Respinti finora 800 extracomunitari quasi tutti avevano diritto d´asilo

Repubblica 25/8/09

I dati in un rapporto del Viminale. Indagati per immigrazione clandestina i cinque eritrei

Tra i respingimenti quello del 1° luglio, quando sarebbero stati percossi alcuni immigrati
FRANCESCO VIVIANO
DAL NOSTRO INVIATO
LAMPEDUSA – C´è un dettagliato rapporto del Viminale che ha registrato tutti i “respingimenti” compiuti dalle motovedette italiane (Finanza e Marina Militare) e in cui vengono indicate le nazionalità degli exracomunitari trovati in mare dal maggio scorso e riportati in Libia o consegnati alle motovedette libiche. Sono annotati 14 respingimenti per un totale di 800 extracomunitari, la maggior parte dei quali sono eritrei, etiopi, somali e nigeriani, tutte persone che, secondo le convenzioni internazionali, dovevano essere identificate dagli italiani e che potevano richiedere asilo ed ottenere lo status di rifugiato politico. Invece sono state identificati dalle autorità libiche, mentre i militari italiani continuano a respingerli senza neanche sapere da dove vengono e chi sono.
E tra questi “respingimenti” registrati dal rapporto del Viminale anche quello della notte tra il 30 giugno ed il primo luglio scorso, quando il pattugliatore della Marina Militare Orione ha soccorso in mare 82 extracomunitari, quasi tutti eritrei, e li ha poi consegnati ad una motovedetta libica. In quell´occasione sette eritrei denunciarono di essere stati «maltrattati» e «picchiati» dai marinai italiani. Il rapporto del Viminale potrebbe anche essere acquisito dalla Procura della Repubblica di Agrigento che, nei prossimi giorni, potrebbe estendere il raggio della sua inchiesta anche alle procedure di respingimento da parte delle motovedette italiane di extracomunitari intercettati nel Canale di Sicilia. «Quella dei respingimenti è una questione politica – dice il procuratore di Agrigento Renato Di Natale – E´ chiaro pero che se sul territorio di nostra competenza dovessimo avere notizie di reato intervenire sarebbe un atto dovuto».
E un «atto dovuto» è stata anche l´iscrizione nel registro degli indagati dei cinque superstiti della traversata che è costata la vita a 73 persone, tutte provenienti da Etiopia ed Eritrea. Il reato loro addebitato è quello di immigrazione clandestina. «Viste le norme del recente decreto sicurezza – ha sottolineato il procuratore della Repubblica di Agrigento, Renato Di Natale – non possiamo farne a meno». I migranti avrebbero però già manifestato l´intenzione di chiedere l´asilo politico e dunque, nel caso in cui i pm accertassero il diritto allo status di rifugiati, l´inchiesta sarebbe archiviata. Ipotesi data per scontata dal prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento per l´immigrazione del ministero dell´Interno, che dice: «I cinque eritrei non rischiano nulla se presentano la richiesta di asilo che, generalmente, per i Paesi in particolari situazioni di disagio, viene accolta. Il provvedimento avviato è sospeso fino alla definizione della domanda d´asilo. L´Italia -spiega ancora Morcone – ha aderito ad una direttiva Ue che prevede l´asilo politico non solo per le persone perseguitate politicamente, ma anche per chi proviene da zone di guerra. Gli eritrei godono di questo tipo di protezione ma devono fare domanda d´asilo».
Ieri, intanto, tre dei cinque clandestini soccorsi sono stati interrogati dal magistrato titolare dell´indagine, il sostituto procuratore Santo Fornasier. Gli altri due, ricoverati ancora in condizioni di salute gravi all´ospedale Cervello di Palermo, non sono in grado di parlare. In Procura è anche arrivato il primo rapporto stilato dalla Guardia di finanza sulle modalità delle operazioni e sui tempi di soccorso dei cinque naufraghi, dopo la segnalazione arrivata dalle autorità maltesi che pure avevano già avvistato il gommone alla deriva da diversi giorni. Resta da accertare anche la competenza dell´indagine: tutto dipende dal tratto di mare in cui è avvenuto il primo contatto con i migranti.
Ai magistrati agrigentini fa appello il Cir (Consiglio italiano dei rifugiati) che ricorda che negli ultimi anni migliaia di rifugiati e migranti sono stati salvati nel Mediterraneo da forze militari italiane: «Ora chiediamo che sia fatta immediatamente un´indagine per chiarire gli eventi della notte tra il 30 giugno e il 1 luglio e che i responsabili di eventuali reati siano identificati. Chiediamo anche che il Parlamento sia tempestivamente informato». La politica di respingimento di rifugiati e richiedenti asilo verso la Libia deve subito cessare, ha dichiarato, Christopher Hein, direttore del CIR. «Non è tollerabile che il Canale di Sicilia diventi una zona franca in cui nessuna legge è rispettata».

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