«Se Bruxelles non sta zitta licenzio tutti e blocco l’Europa»

Manifesto 2/9/09

IMMIGRAZIONE

Il premier minaccia anche la Commissione
Alberto D’Argenzio
BRUXELLES
Tutti «zitti». Per Silvio Berlusconi i commissari Ue e i relativi portavoce dovrebbero smetterla di parlare, soprattutto quando riflettono ad alta voce sull’operato del suo governo. Il Cavaliere vuole insomma un’Europa silente e obbediente e, per ottenerla, spande minacce su Bruxelles, promettendo il blocco dei lavori e i licenziamenti delle persone non grate. Non fa i conti, però, con le reazioni che le sue parole possono innescare e, una volta di più, rischia di trovarsi più solo in Europa proprio quando all’Europa chiede aiuto per fronteggiare l’immigrazione.
Partiamo dalle minacce. «Parli solo il Presidente della Commissione, non i portavoce», tuona il premier da Danzica dove si commemora l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, forse non l’occasione più adeguata per aprire un terzo fronte, dopo quello con chiesa e stampa (nazionale ed estera). «Porterò il problema – dice ancora Berlusconi – sul tavolo del prossimo consiglio dei capi di Stato e di Governo e la mia posizione sarà decisa e precisa: non daremo più il nostro voto ove non si determini che nessun commissario e nessun portavoce possa intervenire più pubblicamente su alcun tema». In pratica minaccia la politica della sedia vuota.
«Questa è una minaccia – spiega un esperto di questioni comunitarie che preferisce l’anonimato – che ha un impatto minimo a livello procedurale (perché nel Consiglio non si vota quasi mai) ma che ha un preciso obiettivo politico. Berlusconi ha voluto intimidire Barroso e Barrot per evitare critiche ma la cosa strana è che è arrabbiato con la Commissione e minaccia di bloccare il Consiglio».
La conclusione? Un messaggio contraddittorio e violento che gli si potrebbe ripercuotere contro rendendo più difficile l’approvazione di politiche comunitarie sull’immigrazione, «norme che l’Italia ha ragione a chiedere».
E poi la sedia vuota fa male, soprattutto a chi la lascia. Il conservatore britannico John Major boicottò Bruxelles nel 1996-97 per protestare contro il blocco della carne britannica seguito allo scandalo della Mucca pazza. Andò a finire che nel 1997 Major perse le elezioni: una fine accelerata proprio dal suo auto-isolamento in Europa.
E comunque le minacce non finiscono qui. Non pago del boicottaggio, Berlusconi si riscopre imprenditore e pensa anche ai licenziamenti: «chiederò che i commissari e i portavoce di commissari che continuano con questo andazzo vengano dimissionati in maniera definitiva». In realtà, i commissari possono essere «sfiduciati» solo dal Parlamento e la comunicazione della Commissione è retta da uno statuto interno ben preciso e di certo non alla portata dei capricci di Berlusconi.
A aizzare il Cavaliere erano state, lunedì, le parole di Dennis Abbott, uno dei portavoce della Commissione. Abbott aveva annunciato che Bruxelles avrebbe «chiesto informazioni» a Italia e Malta sulla vicenda del respingimento in Libia della barca con 75 persone provenienti probabilmente dal Corno d’Africa e quindi in condizione di invocare protezione internazionale. Lunedì Abbott aveva anche ricordato che – secondo quanto scritto dal commissario agli interni Jacques Barrot – «l’essere umano ha il diritto di sottoporre una domanda di asilo» e che gli stati dell’Unione devono «astenersi dal respingere una persona laddove rischia la tortura o trattamenti inumani e degradanti».
Parole che hanno innescato il furibondo affondo di Berlusconi. «Sono molto sorpreso» è stata la reazione a caldo di Abbott che poi però decide di smussare le tensioni. «Da giorni – afferma il portavoce – ripetiamo che la Commissione non sta criticando nessuno Stato sulla gestione dell’immigrazione, la richiesta di informazioni a Italia e Malta fa parte di una procedura normale, la Commissione intende sostenere l’Italia e tutti gli Stati sottoposti alle pressioni migratorie».
Getta acqua sul fuoco anche Johannes Laitenberger, primo portavoce di Barroso: «Chiedere informazioni non vuol dire criticare. Sull’argomento dell’immigrazione così come su altri temi lavoriamo con l’Italia in modo obiettivo e corretto». Queste poche precisazioni bastano a Palazzo Chigi, che in una nota esprime soddisfazione perché le parole giunte da Bruxelles dimostrano che il Presidente della Commissione «non ha mai criticato l’Italia».
Polemica chiusa? Difficile crederlo, anche perché viene da lontano. Già al Consiglio Ue del giugno 2008 e poi in quello del giugno 2009 Berlusconi aveva chiesto ai 27 di zittire i membri dell’esecutivo comunitari ed i loro responsabili della comunicazione. Nella conferenza stampa finale dell’ultimo vertice, il Cavaliere aveva anche assicurato che la sua richiesta era stata accolta e che ai commissari e ai loro portavoce sarebbe stato impedito di rilasciare «dichiarazioni sui singoli Stati membri».
I fatti hanno dimostrato che il premier mentiva, ma anche che l’idea del silenzio – che punta a ridimensionare la Commissione (un progetto caldeggiato anche da altri, come Sarkozy) o di farne il capro espiatorio dei suoi fallimenti – stia ancora a cuore al Cavaliere.

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