Protesta anti Cie a Torino: anarchici occupano la sede della Croce Rossa
www.lastampa.it – 09/09/09
Gli anarchici occupano la sede della Croce Rossa
In 25 sono riusciti ad entrare in via Bologna. Protesta anti-Cie, la polizia circonda l’edificio
Ennesimo capitolo della campagna contro i centri di identificazione ed espulsione degli anarco-insurrezionalisti che hanno base in via Tarino 12. Ieri sera un gruppo di circa 25 persone, guidato da Fabio Milan e Andrea Ventrella, si è introdotto nel cortile degli uffici della sede della Croce Rossa di via Bologna ed ha iniziato un’occupazione simbolica. Immediatamente gli edifici, in cui erano presenti una ventina tra volontari e dipendenti in cambio turno, sono stati circondati dal reparto mobile e dagli agenti della Digos. La polizia ha atteso valutando la possibilità di intervenire qualora gli anarchici non avessero deciso di lasciare autonomamente gli spazi occupati.
La manifestazione di ieri sera rientra in un ciclo di iniziative che hanno riguardato, negli ultimi mesi, tutti i Cie italiani, in particolare quello di Milano di via Corelli, quella di Ponte Galeria a Roma e i centri di Bari e Bologna. Gli occupanti hanno distribuito un documento che si intitola «La Guantanamo di Bossi». Nel documento si leggono le ragioni della protesta: «… Avete presente negli zoo come sono divisi gli animali? Una gabbia sono negri, una gabbia sono arabi, una gabbia sono del Bangladesh, una gabbia sono indiani, una gabbia sono europei. Da lontano ho visto i militari, e come girano intorno coi mezzi che usano lì in Afghanistan, armati! Subito mi sono reso conto che mi hanno detto una bugia, che non ero libero io: una persona chiusa in gabbia, sedici per venti, non può essere libera…».
Dopo questa premessa, l’attacco alla Croce Rossa, «colpevole» di gestire l’assistenza agli ospiti del Cie: «… Il nome della Croce Rossa è infangato, e infamato, perché sotto le divise della Croce Rossa si nascondono gli ex militari. Qui non è “come fosse Guantanamo”: è Guantanamo. È Guantanamo del signor Berlusconi, del signor Bossi, del signor Maroni, del signor Fini, del signor Casini e del signor Calderoli. Vogliamo che la nostra voce si senta come si è sentita per Guantanamo, le sofferenze non si possono descrivere».
A protestare, ieri sera, le stesse persone che nei mesi scorsi hanno compiuto una serie di incursioni al Cambio, da Eataly e al Cie di corso Brunelleschi, sempre con le stesse motivazioni.

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