Metodo Italia: lite con l’Europa
Manifesto 25/8/09
MIGRANTI
Il ministro Frattini, ex commissario europeo, se la prende con l’Unione che «non fa abbastanza». La risposta: «Noi lavoriamo. Lui dovrebbe saperlo»
Alberto D’Argenzio
È polemica tra Roma e Bruxelles, il modo migliore per evitare le responsabilità. Franco Frattini, immemore di quanto ha fatto o, a questo punto, di quanto non ha fatto nei suoi anni europei, attacca a gamba tesa la Ue, rea di saperci fare a parole, ma non a fatti. «L’immigrazione – ha detto l’ex commissario domenica al meeting di Rimini – è un problema europeo non può essere lasciato ai soli paesi che sono alle porte dell’Europa, ma la Ue per ora si è limitata a degli impegni senza alcuna risposta concreta». Il ministro degli esteri se la prende anche con Malta, che non cede il controllo sui suoi 250 mila kmq di acque territoriali, in sostanza spande responsabilità il più lontano possibile dal suo governo. Da Bruxelles la risposta arriva pronta e secca: «l’Unione europea e la Commissione stanno facendo molto, stiamo lavorando con molta determinazione, ma i problemi di questo tipo non si risolvono in una notte», ha risposto Dennis Abbot, uno dei portavoce di Barroso. Di concreto al momento c’è l’operazione Nautilus di Frontex, l’agenzia per il controllo delle frontiere esterne, che vede impegnati uomini e mezzi nel Canale di Sicilia, con compiti e mandato però ben inferiori a quelli degli italiani.
«Frattini – insiste Abbot al telefono – è un ex-membro della Commissione e comprende la situazione, come tutti qui comprendono la sua frustrazione, ma così come Frattini prima, ora Barrot (suo sostituto, ndr) sta lavorando per trovare delle soluzioni pratiche». La questione della suddivisione dei richiedenti asilo (ma solo loro) tra tutti i 27 figura da anni nell’agenda comunitaria, ma fino ad ora con pochi risultati. A frenare sono stati soprattutto i paesi del centro e nord Europa. «È vero – ammette Abbot – che ci sono paesi meno decisi, ma al vertice di giugno tutti i capi di stato e di governo hanno sottoscritto le conclusioni in cui si parla di solidarietà tra Stati membri e di determinazione nella risoluzione del problema». E così, secondo gli impegni presi prima dell’estate, il prossimo 2 settembre Barrot presenterà un programma di condivisione dei richiedenti asilo tra i 27, ma, va sottolineato, qualsiasi «trasferimento» di rifugiato sarà rigorosamente su base volontaria, ossia ogni Stato deciderà se aderirvi o meno. Un concetto sottolineato ieri dal ministro all’Immigrazione svedese Tobias Billstroem. Già nei mesi scorsi Barrot aveva lanciato l’idea di un Ufficio europeo per i richiedenti asilo che funzionasse come un sistema di coordinamento e trasferimento tra i 27, il tutto sempre e comunque su base volontaria, ed aveva fatto praticamente sua la proposta leghista di esternalizzare ai paesi del nord Africa la pratica della raccolta e valutazione delle domande di asilo. Su questo aspetto, che chiama in causa l’accordo Italia-Libia, Bruxelles «sta ancora aspettando – spiega Abbot – i particolari dell’intesa». Sempre per settembre è attesa una prima bozza per la riforma completa del sistema di asilo nella Ue. Conoscendo l’Europa, pur con la precisazione della volontarietà nei trasferimenti, non sarà semplice arrivare ad un’intesa tra tutti i governi in tempi brevi, anche perché Barrot è un commissario a tempo (non verrà ripresentato da Sarkozy) e il nuovo esecutivo comunitario vedrà la luce a fine anno. Non va inoltre dimenticato che la normativa europea in gestazione riguarda solo chi arriva in Europa ed ha la fortuna di poter chiedere una qualche protezione internazionale, un collettivo di persone decimato dalla pratica tutta italiana dei respingimenti.
Chi vuole vederci chiaro, tanto sulla tragedia degli eritrei, quanto sui respingimenti, è la Commissione Libertà pubbliche del Parlamento europeo che la prossima settimana metterà in agenda la tragedia. Il gruppo di socialisti e democratici presenterà una richiesta di dibattito per la sessione plenaria di Strasburgo di metà settembre. Senza scordare che la Commissione attende ancora i chiarimenti di Roma sempre sui respingimenti. Ed Emma Bonino taglia corto: «incomprensibile la polemica di Frattini, la Ue non ha competenze sui flussi».
Tornando in Italia, dal Quirinale è giunta la conferma alla telefonata tra Napolitano e Maroni con la richiesta del primo di fare piena luce sui fatti e di rimanere al corrente degli sviluppi ed anche dei loro effetti sulle relazioni con Libia e Malta.

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