Pd e finiani alleati, pronta una legge per la cittadinanza agli immigrati

Secolo XIX 11/09/2009
Al testo hanno lavorato i deputati Sarubbi e Granata: «Presenteremo la nostra proposta con un’iniziativa pubblica»
Roma. Un patto bipartisan tra il Pd e i finiani del Pdl per dare la cittadinanza italiana agli immigrati regolari. Prima della fine di settembre (si parla del 23) Fabio Granata, deputato del Pdl, uomo vicino al presidente della Camera, Gianfranco Fini, presenterà con un’iniziativa pubblica, assieme al deputato del Pd Andrea Sarubbi, di formazione cattolica, la proposta di legge che alla fine di luglio i due hanno firmato insieme e depositato alla Camera. Si tratta di una rivoluzione copernicana nel rapporto tra l’italianità e l’immigrazione. Vediamo perché: non sarà più necessaria una discendenza di sangue per diventare cittadini italiani, ma sarà sufficiente essere nati in Italia (jus soli) da genitori che qui stabilmente risiedono. Sarebbe la fine dello jus sanguinis e l’inizio dell’apertura multiculturale, sul modello dell’assimilazione francese, agli immigrati regolari che sbarcano in Italia.
Due le linee chiave della riforma finian-democratica. Primo: diventerà cittadino italiano “il minore nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno legalmente soggiornante da 5 anni ed attualmente residente”, se i genitori presentano richiesta al momento della nascita. In ogni caso, poi, il figlio di stranieri nato nel nostro Paese, potrà chiedere di diventare italiano al compimento dei 18 anni di età. Infine, anche se nato all’estero, il minore acquisirà la cittadinanza “se avrà completato un percorso scolastico” nel nostro Paese. Secondo aspetto: agli adulti immigrati, saranno chiesti cinque anni (invece di dieci) di residenza legale in Italia. Ma occorreranno anche altri requisiti di integrazione: un reddito minimo e il superamento di un esame di lingua e di cultura italiana e la cittadinanza si acquisirà dopo un giuramento di “osservanza della Costituzione e di rispetto dei suoi valori fondamentali”.
«Tra pochi giorni – spiega al Secolo XIX l’onorevole Granata – la presenteremo con una iniziativa pubblica e non escludiamo che alla presentazione partecipino anche loro, gli immigrati regolari, i nuovi italiani». A chi parla di snaturamento dell’italianità il finiano Granata risponde attingendo direttamente dal diritto romano, che si vuole ancora oggi parte importante (almeno nella sua ratio) del nostro ordinamento giuridico. «L’Impero Romano – sottolinea -è cresciuto aprendo l’accesso al civis romanus alle persone che non erano romane di sangue o di discendenza. Chi parla di una destra e di un Gianfranco Fini che – sull’immigrazione – hanno virato a sinistra, non sa davvero di cosa parla».
La relazione che accompagna la proposta Granata-Sarubbi di modifica della legge del 1992 (tuttora in vigore) sottolinea pure che le norme attuali “mal si adeguano” al fatto che l’Italia è ormai un Paese di “immigrazione stabile, strutturale”, di stranieri che tendono a sceglierlo come Paese d’adozione. La Lega, va da sé, ha già detto di non esser d’accordo sulla linea bipartisan di Fini e alla Camera, al momento del voto, sarà battaglia. Ma sull’immigrazione il presidente della Camera non molla e ieri, al seminario Pdl di Gubbio, lo ha ribadito. Per chi nel Pdl avesse ancora dei dubbi sempre ieri la Fondazione Farefuturo (presieduta dallo stesso Gianfranco Fini) ha annunciato per il 16 e 17 ottobre prossimi la seconda edizione dei “Dialoghi di Asolo”, manifestazione organizzata congiuntamente alla Fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema. Tema: “Le nuove politiche per l’immigrazione. Sfide e opportunità”.
Massimiliano Lenzi

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