Alfano: «Troppi stranieri nelle nostre prigioni»

Secolo XIX 27/08/2009
il guardasigilli chiede l’intervento dell’unione europea
Bruxelles: «Pronti a collaborare». Polemiche sulla lotta al mafia. L’Idv:
«Anziché combatterla il governo la favorisce»
Rimini. Il sovraffollamento delle carceri non è un problema solo di detenuti italiani e l’Unione Europea non può fare finta di niente. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano coglie l’ occasione del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione per chiamare nuovamente in causa Bruxelles nel dibattito sull’enorme numero di persone che sta portando al collasso gli istituti di pena. La replica della Commissione arriva a stretto giro: «Siamo pronti ad aiutare ma non interveniamo nella gestione quotidiana del sistema di giustizia criminale dei singoli stati membri». Ma si assicura la disponibilità a discutere come migliorare il trasferimento dei detenuti comunitari per far scontare la pena nei loro paesi d’ origine.
Il Guardasigilli parla chiaro e ribadisce che non ci saranno nuovi indulti. «In Italia – spiega – ci sono oltre 63mila detenuti, di cui oltre 20mila sono stranieri. Il che vuol dire che le carceri italiane sono idonee ad ospitare i detenuti italiani, ma con l’aggiungersi degli stranieri si supera la capienza non solo regolamentare ma anche quella tollerabile dei penitenziari». E subito dopo rilancia la frecciata al governo comunitario, evocando la recente condanna dell’ Italia a risarcire un detenuto bosniaco costretto condividere con cinque persone una cella di 16,20 metri quadri per 18 ore al giorno, disponendo di una superficie di 2,7 metri quadri mentre gli standard stabiliscono uno spazio minimo di 7 metri. «Ho fatto un appello all’Ue: non può da un lato esercitare sanzioni e dall’altro chiudere gli occhi sul fenomeno del sovraffollamento carcerario che deriva dalla presenza di detenuti stranieri: un fenomeno a cui la Ue deve prestare attenzione. La Ue o si fa promotrice di trattati o deve dare risorse economiche agli Stati più interessati dal problema dei detenuti stranieri per costruire nuove carceri».
La replica dell’ esecutivo europeo è affidata un portavoce, Dennis Abbott: la Commissione «è pronta ad aiutare per quanto possibile», ma «non interviene nella gestione quotidiana del sistema di giustizia criminale dei singoli Stati membri». Una apertura, però, c’è: «L’Ue – dice il portavoce – è pronta ad esaminare la maniera per migliorare il trasferimento di detenuti da uno Stato membro all’altro». Così come è pronta «ad ascoltare direttamente i suggerimenti delle autorità italiane e di discutere idee per migliorare l’attuale situazione».
Ma sono anche altri i temi trattati da Alfano. Come quello della riforma della giustizia. «Noi avvieremo la stagione autunnale – chiarisce – con una grande disponibilità al confronto e una grande buona volontà. Vogliamo provare davvero a fare una riforma della giustizia che abbia il consenso più largo possibile. In questo primo anno di legislatura abbiamo due importantissimi provvedimenti: il pacchetto antimafia e la riforma del processo civile. Su questi due ambiti è stato possibile procedere senza grandi scontri né lacerazioni. Proveremo a fare altrettanto anche nell’ambito del processo penale e delle riforme costituzionali in materia di giustizia». «È chiaro – tiene però a sottolineare – che chiediamo altrettanta disponibilità al confronto anche all’opposizione. Non intendiamo il dialogo come un infinito `bla bla´». E incalza il Pd: «Abbia il coraggio e la forza di sganciarsi da Di Pietro». Ma proprio dall’Idv arrivano le critiche più feroci al ministro. «Le sue parole sono un mix di miopia e falsità – sostiene l’europarlamentare Luigi de Magistris – sostiene che il governo ha approvato il pacchetto antimafia, ma in realtà intende favorirla, da un lato attraverso azioni ispettive del ministro che punta a colpire i magistrati scomodi, dall’altro approvando leggi che aiuteranno concretamente la criminalità organizzata: l’abolizione delle intercettazioni e la fine dell’autonomia d’indagine del pubblico ministero, ridotto a sottostare al controllo del potere esecutivo».

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