Immigrati, solo 1.500 domande di sanatoria

Repubblica 16/9/09

Genova

Il bilancio

A metà percorso Genova non è neppure tra le prime dieci d´Italia per richieste

Primi problemi: pratiche da aggiornare con la residenza dello straniero
MASSIMO CALANDRI
NATA per rimediare in maniera parziale ed ipocrita al degrado costituzionale del pacchetto-sicurezza, la sanatoria per badanti e colf si sta rivelando un flop. Anche a Genova. C´è tempo fino alla fine del mese per mettere in regola le due categorie di lavoratori stranieri, ma a metà percorso le domande genovesi ufficialmente inoltrate al ministero dell´Interno sono circa millecinquecento. Cifra sorprendentemente bassa – il capoluogo ligure non è neppure tra le prime dieci città per la richiesta dei moduli di regolarizzazione -, considerato che erano stimate non meno di quindicimila collaboratrici domestiche e badanti clandestine. La colpa è da attribuirsi in primo luogo agli stessi datori di lavoro genovesi, che si guardano bene dall´esporsi – anche economicamente – pur di fare in qualche modo giustizia. Ma vale la pena anche di sottolineare i pasticci del legislatore, che ha formulato in maniera confusa e contraddittoria la normativa. Difficile da interpretare, mal pubblicizzata, l´ultima sanatoria da un paio di giorni sta mandando in tilt gli uffici di patronati ed associazioni che si sono offerti di compilare i moduli. All´inizio della settimana, infatti, ci si è accorti – a Genova come nel resto del paese – che nella richiesta di regolarizzazione si doveva indicare il domicilio del clandestino: trattandosi in molti casi di badanti, la casa dove gli extracomunitari vivevano almeno dal primo marzo scorso era di solito quella del datore di lavoro. Che però in base alle leggi sull´antiterrorismo doveva immediatamente segnalare la presenza di ospiti stranieri, pena una denuncia ed una multa salata. Insomma, un garbuglio che rischia di far ripartire le procedure da zero. La conferma arriva dalla segreteria della Camera del Lavoro genovese, che lancia l´allarme: «La Cgil invita tutti coloro che hanno già fatto domanda a ripassare presso gli sportelli per verificare novità e aggiornamenti». Per evitare ulteriori equivoci, meglio riportare integralmente il testo dell´invito fatto a chi ha bussato alle porte di associazioni e patronati impostando le procedure per regolarizzare i propri dipendenti stranieri: «Alcune istruzioni in merito alla procedura sono tardive, assenti o contraddittorie e le conseguenze ricadono sugli interessati. Un esempio su tutti: l´obbligo entro 48 ore dalla domanda di segnalare il domicilio del lavoratore. Questo particolare non era indicato nei vademecum inizialmente disponibili sul sito del ministero degli Interni e le istruzioni ad oggi sono confuse: da una parte si dice che c´è un obbligo entro 48 ore dalla domanda di indicare alle autorità di pubblica sicurezza un domicilio del lavoratore irregolare; dall´altra – secondo la legge antiterrorismo – questo termine sarebbe diverso. Al fine di ottenere un chiarimento risolutivo, la Cgil insieme a Cisl e Arci ha sollecitato la prefettura di Genova ad una convocazione urgente del Consiglio Territoriale per l´Immigrazione, organismo istituzionalmente competente. La convocazione dovrebbe avere il carattere di estrema urgenza dato che il 30 settembre, data finale della presentazione delle domande, è ormai dietro l´angolo».
Con una simile confusione, non c´è da stupirsi se ad oggi i potenziali «nuovi» genovesi siano così pochi. Gli sportelli della Cgil hanno inoltrato quattrocento domande, oltre duecento sono quelle trasmesse dagli uffici della Cisl, mentre tra Arci e Uil si raggiunge grosso modo il centinaio di richieste. Altrettante sono state trasmesse direttamente on-line dai singoli datori di lavoro o attraverso consulenti privati. Millecinquecento, il dieci per cento. Le altre migliaia di lavoratrici restano nascoste. Diverse, straniere. Clandestine.

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