Non riconosciuti a Genova settantotto bimbi ogni anno

Secolo XIX 28/08/2009
Diverse le motivazioni che spingono i genitori ad abbandonare i bimbi o a non voler consentire che portino il loro cognome


CI SONO già 5 bimbi e bimbe, quest’anno, senza papà né mamma perché né uno né l’altro hanno voluto riconoscerli. E ci sono altri 41 neonati che, come Lorenzo, il bimbo di Sampierdarena ucciso dalla madre che poi si è suicidata, negli ultimi otto mesi non sono stati riconosciuti dal padre. Pochi, ma ci sono, i casi dei bambini che la mamma non ha voluto. La statistica degli ultimi cinque anni descrive un quadro ancora più disarmante: 78 bambini, in media, ogni anno non vengono accettati dal padre, due non vengono riconosciuti dalla mamma e cinque vengono abbandonati da entrambi. Dietro, quasi sempre, disagio sociale, problemi sanitari del bambino e relazioni extraconiugali.
Nel 2006 l’ufficio Anagrafe del Comune di Genova ha registrato il picco massimo di mancati riconoscimenti da parte di padre, con ben 104 bimbi in questa condizione. Il numero di quest’anno si mantiene nella dimensione di quello del 2008, un fatto che comunque non può e non deve confortare. È, quello dell’abbandono del maschio della coppia, il caso più tipico del fenomeno. Quanto alla motivazione per cui si sceglie di non firmare sull’atto di nascita dell’ospedale, ci può essere più di una possibilità. Succede che non si firma perché il figlio è frutto di una relazione extraconiugale, perché nato in una condizione di estremo disagio, perchéè malato e si preferisce rinunciare ad allevarlo. Inutile dire che, dietro a queste situazioni, non c’è mai una situazione famigliare limpida e tranquilla. A volte, inoltre, la mamma che non riconosce un figlio è minorenne.
Il riconoscimento è un atto legale regolato da alcune leggi. Deve essere eseguito entro tre giorni dalla nascita presso l’ospedale, oppure sempre entro dieci giorni presso il Comune di nascita o di residenza della madre. La madre ha sempre dieci giorni dal parto per decidere. Se per particolari e gravi motivi è impedita nel formalizzare il riconoscimento entro i dieci giorni previsti può richiedere al Tribunale per i Minorenni ancora un massimo di sessanta giorni per provvedere. Quando la madre ha meno di sedici anni e vuole tenere il figlio con sé, con apposito atto del Tribunale, il riconoscimento è rinviato fino al compimento del sedicesimo anno. Per quel periodo il giudice tutelare nomina un tutore per il bambino. La madre può non riconoscere il neonato dichiarando di non consentire di essere nominata nell’atto di nascita. In questo caso la donna ha il diritto di esprimere la sua volontà di non riconoscere e ha diritto alla riservatezza sulla propria identità. La madre che non riconosce ha ovviamente gli stessi diritti delle altre (tra questi quello di essere assistita adeguatamente in ospedale).
Quanto ai bambini non riconosciuti, la legge garantisce loro i diritti fondamentali della persona: diritto al nome (entro dieci giorni), all’educazione e alla cittadinanza. In assenza dei genitori naturali il Tribunale nomina un tutore, solitamente l’ente locale di nascita e provvede immediatamente ad aprire il procedimento di adozione.
Ma possono passare diversi mesi. Il Comune da qualche anno interviene prima tentando di far rimanere il neonato abbandonato in ospedale il minor tempo possibile. «Succedeva, prima che varassimo il progetto sperimentale Near, “neonati a rischio”, che un neonato rimanesse in ospedale anche per sei mesi, un’eventualità che di certo non giova alla crescita in questo periodo fondamentale – spiega Maria Maimone, dirigente del settore Politiche Sociali del Comune – noi manteniamo una rete di contatti con gli ospedali e tentiamo di fare in modo che non passino che pochi giorni da quando il bambino nasce a quando trova la sua prima casa».
La sua prima casa è quella di una delle coppie che hanno accettato (e le cui referenze sono sperimentate e ottime) di prendere in affidamento un bambino per un periodo limitato di tempo. «Se la famiglia è al momento disponibile e non ha altri bambini l’affidamento viene accordato in pochi giorni», dice Maimone. Ma le donne che non riconoscono un bambino non scelgono l’interruzione di gravidanza perché contrarie alla pratica? «No, non è così – dice la Maimone – conoscono questa possibilità, ma passano i mesi della gravidanza nell’indecisione, oppure nella speranza di qualcosa. In qualche caso, semplicemente, vengono travolte dagli eventi».
daniele grillo

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