KABUL: 21ORA I MORTI TRA CUI 6 SOLDATI ITALIANI SLITTA AL 3/10 IL PRESIDIO PER L’INFORMAZIONE
“L’Arci stringe in un abbraccio commosso le famiglie, gli amici, i colleghi, le comunità di origine dei militari italiani uccisi in Afghanistan. Siamo vicini al loro immenso dolore. In tutto l’Afghanistan si muore e si soffre da troppo tempo. Muoiono i civili, massacrati dalle bombe occidentali, dalla violenza talebana e dei signori della guerra. Muoiono gli armati su tutti i fronti, impegnati in un conflitto senza sbocco. Muoiono ogni giorno di più le speranze di pace e diritti. La democrazia figlia dell’occupazione è una finzione, come denunciano gli osservatori dell’Unione Europea dopo le ultime elezioni.
Di fronte a questo nuovo lutto chiediamo ancora una volta al Governo Italiano di guardare in faccia la realtà e di dire, finalmente, la verità. Perché stiamo in Afghanistan? Cosa stiamo facendo lì?
(Leggi all’interno il seguito del comunicato della Presidenza nazionale dell’Arci e il comunicato del sindacato giornalisti che annuncia il rinvio)La presenza militare italiana continua ad essere giustificata, dal Governo Italiano e da troppe forze politiche, come una missione tesa alla difesa dei civili e al rafforzamento della democrazia. Peccato che gli obiettivi di una missione di pace non siano conciliabili con la guerra aperta contro i talebani condotta dalle truppe occidentali più numerose e attive.
Il Governo parla di Afghanistan come se fosse il Libano. Ma se in Libano le truppe USA bombardassero ogni giorno i villaggi del sud per stanare gli Hezbollah, la nostra missione sarebbe fallita da un pezzo.
L’Afghanistan è un paese in guerra. In guerra si muore, senza una ragione, senza un perché. Noi riteniamo politicamente e eticamente inaccettabile sacrificare all’altare della convenienza politica la vita di cittadini lavoratori italiani impiegati nelle Forze Armate.
Quando l’Italia avrà il coraggio di fare chiarezza? Soluzioni semplici non ce ne sono: servirebbe un congiunto di iniziativa politica, diplomatica, economica, culturale, e di polizia internazionale che dovrebbe fare tabula rasa di quasi tutto ciò che si è fatto finora, ammettere gli errori, cambiare radicalmente strada.
Servirebbe realismo, professionalità e una visione, che qui nessuno mette in campo. Alcuni elementi li abbiamo, come società civile, proposti da tempo. Abbiamo ricevuto lodi da più parti, ma alla prova dei fatti nessuno ha mosso un dito. Non c’è la voglia di fare i conti con le cose difficili, meglio la propaganda.
Ne vedremo tanta nei prossimi giorni, per un lutto che ben altra serietà richiederebbe. Chiediamo che l’Italia onori la memoria dei soldati uccisi aprendo un serio dibattito in sede Onu, Nato e nelle istituzioni italiane su una alternativa politica all’intervento attuale.”
Il sindacato dei giornalisti rinvia l’iniziativa sulla libertà di stampa (leggi il comunicato)
Secondo una prima ricostruzione, un’auto carica di esplosivo è scoppiata al passaggio del primo mezzo italiano del convoglio, uccidendo tutti e cinque gli occupanti. Danni gravi anche al secondo Lince: uno dei militari a bordo è morto e altri tre sono rimasti feriti. Con l’attentato di oggi nel centro di Kabul sale a 20 il numero di militari italiani morti in Afghanistan dall’inizio della missione italiana nel 2004. Di questi la maggioranza è rimasta vittima di attentati, altri invece sono morti in incidenti e alcuni anche per malore.
Le motivazioni della manifestazione per la difesa della libera informazione
In Italia vige ormai un regime mediatico. I vertici Rai ordinano al direttore di Rai 3 di spostare Ballarò per non disturbare l’autocelebrazione berlusconiana a “Porta a porta” – Leggi e firma l’appello dei giuristi Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky – Guarda gli spot del film “Videocracy – Basta apparire” censurati da Rai e Mediaset: spot 1 spot2 - Guarda il blog della FNSI e lo spot dell’Arci -
La dichiarazione di Paolo Beni, presidente nazionale Arci.
“Con una decisione senza precedenti, il vicedirettore generale della Rai Marano ha imposto al direttore di Rai 3 di far slittare la prima puntata di Ballarò prevista per martedì.Cosa è successo di così grave e importante da giustificare una simile intrusione nella costruzione del palinsesto di una rete che dovrebbe decidere in autonomia la sua programmazione? L’Italia è stata invasa? Ha dichiarato guerra? Ha subito una catastrofe naturale? No, nessun evento straordinario o imprevisto, nessuna emergenza nazionale, niente di ciò che, in passato, ha motivato stravolgimenti imprevisti della programmazione.
E’ che i vertici del servizio pubblico hanno deciso che nulla deve disturbare lo “spottone” promozionale a favore di Berlusconi messo in scena da Porta a Porta, che nello stesso giorno dedica una puntata speciale alla consegna delle prime case ai terremotati abruzzesi.Senza più alcun pudore, la Rai sceglie così di rendere palese la sua trasformazione: da televisione al servizio dei cittadini a strumento di comunicazione agli ordini del capo del governo e dei suoi fedeli servitori. Un mutamento degno dei ventennio fascista, quando con i cinegiornali si rafforzava la propaganda di regime.
Del resto, tutta la vicenda abruzzese è stata trattata all’insegna della disinformazione. La ricostruzione doveva diventare uno dei fiori all’occhiello del governo e per ottenere questo risultato non si è esitato a nascondere alla maggior parte dell’opinione pubblica la realtà drammatica con cui fa i conti ogni giorno la popolazione colpita dal sisma. Oltre 30.000 persone sono ancora sulla costa e circa 16.000 nelle tende; solo alcune decine di persone sono potute rientrare nelle proprie case; molte scuole resteranno chiuse.
Martedì Berlusconi consegnerà abitazioni a 200 famiglie di Onna – le case offerte dalla provincia di Trento – e ha deciso di farne un grande evento mediatico. Non importa se a sei mesi dal terremoto la situazione non consenta affatto tanto entusiasmo. Per il nostro presidente- comunicatore si sa che la realtà è quella che appare, basta affidarsi a giornalisti di provata fede come Vespa, abolendo qualsiasi altro spazio informativo meno allineato.
All’indignazione per l’ennesimo attacco alla libertà di informazione, non si può non aggiungere l’amarezza per il cinismo con cui ci si serve anche di un evento così drammatico, che tante sofferenze sta ancora provocando agli abruzzesi, per i propri fini propagandistici.
E’ ora di dire basta! La manifestazione di sabato prossimo, convocata dalla Fnsi in difesa della libertà di stampa, deve diventare il primo grande appuntamento di quella parte del paese che non si rassegna ad assistere impotente alle picconate che quotidianamente vengono inferte alla democrazia e alla nostra libertà.
L’Arci il 19 a piazza del Popolo ci sarà, perché una società che sa è una società più libera.

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Se questo è il giornalismo da difendere!
ANSA – 2009-09-18 14:30
LO STIPENDIO DEI KAMIKAZE: 500-1.500 DOLLARI
ROMA – Il ‘suicide bomber’, l’attentatore suicida come quello che ieri ha ucciso sei militari italiani a Kabul, viene normalmente ricompensato con una cifra variabile da un minimo di 500 dollari a un massimo di 1.500, mentre al sua famiglia viene poi aiutata con elargizioni periodiche.
STIPENDIO??????
E’ invece di “300-600 dollari al mese” la paga mensile dell’ ‘insorto’, categoria ampia che racchiude tutti quelli che, per varie ragioni,
PER VARIE RAGIONI?????
si oppongono con le armi alle “forze di occupazione straniere” e a quelle di sicurezza locali.
Sono le cifre fornite solo qualche settimana fa dal generale Rosario Castellano, comandate del Regional command West di Isaf, la missione della Nato in Afghanistan.
UNA FONTE ASSOLUTAMENTE INDIPENDENTE!!!!!!
Si tratta di somme tutto sommato basse secondo i canoni occidentali, ma alte in Afghanistan, se paragonate ai normali stipendi mensili. Quello base di un militare ammonta a 70 euro, che salgono a 100 nel caso dei poliziotti e delle guardie di frontiera.
Questo divario tra i ‘salari’ spiega perché non manchi la manodopera a chi vuole opporsi con la violenza al processo di ricostruzione in Afghanistan,
SOLO UNA QUESTIONE SALARIALE!!!!!!
dove il tasso di disoccupazione – specie in alcune zone – è molto alto e dove spesso impugnare un kalashnikov contro i soldati stranieri diventa il modo più semplice per portare a casa dei soldi.
I SOLDATI E/O MERCENARI OCCIDENTALI INVECE NOTORIAMENTE SONO VOLONTARI SOTTOPAGATI CHE VANNO LAGGIU’ SOLO PER PORTARE LA DEMOCRAZIA!!!!