Gay aggrediti, Sardelli si difende «Loro mi avevano provocato»

Secolo XIX 28/08/2009
l’interrogatorio
Roma, intanto, si appresta ad organizzare una grande fiaccolata contro ogni forma di razzismo e intolleranza
Roma. «Sono stato provocato, si è trattato di una reciproca aggressione e non ho niente contro gli omosessuali, è stato un incidente». Almeno davanti al gip del Tribunale di Roma Renato Laviola, che lo ha interrogato nel carcere romano di Regina Coeli, si è dissolta la spavalderia di Alessandro Sardelli, soprannominato Svastichella, accusato di tentato omicidio e lesioni gravi per aver aggredito sabato scorso due omosessuali a Roma, all’uscita dal Gay Village.
Mentre Sardelli veniva interrogato, da tutta la città e per tutta la giornata sono arrivate adesioni alla proposta lanciata dal presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, a cominciare dal sindaco Gianni Alemanno e dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, di organizzare «una grande fiaccolata contro ogni forma di razzismo, di intolleranza, di xenofobia e di omofobia», dopo l’aggressione ai due gay e l’attentato incendiario di ieri notte alla discoteca Qube, storico locale di feste omosessuali.
«Non ho nulla contro i gay – ha detto Sardelli al magistrato – anzi ho molti amici omosessuali. Ma quei due non si stavano solo abbracciando e si scambiavano effusioni piuttosto esplicite in pubblico».
Svastichella ha ammesso di aver ferito con una bottiglia, colpendolo alla testa, Giuseppe, uno dei due gay, e con il coccio tagliente – e non con un coltello – di aver colpito al torace Dino, l’altro ragazzo di origine marchigiana.
Il pm Pietro Pollidori sarebbe orientato a chiedere il giudizio immediato visto che può contare su cinque testimoni che hanno riconosciuto Svastichella.
«La difesa di Alessandro Sardelli, ricorda quella che fece l’assassino di Pier Paolo Pasolini al processo per l’omicidio del grande scrittore – ha commentato Daniele Stoppello, legale dei due gay aggrediti – la sua difesa è tipica dei casi di aggressione e in particolare delle aggressioni agli omosessuali, si parla di provocazioni e di risposta alle provocazioni. I due giovani non stavano facendo nulla di compromettente, si stavano solo abbracciando e lo stavano facendo in un luogo pubblico – ha concluso il legale – dove non sarebbe stato consono avere atteggiamenti diversi e loro ne erano ben coscienti».
Ieri anche il presidente Zingaretti, dopo Alemanno, ha annunciato che andrà in visita al Gay Village, sabato prossimo, mentre il sindaco lo farà l’11 o il 12 settembre. Sempre ieri è partita una collaborazione tra la galassia gay con vari commissariati romani per comunicare i luoghi della capitale maggiormente frequentati dagli omosessuali dove saranno effettuati pattugliamenti e controlli in borghese contro il rischio di nuove aggressioni.
Parlando al Meeting di Cl a Rimini Alemanno ha detto che «l’intolleranza deve essere rifiutata indistintamente da tutti. La differenza fra destra e sinistra non può essere se si rifiuta in misura maggiore o minore l’intolleranza. Non costruiamo teoremi ideologici. Roma è una città tollerante. Gli intolleranti – ha concluso il sindaco – sono una esigua minoranza che va isolata».
Nelle prossime ore Zingaretti, Alemanno, Marrazzo e le varie associazioni si sentiranno per concordare, tutti insieme, la data e gli aspetti organizzativi della fiaccolata.

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