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Genova. «Sansa fa del pietismo usando come argomento i minori. Qui nessuno vuole il male dei bambini che arrivano sui barconi. Ma i bambini devono restare con mamma e papà nei loro Paesi. Cosa faccio, mi tengo il minore e rimando a casa i genitori?. Le Convenzioni internazionali? Ognuno le legge come vuole e se è vero che l’Italia non le rispetta, qualcuno ce le farà rispettare. Gli immigrati vanno aiutati, sì, ma a casa loro, con costi fra l’altro molto minori per lo Stato. Io faccio entrare un clandestino, questo magari è un delinquente, finisce in carcere e lo devo anche mantenere a 500 euro al giorno.Vi sembra logico?». È Francesco Bruzzone, segretario regionale della Lega, a rispondere all’iniziativa del presidente del Tribunale dei minorenni Adriano Sansa «a difesa dei minori» e alla sua lettera, rivolta ai comandanti regionali di tutte le forze di polizia, sul tema dei respingimenti e della legge sulla clandestinità.
«Dobbiamo batterci perché nel diritto non vengano introdotte norme discriminatorie e incivili». Sansa non fa polemica diretta. Non che Sansa non sappia usare la sciabola, come dimostrano le picconate di cui era capace quando era sindaco di Genova e poi, come giudice, quando si è trattato di difendere la magistratura dagli attacchi di Berlusconi. Davanti agli insegnanti dell’istituto genovese Don Bosco di Sampierdarena, però, incontrati durante il corso di aggiornamento organizzato all’inizio di ogni anno scolastico, preferisce il fioretto della dialettica. E torna, senza riferimenti espliciti, sullo stesso argomento. «Il progresso innegabile degli ultimi cinquant’anni non ci ha liberato degli Oliver Twist. Perché, in alcune aree del mondo, continuano a esserci bambini schiavi, bambini soldati e bambini vittime dei vizi degli adulti – spiega il presidente Sansa – E questo è il frutto del distacco che si è creato tra la realtà della vita e il corpo delle leggi nazionali, delle Convenzioni internazionali. In Europa l’Italia è tra i paesi più carenti nell’accoglienza e nel riconoscimenti ai bambini immigrati dei diritti garantiti da tutti i trattati internazionali e, in particolare, dalla nostra Costituzione. Chi propone disuguaglianze e discriminazioni va contro la costituzione e questo non è accettabile». Non è un tribuno a parlare. È un giudice, che prima di tutto è stato un profugo, fuggito con i genitori da Pola «per restare italiano», e ora si professa operatore del diritto «capace di applicare la legge anche tenendo conto del sentimento dell’amore».
Le sue critiche alle politiche del governo «di ogni colore esse siano» sono sferzanti e armate di numeri e confronti internazionali: «La famiglia non va sostenuta per i voti dei cattolici e per ottenere la benevolenza del Vaticano – continua il presidente del tribunale dei minorenni – e la Costituzione non è un’omelia. L’Italia è tra i paesi che spendono meno per il sostegno della famiglia e dei bambini. La Francia, per fare un paragone, stanzia esattamente il doppio rispetto a noi. Senza parlare dei fondi destinati alla scuola, sempre troppo carenti». La vera ossessione che si legge tra le righe dell’intervento appassionato di Adriano Sansa è l’uguaglianza: «Se fossimo davvero tutti uguali, collettivamente faremmo scelte diverse, anche alle urne. E le scelte avallate dalla maggioranza del Paese, perchéè la maggioranza a governare e la maggioranza siamo noi, vanno in un’altra direzione. Abbiamo un continente, l’Africa, che è più vicino di quanto si possa pensare, dove migliaia di bambini ancora muoiono di fame. E noi siamo inadempienti nel rispetto degli impegni internazionali assunti, avendo versato un trentesimo dei fondi promessi ai Paesi più bisognosi».
A fare acqua è la politica nei confronti dei bambini di tutte le nazionalità, e non solo perché il tribunale dei minorenni ha solo sei giudici (nel dovrebbe avere il doppio) che trattano 800 casi a testa all’anno: «Il 35 per cento dei nuovi nati hanno almeno un genitore non italiano. Se fossimo anche solo intelligentemente egocentrici dovremmo occuparcene».
B.L.
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