Riprenderci la parola e lo spazio pubblico
Editoriale di Arcireport n. 29
Povera Italia. La crisi continua a mordere, l’autunno porterà nuovi disoccupati e problemi seri per tante famiglie, ma gli operai devono salire sui tetti perché si parli della loro condizione.
D’altra parte, il Ministro dell’economia è troppo geniale per abbassarsi a fare i conti con la realtà ed è troppo impegnato a diffondere ottimismo e numeri fantasiosi.I presidi si preparano a riaprire le scuole, e scoprono di non aver più soldi e personale per farle funzionare degnamente. Gli aquilani stanno per lasciare le tende senza saper dove andare, case per tutti non ce ne sono ma in compenso una sapiente regia ha già montato il set del prossimo spot sulla ricostruzione. Le nuove leggi sulla sicurezza producono ogni giorno ingiustizie e drammi umani mentre l’onda razzista dilaga e decine di migranti continuano a morire in mare, vittime dei trafficanti
e del cinismo delle nostre istituzioni.
Drammi invisibili, perché i media controllati dal Capo del Governo (l’unica fonte di informazione per l’80% degli italiani) nascondono la verità.
Chi prova a raccontarla dev’essere messo a tacere. Gli attacchi alla stampa mirano a zittire ogni dissenso, con denunce, intimidazioni, congiure. È la degenerazione dell’idea totalitaria del potere di un uomo insofferente del confronto democratico e deciso a ridurre all’impotenza
ogni possibile opposizione.
Una deriva che sembra non trovare argini negli appelli al buon senso del Presidente della Repubblica, né nei contrappesi istituzionali che la Costituzione ha saggiamente previsto.
Il tiranno semplicemente se ne infischia, sotto l’ala protettiva di fedeli servitori travestiti da giornalisti o da improbabili ministri, impegnati a demolire – con la propria dignità – quel che resta della cosa pubblica. Col consenso passivo di un’opinione pubblica drogata dalla
manipolazione della realtà.
Cosa deve ancora succedere perché le persone di buon senso si rendano conto che questo governo rappresenta una minaccia per il bene del Paese? E che bisogna reagire,
denunciare le menzogne, riprenderci la parola e lo spazio pubblico.

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