi.Alle persone,
poche, di cui mi fidavo veramente.
Adesso sono stato tradito,
forseperchéqualcunovuolfarmifuori
sul piano politico. Sia chiara una cosa,
però».
Cosa?
«Il sindaco Luigi Gambino avrebbe
vinto conme o senza dime».
Non pensa che sarebbe stato il
caso di informare almeno i suoi
compagni di partito, i Ds prima e
poi in Sinistra democratica?
«Forse sì, ma col senno di poi è
troppo facile. Se lo avessi fatto probabilmente
tutti avrebbero capito che
quello Esposito era un caso ormai
chiuso».
Perché usare un nome falso,
oltre che per scrivere libri, anche
negli impegni pubblici e sulle tesseredeipartitiaiqualieraiscritto?
«Mi è sempre piaciuto giocare con
l’identità, sulmio blog e sullemie riviste
ho scritto conmille pseudonimi».
Quali ripercussioni potrà avere
questopolveronesullavitapolitica
diArenzano?
«Sinceramentenonloso.Noncredo
che la maggioranza dell’attuale sindacosiaarischio.
Moltepersone,dopo
che sono stato costretto alle dimissioni,
hanno deciso di stare dalla mia
parte strappando la tessera. In SinistrademocraticaadArenzanosonorimasti
davvero pochimilitanti».
Chi era davvero Paolo Masi
,quando si chiamava Pasquale
Esposito?
«Ho fatto sempre politica ed è
quella chemi ha sempre fregato».
E la storia delle armi, l’arresto, i
processi, le condanne, le inchieste
della Digos e le recenti attenzioni
dei carabinieri?
«Avevo un casa sul confine con la
Svizzera. Ho capito presto come funzionava
il via vai dellemerci. Le armi?
Sì, le trovarono nel bagagliaio della
mia macchina, ma era poca roba.
Tutto il resto non ha mai portato a
nulla».
I kalashnikov servivano per la
lotta armata?
«Io posso dirvi che ho combattuto
anche in Centramerica, che ho fatto
uncertotipodipolitica;mailprocesso
ha stabilito che non c’erano finalità
eversive in quel traffico».
G.CET. M.
IND. PaoloMasi alias Pasquale Esposito
Il volantino nella bacheca di Sinistra democratica che rivela il giallo

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