Nate nel Polcevera due piccole tendopoli
Secolo XIX 2/9/09
il decoro dimenticato
Gli accampamenti sul greto ospitano da tempo dei romeni. Scidone assicura: «Sgombero entro la prossima settimana»
PER ESSERE attrezzati, lo sono. Non manca loro nulla. Forse giusto l’acqua corrente: un paradosso, trovandosi nell’alveo di un torrente. Il gas c’è, grazie ai fornelletti da pic-nic. E per la corrente, basta far ricorso alle batterie. Poi hanno attrezzato un piccolo giardino, con tanto di tavolo e sedie, dove consumare i pasti e trascorrere il tempo. C’è anche un po’ di fresco, grazie all’ombra che garantiscono i ponti. Sembrerebbe uno scenario idilliaco, se non fosse che non si tratta di un campeggio, che le condizioni igieniche sono – eufemismo – pessime, che fra le tende corrono topi grandi come gatti, che si tratta di una situazione di pericolo, trovandosi l’accampamento nel letto del Polcevera. È qui, che da settimane, una comunità romena – probabilmente di etnia rom – ha creato due baraccopoli, una sotto il ponte della ferrovia di Rivarolo, l’altra sotto il ponte Luigi Ratto.
Giovanni Crivello, presidente del Municipio Polcevera, è attento al problema: «È una questione – assicura – che mi preoccupa non poco. Già ai primi di agosto ne ho parlato con Francesco Scidone, assessore comunale alla sicurezza. È chiaro che bisogna intervenire, ma uno sgombero va organizzato: è necessaria la presenza delle forze dell’ordine, della polizia municipale, dei servizi sociali». La questione è che si avvicina il periodo delle piogge, che spesso in questa stagione – con la terra secca – hanno effetti devastanti: se non si fa in fretta, lo sgombero rischia di farlo il Polcevera con l’irruenza dell’acqua. Frena Scidone: «Ci stiamo muovendo a due velocità. Da una parte, per eventuali emergenze dovute alla pioggia sul greto del Polcevera, abbiamo disposto un meccanismo che ci consente di intervenire in uno o due ore massimo, anche meno. Altra cosa è lo sgombero, che va programmato perché coinvolge anche diversi attori come Amiu per la pulizia, e la polizia di Stato. Pensavamo di farlo a metà agosto, ma la vicenda di Monte Galletto ha assorbito tutte le nostre energie. Per lunedì, al mio rientro dalle ferie, ho già fissato una riunione, e penso che lo sgombero possa avere luogo già la prossima settimana».
Già, ma il problema non si risolve così: «Abbiamo fatto diversi sgomberi, come quelli in via Maritano o a Fegino – ricorda Crivello – Non è una questione della Valpolcevera, è un problema che va affrontato in tutta la sua complessità. È una situazione imbarazzante, che riguarda la dignità umana». Oggi il presidente del Municipio sarà a Palazzo Tursi per un incontro già previsto con Marta Vincenzi: «Nell’occasione – anticipa – parlerò al sindaco anche di questa vicenda».
Decoro, dignità, igiene, sicurezza: sono le questioni in ballo. Poi, più prosaicamente ma non con minor diritto, ci sono le esigenze di cittadini le cui abitazioni si affacciano sul Polcevera: con il caldo di questi giorni sono costretti a convivere con odori non propriamente piacevoli e ad assistere – come in un reality – alla vita dei nomadi anche in momenti intimi come quando vanno al “bagno”, che poi altro non è che il letto del Polcevera, trasformato in una fogna a cielo aperto.
La contraddizione: si inaspriscono le regole a favore del decoro, e poi in un caso come questo – anche se tutti sono al corrente – non si può fare nulla senza attivare un apparato tecnico-burocratico immane. E pazienza se oltre ai legittimi interessi del cittadino-contribuente, della posta in palio fa parte anche la stessa incolumità dei romeni: i tempi tecnici non si possono abbattere e di più probabilmente non si può umanamente fare, ma se arriva un’ondata di piena, dopo un’ora la task force predisposta dal Comune potrebbe giungere troppo tardi. E allora non si tratterebbe più di far fronte a un “semplice” caso di decoro.
Giuliano Gnecco

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