Il ministro Alfano chiede aiuto all’Ue: «Troppi stranieri nelle nostre carceri»

Manifesto 27/8/09

GALERE Da Bruxelles una timida apertura «ma gestione quotidiana spetta agli stati membri». E i radicali presentano il dossier dell’emergenza

Stefano Milani
Le carceri sono affollate? La colpa è degli stranieri. La fa semplice il ministro della Giustizia Angelino Alfano e chiede all’Unione europea un «aiuto concreto» per far fronte all’emergenza delle patrie galere. «Ci sono oltre 63mila detenuti, oltre 20mila sono stranieri – ha ricordato ieri il guardasigilli prima di partecipare a un incontro al Meeting di Cl di Rimini – vuol dire che le carceri italiane sono idonee ad ospitare i detenuti italiani. Con l’aggiungersi degli stranieri agli italiani, si supera la capienza regolamentare ma anche quella tollerabile».
La «patata bollente» il ministro la passa ora all’Ue che «deve farsi promotrice di trattati» e «dare risorse economiche agli Stati per costruire nuove carceri». Un appello che la Bruxelles ha raccolto dicendosi «pronta» ad ascoltare le autorità italiane sulla questione del sovraffollamento delle carceri, e a cercare «modi» per migliorare i trasferimenti di detenuti tra uno stato membro e l’altro. Dennis Abbot, però, uno dei portavoce della Commissione europea, ha anche sottolineato che «la gestione quotidiana della giustizia spetta agli stati membri».
E in Italia la situazione è sempre più pesante, le proteste pressoché quotidiane. A Firenze sono «stanchi di morire». Così, alcuni detenuti del carcere di Sollicciano, hanno concluso il loro intervento durante un incontro per affrontare il problema del sovraffollamento della struttura che attualmente ospita 954 detenuti (di cui 106 donne e 13 transessuali) più sette bambini a fronte di una capienza di 500. Marco Pannella definisce la condizione della Giustizia e degli istituti di pena «incommensurabilmente più incivile, criminale e criminogena, violenta, illegittima e illegale, socialmente disastrosa e istituzionalmente aberrante» rispetto a quella prodotta dal Ventennio ed «è lo specchio dello Stato, del Regime, vigenti». La presa di posizione del leader radicale trova fondamento nel dossier relativo a 216 istituti penitenziari, presentato ieri a Roma come bilancio dell’iniziativa «Ferragosto 2009 in carcere», che ha portato dietro le sbarre 400 tra parlamentari, amministratori locali e accompagnatori.
I numeri non lasciano adito a dubbi: il sovraffollamento ha raggiunto cifre record con 21.860 detenuti in più rispetto la capienza regolamentare. Si contano 63.211 unità (60.473 uomini, 2.738 donne) contro le 41.351 regolamentari. I bambini sotto ai tre anni detenuti assieme alle madri sono 116, «il doppio di quanto si diceva finora – ha osservato la deputata radicale, Rita Bernardini – mentre il ministro Alfano aveva promesso che non ci sarebbero più stati bimbi in carcere». Antonella Casu, segretaria dei Radicali Italiani, ha spiegato come «questi bambini non escono mai dal carcere; mancano volontari che li accompagnino all’esterno e non esistono, all’interno dei penitenziari, strutture dedicate all’infanzia». A questo si somma la precaria condizione del personale. Gli agenti di polizia penitenziaria effettivamente in servizio sono 34.111, contro i 42.118 previsti dalla pianta organica. Gli educatori sono 684, anziché 1.088. Solo gli psicologi vanno in controtendenza, 352 invece di 124.
Il grosso dell’ingolfamento dietro le sbarre lo provocano i detenuti in attesa di giudizio: 31.109, di cui 15.363 imputati, 10.381 appellanti e 5.251 ricorrenti in Cassazione. Poi ci sono i tossicodipendenti (15.660). Il primo reato per cui sono dentro è per violazione della legge sulla droga (41,5%), poi per reati contro il patrimonio (27,3%) e per reati contro la persona (18%). L’8% è dentro per associazione di stampo mafioso. Un focus è stato aperto anche su episodi drammatici legati al carcere: nel 2009 sono stati 3.974 gli atti di autolesionismo segnalati, 33 i suicidi.

I commenti sono chiusi.