Berlusconi rilancia la linea dura “Non possiamo accogliere chiunque”

Repubblica 31/8/09
A Tripoli poster giganti e tricolori. Il volo delle Frecce

Il Cavaliere superstar in Libia, festosa accoglienza da parte del colonnello Gheddafi, inaugurati i primi cento metri di autostrada del “risarcimento”
Polemica tra le associazioni dei rimpatriati, la Airl considera le altre troppo filo-libiche
UMBERTO ROSSO
DAL NOSTRO INVIATO
TRIPOLI – Linea dura contro gli immigrati. Arriva Berlusconi dal suo grande amico Gheddafi, incurante del forfait degli altri premier occidentali, ma per uno scherzo del destino il carrello del volo di Stato si posa sul suolo libico mentre nel mare di fronte l´ennesima carretta dei disperati viene respinta dalla Guardia di finanza e condannata al punto di partenza. Ovvero, riportata su questa costa libica da cui era partita. Berlusconi ancora non sa nulla del barcone con i 70 profughi cacciati. Ma gli accordi con Gheddafi per impedire le partenze? Funziona, funziona assicura il presidente del Consiglio. Che spiega: «Le leggi vanno applicate tutte, ma per una vera politica dell´integrazione dobbiamo essere rigorosi, per non aprire l´Italia a chiunque». Quindi, amicizia rinsaldata con il colonnello, che gli riserva grandissimi onori con la città invasa da tricolori e poster dell´ospite. Berlusconi gli regala una alzata per la frutta in vetro di Murano.
Alle sette di sera c´è l´apparizione delle Frecce tricolori nel cielo libico. Il pennacchio che si lasciano in coda non è verde-libico, e non è nemmeno bianco-rosso-verde. Un bel grigio. «Certo – confessa uno dei top gun – a qualcuno non sarà piaciuto, ma non chiedeteci di lasciare una scia di colore verde… Al Colonnello e al Cavaliere va bene così. Si godono i passaggi radenti dal tendone sul porto, sorrisi e convenevoli, fra l´ala di dignitari e presidenti di mezzo mondo africano sbarcati a celebrare i 40 anni del regime. Silvio Berlusconi è l´ospite superstar. Convinto di non aver perso quota per lo scontro che infuria in Italia, «il mio gradimento è oltre il 64 per cento», e di aver messo paletti importanti nello scacchiere internazionale, «il voto in Afghanistan si è svolto bene anche per la presenza dei nostri militari».
Lo festeggiano i beduini a cavallo (ma uno, nella confusione, si imbizzarrisce e manda un ospite all´ospedale), viene salutato dal grido di battaglia delle donne berbere. Quando nel primo pomeriggio con il Colonnello si presenta a Shabiz Shara, quaranta chilometri dal capoluogo, per inaugurare i primi centro metri asfaltati dell´autostrada del risarcimento (costruita da un consorzio di imprese italiane guidate dall´Impregilo), in tutto 2.000 chilometri di nastro che dovrebbero spingersi fino all´Egitto. «Un accordo – spiega il premier – che chiude vecchie ferite e dovrebbe funzionare nell´interesse di tutti e due i nostri paesi. Un´autostrada della pace perché collega tutti i paesi del Maghreb». Risarcimento e affari. Una seconda commessa italiana è il treno veloce (dell´Ansaldo-Breda) che arriverà fino alla Sirte, ed è un´altra tappa della visita lampo di Berlusconi.
Al seguito del presidente del Consiglio, una variegata compagnia di ospiti italiani. Il più alto in grado il presidente della commissione Esteri del Senato Lamberto Dini, che aprì la strada dell´accordo con Gheddafi, che paragona i disastri del colonialismo italiano alla Shoah. Le accoglienze trionfali al terrorista di Lockerbie? «Il leader libico è un personaggio imprevedibile ma non inaffidabile. Del resto, allora anche in Bulgaria festeggiarono quando vennero rilasciate le infermiere accusate di diffondere l´Aids a Tripoli». Però al nostra ambasciatore, Trupiano la mostra fotografica sugli orrori del colonialismo «sembra troppo sbilanciata». Nel gruppo in visita a Tripoli, c´è l´ex senatore della Margherita Guido Folloni, che guida un´associazione di amicizia italo-libica, e il presidente della provincia di Reggio Emilia, si va da Marta Marzotto (amica personale del leader libico) al mancato arrivo del presidente della Regione siciliana Lombardo. Ma soprattutto tanti esuli, 400 almeno, invitati per la prima volta a tornare in Libia dopo la cacciata degli anni Settanta. Ma la Airl, la principale associazione dei rimpatriati, ha detto no al Colonnello. Considera gli altri troppo filo – libici.

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