Piano scolastico, nuova bocciatura. Ma si va avanti tagli e accorpamenti
Secolo XIX 31/8/09
Il Tar ha accolto il terzo ricorso dei genitori. E ora il Consiglio di Stato
ALLA VIGILIA del ritorno tra i banchi per migliaia di giovani e giovanissimi, il piano di dimensionamento delle scuole genovesi riceve una nuova picconata dai giudici del Tar, che hanno accolto il ricorso dei genitori (ma anche di parte dei docenti e del personale tecnico amministrativo) delle scuole D’Azeglio e Lucarno.
Nel mirino la creazione di tre nuovi istituti comprensivi: il tribunale si è pronunciato per l’annullamento della delibera del consiglio regionale della Liguria dell’11 novembre scorso, «nella parte in cui ha previsto lo smembramento e conseguente soppressione dell’istituto D’Azeglio – Lucarno e la creazione dei tre nuovi istituti comprensivi di Prato, Molassana e Staglieno».
È una vittoria che – per ora – resterà sulla carta e aggiunge il nome della “D’Azeglio-Lucarno” a quelli degli istituti che già avevano viste riconosciute le proprie ragioni contro le modalità di attuazione del piano della Regione elaborato per “sfrondare” le scuole con un numero di alunni troppo alto e accorpare quelle con un numero, viceversa, troppo basso.
«Il piano non può che partire così come era stato preparato – aveva spiegato la direzione scolastica regionale – mentre il ricorso al Consiglio di Stato andrà avanti». Non è infatti materialmente possibile fermare in corsa una macchina che, per “incastrare” i nomi degli insegnanti, del personale non docente e degli alunni, richiede molti mesi di tempo.
Eppure, l’ultima sentenza del Tar contiene molti elementi che, al di là del caso concreto, rappresentano un riconoscimento del ruolo di primo piano che gli operatori degli istituti scolastici devono avere – e non solo idealmente – quando la politica decide di mettere le mani sul funzionamento della scuola per rivederne le regole.
Il tar, nel dettaglio, accoglie le ragioni dei genitori e degli insegnati relativamente ala «mancanza dell’intesa e comunque del necessario coinvolgimento delle istituzioni scolastiche interessate». Come dire che si è deciso non solo senza l’accordo di chi sarebbe stato destinato a subìre le conseguenze degli atti amministrativi. Ma senza nemmeno chiedere un consiglio agli operatori della scuola, ragionevolmente utile realizzare l’operazione nel modo più adeguato alle necessità concrete.
Ancora, il tar contesta l’affermazione, attribuita alla Regione, in base alla quale l’operazione si tradurrebbe in una semplice aggregazione amministrativa, senza concrete incidenze per l’attività delle due sedi scolastiche. E piccona il “piano di dimensionamento” alle radici, affermando che la legge prevede sì un numero minimo di alunni per ciascun istituto. Ma non esclude, («dove concorrano diverse esigenze») che il numero possa essere superiore, anche se questo deve essere oggetto di una «adeguata istruttoria e valutazione, trattandosi di una scelta discrezionale che deroga a parametri stabiliti per legge».
Ma in questa valutazione, almeno nel caso in questione, non sono stati coinvolti i protagonisti. Ovvero, tutte le persone che nella scuola lavorano e alla scuola affidano ogni giorno – con fiducia – i propri figli.
Bruno Viani

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