Con la Chiesa è scontro Il governo copre la Lega

Manifesto 26/8/09

IMMIGRATI

Due vescovi del Vaticano demoliscono la legge sulla sicurezza I ministri difendono Calderoli. Berlusconi venerdì con Bertone
Domenico Cirillo
ROMA
Quello che non ha detto sugli scandali sessuali del presidente del Consiglio, il Vaticano lo dice con forza di fronte alle morti e alle violazioni dei diritti provocate dalla legge sulla sicurezza e dalla stretta sull’immigrazione. È un crescendo di polemiche tra due monsignori del «governo» di papa Ratzinger, il presidente e il segretario del pontificio consiglio per i migranti, che come non era mai accaduto fin’ora si rinfacciano accuse con il ministro leghista Calderoli. Ma questa volta la Lega non resta sola, altri ministri e sottosegretari si preoccupano di rintuzzare il Vaticano. Nel frattempo Silvio Berlusconi tace, si preoccupa di spedire Gianni Letta a Viterbo per la festa di Santa Rosa in modo tale che il suo ambasciatore possa incontrare il papa (il 6 settembre). Lui si imbuca alla festa della Perdonanza venerdì prossimo all’Aquila, facendo sapere che sarà a cena con il cardinale segretario di stato Tarcisio Bertone. «Nulla di straordinario – viene suggerito all’arcidiocesi dell’Aquila di precisare – come sempre ci sarà una cena veloce e frugale per tutte le autorità presenti compreso, se confermerà la sua presenza, l’onorevole Berlusconi».
Al ministro leghista Roberto Calderoli le critiche che il presidente del pontificio consiglio per i migranti, monsignor Antonio Maria Vegliò aveva rivolto al governo dopo l’ultima strage nel canale di Sicilia non sono piaciute. Subito, dopo un’intervista del cardinale alla radio Vaticana, aveva detto che quelle parole non erano da intendersi come il pensiero ufficiale del Vaticano «perché spesso Vegliò è stato contraddetto». Ieri il monsignore, passati alcuni giorni, ha replicato con una durezza inconsueta: «Il ministro Calderoli è inaccettabile e offensivo – ha detto – mai sono stato contraddetto dalla santa sede né mai dalla Conferenza episcopale italiana e come capo del dicastero ho il grande onore di fare dichiarazioni a nome della santa sede». Ma Calderoli insiste. «La risposta di monsignor Vegliò viene a ben tre giorni da un mio ragionamento ma soprattutto il giorno dopo il grande consenso che ho avuto a Rimini (al meeting di Comunione e Liberazione, ndr) dunque dà l’impressione di un conflitto e di tensioni interni alla chiesa. Per parte mia da credente sono attento solo alle parole del santo padre». Se davvero l’alleato leghista è fonte di imbarazzo per il resto del governo con questi suoi attacchi al Vaticano, ieri non si è visto. Perché immediatamente i colleghi di governo Frattini e La Russa con dichiarazioni ugualmente congegnate hanno spiegato che «il rispetto del diritto alla vita non è messo in discussione da nessuno» e che «c’è grande rispetto per la missione della chiesa che è quella della carità». Ma «le regole vanno applicate». Regole «europee» per il minsitro degli esteri (che ha appena litigato con l’Europa, in verità), regole italiane cioè la nuova legge sulla sicurezza per il ministro della difesa.
Proprio la nuova legge sulla sicurezza è giudicata «figlia di problemi di tipo ideologico» dal segretario del pontificio consiglio sui migranti, monsignor Agostino Marchetto. Un vescovo di lunga esperienza diplomatica con buoni rapporti negli Stati uniti dove pubblica un intervento sulla rivista della Università cattolica di Washington. «C’è una distinzione fondamentale tra lavoratori migranti, rifugiati e richiedenti asilo – scrive Marchetto – e la non considerazione di queste differenze è stata evidente negli ultimi casi di respingimento ordinato dal governo italiano nei confronti delle persone che stavano viaggiando sui barconi delle coste africane verso l’Italia». Secondo Marchetto «il peccato originale» della legge sulla sicurezza sta nella previsione del reato di clandestinità. Il monsignore spiega poi ai politici del centrodestra come funziona il primato della chiesa sulla dottrina: «Se non sono d’accordo con noi, non sono d’accordo con l’insegnamento della chiesa ed è un controsenso che si dicano cattolici se non accettano la dottrina sociale cattolica».
Ciò non toglie che al capogruppo della Lega Nord alla camera, Roberto Cota, possa venire la voglia di lanciare una scomunica al contrario. «Le dichiarazioni di monsignor Marchetto sono a titolo personale – assicura – espressione di un pregiudizio politico e non hanno nulla di religioso. Sono i soliti cattocomunisti che hanno perso il catto e sono comunisti». Esagerazioni leghiste? Poco dopo un fedele di santa romana chiesa come il sottosegretario Giovanardi assicura anche lui: «Marchetto lasciamolo stare, è stato più volte smentito…».

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