Immigrati, Vaticano contro la Lega “Da Calderoli offese inaccettabili”
Repubblica 26/8/09
Il ministro: conflitto nella Chiesa. Franceschini: leggi vergogna
La Russa: “Basta essere camera di compensazione del Carroccio, c´è pure l´accoglienza”
Cota contro mons. Marchetto: parla come i comunisti Frattini: il governo applica norme Ue
ALBERTO CUSTODERO
ROMA – È scontro fra Vaticano e Lega sull´immigrazione. E, di conseguenza, è ancora lite all´interno della maggioranza fra Pdl e Carroccio con il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che dice basta «a un partito a due facce, camera di compensazione dei leghisti». E invita la Lega «a capire che c´è anche la responsabilità e il dovere dell´accoglienza della persona umana», mentre il segretario del Pd, Dario Franceschini, in visita privata a due dei 5 profughi sopravvissuti dalla tragedia del mare di giovedì scorso, attacca le «misure vergogna» e «indegne» della «destra arrogante». Norme che «violano il diritto all´asilo».
Ma a far esplodere la polemica fra Vaticano e Lega ieri, a 5 giorni dallo sbarco dei 5 eritrei sopravvissuti alla traversata del Canale di Sicilia costata la vita ad 73 loro connazionali, è stato un doppio botta e risposta fra Vaticano e Lega. Il primo fra monsignor Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti, e il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli. L´invito formulato nei giorni scorsi dall´arcivescovo al rispetto del diritto all´accoglienza e al soccorso per i migranti irregolari che cercano di raggiungere le sponde del nostro Paese, aveva suscitato la secca risposta del ministro leghista. «Le parole di Vegliò – gli ha ribattuto Calderoli – non sono quelle del Vaticano o della Cei da cui, anzi, spesso, lo stesso monsignore è stato poi contraddetto». Oggi, a tre giorni di distanza, la replica del prelato: «Le frasi del ministro sono inaccettabili e offensive, quasi che io sia responsabile della morte di tanti poveri esseri umani inghiottiti dalle acque del Mediterraneo». «Mai – aggiunge – sono stato contraddetto dalla Santa Sede, mai dalla Conferenza episcopale italiana, e come capo dicastero ho il grande onore di fare dichiarazioni a nome della Santa Sede». «La mia dichiarazione – ribadisce monsignor Vegliò – partiva solo da un fatto concreto, tragico: la morte di tante persone, senza accuse, ma chiamando tutti alla propria responsabilità ».
Il secondo scontro verbale contrappone monsignor Agostino Marchetto, segretario del pontificio consiglio per i Migranti e gli Itineranti, e il capogruppo leghista alla Camera, Roberto Cota. Al prelato, che ha definito il reato di clandestinità «un peccato originale nella legislazione sull´immigrazione», ha ribattuto il politico leghista. «Chi parla così sono i soliti che qualcuno definisce cattocomunismi e che in realtà hanno perso il “catto” e sono comunisti. Del resto, con tutto il rispetto, monsignor Marchetto si sta esercitando nell´invenzione di comandamenti senza averne l´autorità».
Ma è polemica anche con l´opposizione. Il segretario del Pd, Franceschini, a proposito del prossimo incontro a Tripoli, il 30 agosto, fra il premier e Gheddafi per il primo anniversario del Trattato dell´Amicizia italo libico, invita «il governo italiano e il presidente del Consiglio, oltre a portare le frecce tricolori, a chiedere alla Libia garanzie assolute di rispetto del diritto internazionale e dei diritti dell´uomo». «Quando ci sono persone che muoiono di fame e di sete nel mare – dichiara il segretario del Pd – non conta nulla il loro status giuridico o nazionalità: devono essere trattati nel rispetto delle regole del diritto internazionale delle leggi del mare e con la pietà umana».
Nello scontro Vaticano-Carroccio si inseriscono, ma con toni più soft, le prese di posizione del ministro della Difesa, La Russa («La nostra è una missione diversa dalla Chiesa»), e di quello delle Politiche Europee, Fanco Frattini («L´accordo con la Libia funziona bene, ma l´Europa può fare di più»). A questo proposito David Sassoli, l´europarlamentare pd, ha chiesto «un dibattito urgente a Straburgo», mentre il vicepresidente della Camera, Rosy Bindi, diffida i leghisti dal continuare «con gli attacchi volgari e le provocazioni alla Chiesa». «Non si pensi così – dice Bindi – di intimidire o zittire il dissenso del mondo cattolico».

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