Editoriale di ArciReport n. 30: La prima grande mobilitazione d’autunno

Tutti a Roma sabato prossimo, in difesa della libertà d’informazione. Piazza del Popolo sarà gremita, la prima grande mobilitazione d’autunno.
Fino a poco tempo fa era impensabile che avremmo dovuto scendere in piazza per rivendicare i diritti costituzionali sanciti dall’articolo 21. Tanto più oggi, che viviamo immersi nell’orgia di opportunità di comunicazione offerta dalle nuove tecnologie; tanto più in un Paese così ricco di pluralismo, con decine di testate nelle edicole e centinaia di emittenti radiofoniche e televisive. Voci che però stentano a sopravvivere, strangolate da un mercato  editoriale monopolistico e minacciate dall’enorme concentrazione di potere economico, mediatico e politico nella persona delcapo del governo.


Un’anomalia tutta italiana a cui oggi si somma l’inaudita volontà persecutoria del Governo contro ogni voce critica: dopo le denunce e le intimidazioni ai giornali, ecco l’attacco all’autonomia e all’imparzialità del servizio pubblico,in un crescendo sconcertante. Ultima perla, la scelta dei vertici Rai di stravolgere il palinsesto sospendendo la programmazione di Ballaròper far posto a una puntata speciale di Porta a Porta sulla ricostruzione in Abruzzo,protagonista il Presidente del Consiglio. L’ennesima autocelebrazione, praticamente a reti unificate, del Governo e di Silvio Berlusconi,una indecente speculazione sulla pelle dei terremotati. Per la Rai, una decisione senza precedenti, che dà l’idea del regime
mediatico in cui è caduto il Paese: il servizio pubblico ridotto a megafono della propaganda di regime, qualcosa che ricorda in modo inquietante i cinegiornali del ventennio.
Ormai lo stato dell’informazione in Italia è una vera emergenza democratica. In discussione non sono solo i diritti dei giornalisti, ma quelli di un intero Paese a sapere e capire, esercitare la facoltà di critica, l’autonomia di giudizio,
la libertà di scelta. Ribellarsi, rompere il muro di menzogne con cui stanno addormentando
la coscienza civile del Paese, è una necessità.
Non solo per le opposizioni, ma per chiunqueabbia a cuore i valori costituzionali.

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