L´equivoco dell´Europa

Repubblica 27/8/09
ANDREA BONANNI
C´è una buona dose di equivoco su cui giocano in molti quando, tra Roma e Bruxelles, si rinfacciano carenze e inadeguatezze in materia di lotta all´immigrazione clandestina.
Infatti, mentre l´Italia vorrebbe un maggiore impegno europeo sul contenimento dei flussi illegali, sul rimpatrio e sulla eventuale ridistribuzione degli irregolari detenuti nei centri di raccolta (e per Alfano perfino nelle carceri), alla Commissione si ritiene che l´unica competenza europea in materia sia quella che riguarda il trattamento di quanti richiedono asilo: uno dei fondamentali diritti dell´uomo garantito già dalla Convenzione di Ginevra.
L´onere di far fronte all´immigrazione clandestina, secondo Bruxelles, resta invece di competenza puramente nazionale. Questo equivoco consente a entrambe le parti di mettere in scena un dialogo tra sordi che, tutto sommato, fa comodo a tutti, e in particolare a certi politici della destra italiana.
Ma sull´asilo l´Europa non è disposta a scherzare. E parte da un presupposto evidente: qualsiasi essere umano ha il diritto di cercare rifugio in un Paese democratico e di vedere la propria richiesta valutata in base a criteri oggettivi. Per questo Bruxelles si è mossa con discrezione ma con fermezza per far cessare la politica dei respingimenti in mare che il governo italiano aveva cominciato prima dell´estate: chi si rifiuta perfino di ascoltare gli immigrati che bussano alla sua porta non può sapere se hanno o meno diritto all´asilo.
È evidente che questa regola deriva da un principio universale che ieri Gianfranco Fini è stato costretto a ricordare ai suoi alleati: gli immigrati, regolari o no, sono sempre e in primo luogo persone umane, dotate di diritti inalienabili. E come tali vanno trattate. Il commissario Barrot, succeduto proprio a Frattini come responsabile europeo delle questioni relative all´immigrazione, si rifiuta persino di utilizzare il termine «illegali» o «clandestini», «che sa troppo di criminalizzazione», e preferisce invece parlare di «immigrati irregolari».
Il trattamento dei rifugiati che chiedono asilo è regolato a livello comunitario dai protocolli di Dublino. Questi prevedono che l´unico paese abilitato a decidere sulla concessione dell´asilo è il primo a cui si rivolge l´immigrato entrando nell´Unione europea. La norma era stata decisa per evitare la presentazione di richieste di asilo a più autorità nazionali nella speranza che almeno una accettasse la domanda. Ma ora di fatto questa regola si ritorce contro i Paesi che formano la frontiera meridionale dell´Unione. Italia, Grecia, Malta, e Cipro sono il punto di arrivo di quasi tutti i rifugiati provenienti dall´Africa e dall´Asia e, in base ai protocolli di Dublino, sono subissate di richieste di asilo.
Per cercare di alleviare le situazioni più difficili (Malta e la Grecia, dove la pressione è più forte, sono in stato di emergenza), la Commissione ha presentato una serie di proposte che tendono a ridistribuire tra i Ventisette gli oneri economici e amministrativi dell´accoglienza. Sotto presidenza francese, un anno fa, i capi di governo avevano approvato un «Patto per l´immigrazione e l´asilo» che prevedeva proprio una «responsabilità comune» nel gestire il fenomeno. Ma le belle parole dei leader europei sono rimaste lettera morta. Le proposte della Commissione, pur limitate ad una cooperazione e ad una ridistribuzione degli oneri in materia di asilo, si scontrano con l´aperta resistenza di Germania, Austria, Olanda, che non vogliono sobbarcarsi gli oneri economici. E con la freddezza dei Paesi dell´Est europeo, che non si sentono interessati dal problema immigrazione.
Per questo motivo, alla Commissione, le critiche dell´Italia non hanno dato troppo fastidio. Anzi: si spera che servano a sbloccare le vecchie proposte che giacciono sul tavolo dei ministri degli Interni e quelle nuove, che il commissario Barrot presenterà ai primi di settembre. Su questo fronte, Bruxelles conta di avere la cooperazione della presidenza svedese dell´Unione. La Svezia infatti è uno dei Paesi più sensibili alla problematica del diritto di asilo, e già ha unilateralmente superato gli accordi di Dublino per venire in aiuto alla Grecia, sommersa dalle richieste.
Ma la lotta contro l´immigrazione irregolare, spiegano a Bruxelles, resta una questione di competenza strettamente nazionale, purché sia condotta nel rispetto dei diritti fondamentali. Il «Patto sull´immigrazione», in effetti, prevedeva che anche su questo fronte esistesse una «responsabilità comune» dei governi europei. Tuttavia, quando si è trattato di passare dalle parole ai fatti, le richieste per una ripartizione degli oneri presentate da Italia, Grecia, Malta e Cipro sono rimaste lettera morta: la maggioranza degli Stati membri non vuole sentirne parlare. L´Europa preferisce subire le regolarizzazioni di massa fatte da Zapatero e le criminalizzazioni indiscriminate volute da Berlusconi piuttosto che intaccare la sovranità nazionale in materia di ordine pubblico. Una ipocrisia che neppure le tragedie quotidiane che si consumano nelle acque del Mediterraneo è finora riuscita a scalfire.

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