Cgil: «Una morte assurda che si poteva evitare»
Sami Mbarka Ben Gargi, un tunisino di 41 anni, è il primo uomo in Italia che si è lasciato morire rifiutando il cibo. Era detenuto nel carcere Torre del Gallo di Pavia, la sua agonia è durata 51 giorni e nessuno (in particolar modo la direttrice del carcere Jolanda Vitale) si è preso la briga di rendere pubblico il suo caso clamoroso. Ha voluto morire per protestare contro una condanna per stupro che riteneva ingiusta. La Corte d’Appello di Milano, il giorno prima della sua morte, ha rigettato l’istanza di scarcerazione presentata dall’avvocato. Pubblichiamo una lettera che la Cgil di Pavia ha indirizzato al Prefetto Ferdinando Buffoni per riaprire un discussione sulla situazione delle carceri. Signor Prefetto Ferdinando Buffoni, abbiamo appreso che un detenuto presso la Casa Circondariale di Pavia, è deceduto per le complicazioni avvenute dopo aver intrapreso lo sciopero della fame da ben 51 giorni. Una morte assurda, che forse si poteva evitare, che denota lo stato in cui molti detenuti e tra questi gli immigrati, sono costretti a vivere, con poche speranze nei confronti del loro futuro e al proprio percorso di vita nella legalità; ma soprattutto sono costretti a forme estreme di autolesionismo per poter conquistare attenzione sul proprio caso. Siamo fortemente preoccupati e questo ultimo grave fatto ne è la conferma, dell’isolamento in cui il carcere, come Istituzione, versa. Tema che non riguarda solo il carcere di Pavia, ma l’intero sistema carcerario, in cui la separazione dal territorio è il dato più saliente che denota l’insensibilità sociale verso un luogo che è parte integrante della città. Non siamo alla ricerca di responsabilità, non è compito nostro, ma vogliamo cercare insieme soluzioni ai problemi sollevati dai detenuti, come il sovraffollamento e l’insufficienza di personale. Il personale addetto alla sorveglianza, i pochi educatori, gli assistenti sociali e tutte le figure di supporto al «trattamento» come l’UEPE, molte volte sono costretti a turni e lavori oltre il limite, per garantire ove possibile una minima vivibilità e una debole prospettiva ai detenuti. Quello che Le chiediamo, signor Prefetto, è organizzare un confronto con tutti gli attori territoriali che operano nel e per il carcere, in primis il Magistrato di oorveglianza, la Direzione del carcere di Pavia e le altre organizzazioni sindacali, perché da questo grave fatto si possa ripartire per aprire il carcere al territorio.
*** Graziella Galli, Massimiliano Preti, Franco Vanzati (Cgil Pavia)

HOME | MAPPA DEL SITO | CONTATTI | ISCRIVITI |
TUTTI I CONTENUTI DEL SITO SONO DISTRIBUITI SOTTO LICENZA CREATIVE COMMONS | CREDITI