“Continueremo a respingere gli immigrati”
| Repubblica 7/9/09 |
| Maroni: bene l´accordo con la Libia. La Chiesa: non si neghi il valore dell´accoglienza |
| L´Unhcr: rispedire i rifugiati sulle coste libiche va contro le norme sul diritto d´asilo |
| ALBERTO CUSTODERO |
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| ROMA – «La politica dei respingimenti dei clandestini è conforme a tutti i trattati internazionali. A tutte le regole europee e dell´Onu. Tutto il resto è solo polemica che non mi fa né caldo né freddo». Il ministro dell´Interno, Roberto Maroni, tira dritto per la strada della tolleranza zero nella politica del contrasto all´immigrazione clandestina («L´accordo con la Libia funziona», assicura), incurante del monito del mondo ecclesiastico, delle richieste di chiarimenti dell´Ue, delle critiche dell´Alto commissariato dell´Onu per i rifugiati (Unhcr) e, ultimo in ordine di tempo, del richiamo del presidente della Repubblica al rispetto del diritto di asilo «inalienabile». Immediata la replica dell´Alto commissariato per le Nazioni Unite e di esponenti del mondo religioso. «Quella dei respingimenti – taglia corto Laura Boldrini, portavoce dell´Unhcr – non è materia su cui fare polemica, ma si risolve attraverso la conoscenza del diritto. È vero che l´istituto del respingimento esiste nell´ordinamento italiano, ma è regolato dal Testo Unico sull´immigrazione che lo vieta nei confronti dei richiedenti asilo. Ma se noi rispediamo i rifugiati sulle coste libiche, li priviamo del loro diritto di fare domanda di asilo. L´Italia, inoltre, ha recepito l´articolo 33 della Convenzione di Ginevra che recita che “nessuno Stato contraente espellerà o respingerà i rifugiati verso confini di territori nei quali la loro vita o libertà potrebbero essere minacciate”. Un principio che non ha limitazioni geografiche». Dal mondo cattolico, contro la linea di intransigenza di Maroni si alza questa volta il «grido» di don Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, associazioni impegnate da anni in Africa in iniziative umanitarie. «Il reato di clandestinità – commenta don Ciotti – è un comodo salvacondotto all´indifferenza, costruito per lavarsi la coscienza. Dovrebbe chiamarsi “reato di irresponsabilità” ed essere applicato non ai migranti, ma a chi li respinge». «Se non si rispettano le norme, diventiamo disumani. Bisogna invece coniugare carità e giustizia, accoglienza e diritto penale». Da Cracovia, il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, ribadisce che «la Chiesa non può non vedere nei drammi dell´immigrazione una negazione dei valori dell´accoglienza». Sul fronte politico il dibattito resta acceso fra maggioranza e opposizione. Il centrodestra fa quadrato attorno al ministro dell´Interno. Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, i problemi dell´immigrazione vanno affrontati «miscelando fermezza e spirito di accoglienza, nel pieno rispetto della legalità e dei diritti umani». Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, spiega che in Italia «è partito un contro tam tam che fa sapere che l´Italia non è più il ventre molle d´Europa». Ma per Laura Garavini, componente pd della commissione politiche europee, «piuttosto che distorcere la verità e proseguire con respingimenti indiscriminati che violano ogni trattato internazionale, il governo farebbe meglio a potenziare il proprio prestigio all´interno dell´Ue, così da sensibilizzare gli altri Paesi membri a farsi maggiormente carico del problema». Per il deputato del Pd Enrico Farinone, «al governo non interessa se a bordo dei gommoni ci sono donne e bambini, malati o gente che scappa dalla fame. L´importante per Maroni è respingere, un atteggiamento pilatesco». |

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