“L´ultimo allarme per le ragazzine immigrate”
Repubblica 28/8/09
Luigi Canepa, ginecologo a Villa Scassi e segretario regionale Cgil medici: “Partoriscono a 16 anni e nessuno le aiuta”
“Hanno tagliato tutto agli ospedali, ma non esistono strutture alternative”
MICHELA BOMPANI
«La situazione sta precipitando, non ci sono ostetriche, non ci sono fondi, negli ospedali genovesi i corsi pre-parto non si fanno più, le neo mamme vengono dimesse dopo 48 ore dal parto, e fuori, le strutture territoriali non sono equipaggiate per assisterle nel periodo più delicato della loro vita»: è una denuncia che è quasi rimasta senza voce, a forza di ripeterla, quella di Luigi Canepa, ginecologo all´ospedale di Villa Scassi e segretario regionale Cgil medici.
Spiega, Canepa, che la tragedia di Sabrina Ricci, che martedì ha ucciso il suo bambino di 19 giorni a Sampierdarena e poi si è impiccata, è solo la punta dell´iceberg, perché di casi di depressione post partum che in potenza potrebbero trasformarsi in tragedie, sono davvero tanti. I dati ufficiali fissano al 15% la percentuale di neomamme che soffrono di baby blue dopo la nascita di un figlio, e le condizioni intorno a loro influiscono non poco. «Se però consideriamo tutte le sfumature che la depressione post partum può assumere – calcola Canepa – arriviamo al 40% di puerpere che si ammalano».
Descrive un panorama omogeneo, tra ospedali e consultori cittadini, sulla mancanza di corsi pre-parto e programmi di assistenza post-partum, Canepa: e lo confermano le richieste che s´accumulano nei forum sul web, dove le future mamme genovesi si sono scambiate paure ed apprensioni per tutto il mese di agosto, confidando di non riuscire a trovare un corso pre-parto che le tranquillizzasse un po´, nel proprio ospedale. «Non hanno fondi»: finiscono così tutti, i post.
E la situazione più grave, negli ospedali cittadini è, ancora una volta, quella in cui si trovano gli immigrati. «Arrivano sempre più spesso a partorire ragazzine immigrate, dai 16 ai 18 anni, vicino a loro magari c´è il papà del bambini, ma la famiglia di frequente ha voltato loro le spalle. Prima di dimetterli cerco di chiedere come faranno, fuori. Loro mi dicono di non preoccuparmi. Nell´ospedale non c´è un mediatore culturale: è assurdo. E fuori non ci sono le strutture che possano seguirli». «Agli ospedali è stato chiesto di tagliare, concentrarsi sulle urgenze il resto dei servizi sarebbe stato erogato dalle strutture sul territorio: ma questo non è ancora avvenuto – punta il dito Canepa – continuiamo a chiedere risposte, urliamo l´emergenza, ma nulla cambia. A Villa Scassi abbiamo dovuto ridurre le prestazioni ambulatoriali, ecografiche, ginecologiche, accade così ovunque, e, purtroppo non solo a Genova o in Liguria», ammette il ginecologo e si sente sconfitto ma continua a denunciare.
«Anche se fortunatamente il caso di Sabrina è eccezionale nella sua tragicità – conclude Canepa – dobbiamo cominciare a chiederci come evitare che aumentino queste eccezioni, la società non può lasciare sole le donne che hanno un bimbo, dando per scontato che ci siano famiglie e giardini fioriti al loro ritorno a casa».

HOME | MAPPA DEL SITO | CONTATTI | ISCRIVITI |
TUTTI I CONTENUTI DEL SITO SONO DISTRIBUITI SOTTO LICENZA CREATIVE COMMONS | CREDITI