Bruxelles chiede chiarimenti all’Italia e a Malta

Manifesto 1/9/09

RESPINGIMENTI

ROMA
La politica dei respingimenti messa in atto dall’Italia contro i barconi carichi di immigrati non piace all’Unione europea, che chiede di capire meglio le logiche che la governano. Non si tratta, per ora, di un vero e proprio atto d’accusa, ma quanto accade nel Mediterraneo, con Malta e Roma che si rimpallano la reponsabilità di soccorere i clandestini in difficoltà per poi respingerli verso la Libia, non piace a Bruxelles che a questo punto vuole vederci chiaro. Per questo nei prossimi giorni la Commisione europea invierà una lettera ai governi di Italia e Malta per avere spiegazioni sull’ultimo episodio, il barcone con a bordo 75 migranti provenienti dal Corno d’Africa intercettato domenica a 24 miglia a sud di Capo Passero e respinto verso la Libia.
La notizia della nuova richiesta di chiarimenti è stata data ieri da uno dei portavoce della Commissione, che ha anche ricordato come «qualunque essere umano ha diritto di sottoporre una domanda che gli riconosca lo statuto di rifugiato o la protezione internazionale». Niente respingimenti, dunque, come del resto già sottolineato in passato dal commissario alla Giustizia Jacques Barrot, specie per quelle persone che possono rischiare di essere sottoposte a tortura e a pene o trattamenti inumani o degradanti.
Ma la precisazione dell’Unione non ha scosso più tanto il ministro degli Interni Roberto Maroni che ha ribadito l’intenzioen del governo di proseguire con i repingimenti. Critiche esplicite arrivano invece dall’Alto commissariato per i profughi, che accusa Roma di aver rimandato indietro persone che avrebbero avuto diritto all’asilo politico. «Quello che accade è molto grave», ha detto Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr. «Sono stati repinti uomini, donne e bambini somali che hanno chiesto di poter fare domanda d’asilo implorando di non essere rimandatin in Libia. Di fatto gli è stato negato un diritto riconosciuto dalle convenzioni inernazionali».
I dubbi dell’Unione europea riguardano proprio quanto accade nel Mediterraneo, visto che a molti barconi viene fatta fare marcia indietro senza prima aver verificato se le persone che si trovano a bordo possono o no essere considerate come dei rifugiati. Il caso del gommone carico di somali respito domenica è da questo punto di vista esemplare e si è svolto con un copione ormai collaudato. L’imbarcazione è stata infatti prima soccorsa da una motovedetta maltese che dopo aver rifornito il gruppo di acqua li ha lasciati proseguire verso l’Italia. Successivamente il gruppo è stato affiancato da una motovedetta della Guardia di Finanza che dopo aver fatto salire a bordo i 75 immigrati li ha riportati nel porto di Al Zuwarah. Prima di essere sbarcato, però, uno degli immigrati è riuscito a parlare con un telefono satellitare con un giornalista somalo che lavora in Italia per la Bbc. «Abbiamo chiesto ai militari italiani di voler fare richiesta di asilo – ha detto al telefono l’uomo disperato – e li abbiamo pregati di non consegnarci ai libici perché temiamo di finire in carcere, ma non hanno voluto sentire ragioni».
Per il Viminale, però, non ci sarebbe alcuna irregolarità nei respingimenti. Al punto che Maroni si è detto sicuro che le persone respinte non avessero diritto all’asilo. «In Libia – ha detto – c’è la sede dell’Alto commissariato e l’ultimo respingimento è stato fatto in acque internazionali. Non so chi ha diffuso notizie seconndo le quali gli immigrarti erano del Corno d’Africa».

I commenti sono chiusi.