Alfano: carceri piene la Ue ci aiuti

Repubblica 27/8/09

Striscione anti-giudici

“Un terzo dei detenuti è straniero”. Bruxelles: “Difficile intervenire”

MARCO MAROZZI
DAL NOSTRO INVIATO
RIMINI – Dopo l´immigrazione, le carceri. Il governo torna ad accusare l´Europa per il problema-stranieri. Stavolta è stato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. «Ci sono oltre 63 mila detenuti – ha detto – oltre 20 mila sono stranieri. L´Unione europea non può da un lato esercitare sanzioni per lo stato delle carceri e dall´altro chiudere gli occhi sul sovraffollamento che deriva dalla presenza di stranieri. O la Ue si fa promotrice di trattati o deve dare risorse economiche agli Stati più interessati per costruire nuove carceri. E se non ha questo compito, da europeista convinto dico: diamole un compito in più».
Il guardasigilli ha parlato dal Meeting di Comunione e Liberazione, lo stesso pulpito da dove domenica il suo collega agli Esteri Franco Frattini aveva attaccato la Ue per la politica sugli sbarchi. Come in questo caso, anche adesso Bruxelles di fatto rimanda al mittente il messaggio. La Commissione europea, ha fatto sapere un portavoce Ue, «è pronta ad aiutare per quanto possibile», ma «non interviene nella gestione quotidiana del sistema di giustizia criminale dei singoli Stati membri». L´impegno «ad esaminare la maniera per migliorare il trasferimento di detenuti da uno Stato membro all´altro» lascia il tempo che trova. La stragrande maggioranza dei quasi 22 mila carcerati in più è africana e – romeni a parte – non Ue. La Commissione aggiunge anche che il problema riguarda «molti paesi» ed è «diffuso in tutta la Ue».
Alfano ha comunque escluso che ci sarà qualsiasi nuovo indulto, «trenta in 60 anni di storia d´Italia e il problema delle carceri non è mai stato risolto». «Quest´estate il refrain della maggioranza è: il buono è merito nostro, quello che non va è colpa dell´Europa» commenta il deputato Udc Roberto Rao. Massimo Donadi (Idv) definisce una «polpetta avvelenata» l´invito a una riforma della giustizia con «il consenso più largo possibile». Posizione del ministro salutata invece positivamente «dopo anni di paralisi» dall´associazione dei penalisti. «Prima di andare in Parlamento proporrò un confronto a tutto campo – ha detto Alfano – avvieremo la stagione autunnale con grande disponibilità e buona volontà. Chiediamo altrettanto all´opposizione. Il Pd abbia il coraggio e la forza di sganciarsi da Di Pietro».
Il modello è il varo del pacchetto antimafia e della riforma del processo civile, avvenuto «senza grandi scontri né lacerazioni». L´obiettivo è allargarlo al processo penale e alle riforme costituzionali sulla giustizia. Temi assai più spinosi. «Riforme da fare», «senza arroganza», «dialogo» e «non scontro» ha sostenuto a fianco del ministro il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino. Contestato con uno striscione esposto per un secondo sul palco da un cooperatore CL di Catanzaro: l´uomo è incriminato – «innocente e carne da macello per i magistrati» – nell´inchiesta «Why not» aperta dall´attuale eurodeputato dipietrista De Magistris. Alfano ha criticato le correnti al Csm. «Quando ci andai appena nominato ministro, mi dette l´idea di un parlamento bonsai. Gli stessi membri che vengono votati ed eletti decidono poi sulle promozioni e le sanzioni disciplinari. È un meccanismo troppo simile alla politica». «Le correnti non sono il male della magistratura, – ha chiosato Mancino – lo è il correntismo esasperato».

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