Censura. Il sistema Italia

l’Unità 9.9.09
Stampa e libertà
Censura. Il sistema Italia
di Silvia Ballestra

Sarà il bisogno di adulazione che aguzza l’ingegno. Sarà che qui siamo in mezzo all’Europa e certe cose non si possono fare: la libertà di stampa alla Putin, la libertà di stampa alla Gheddafi, non sono praticabili. Qui servono astuzia e misura: il rozzo fascismo che usava decreti di censura e sequestri, non è praticabile. Urge una traduzione, un adattamento ai tempi. Non serve la censura: basta un buon sistema di richieste milionarie, intimidazioni di carta moneta per tacitare i più indipendenti, o poveri o liberi tra i media (è successo all’Unità e a Repubblica). Al posto del decreto di censura c’è la lentezza burocratica: il contratto non arriva e la trasmissione ritarda (sta accadendo ad Annozero). Oppure il programma d’inchiesta perde l’assistenza legale e dunque rischia (sta accadendo a Report). Basterà al capo del governo dire: «Quel direttore deve cambiare mestiere» e oplà, quel quotidiano cambierà direttore (è accaduto al Corriere, e alla Stampa, fatti recenti). Oppure basterà nominare i direttori delle reti concorrenti (è successo al Tg1 e al Tg2). E poi basterà attaccare – con stupefacenti complicità a sinistra – l’unica rete libera rimasta (sta succedendo a Paolo Ruffini). E poi basterà spaventarsi un pochino per l’informazione che viene dal basso, e allora si minaccerà costantemente di penalizzare Internet (sta succedendo con la legge che imbavaglia i blog). Senza manganellate, senza sequestri, senza violenza, fare la violenza peggiore di tutte: occupare tutti gli spazi disponibili. Alla fine, come beffa finale, chiamare questo consenso obbligatorio “libertà” e fingere stupore: poco liberi? Qui? Mavalà!

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