Brescia, algerino pestato dai vigili

Manifesto 25/8/09

RAZZISMO Dopo le botte, oggi lo processano

Luca Fazio
MILANO
Va bene che non è morto ammazzato, ma in un paese normale non sarebbe difficile trovare il modo di far fare il giro del mondo alla storia di Abdallah. Perché è esemplare anche se non ci sono filmati (peccato), perché disonora la città italiana che vanta il maggior livello di integrazione della popolazione straniera (ci hanno sempre raccontato così), e perché prima o poi bisognerà pur inventarsi qualcosa in mondo visione per reagire a «questo far west razzista» (sono le parole di Abdallah) dove i nostri ormai non arrivano più.
Il far west è una città dove la settimana scorsa, in base al nuovo regolamento di polizia urbana, una donna marocchina di 54 anni (in compagnia della madre di 83 anni) ha preso una multa di 100 euro perché si è seduta su un gradino di piazza della Loggia, la stessa città dove vengono multati i ragazzini stranieri che giocano a cricket nei parchi, dove esiste una norma che impedisce ai call center di esporre avvisi in lingua straniera, e dove ci sono circolari della polizia locale che legano il 70% dei premi di produttività al controllo degli «extracomunitari». Sì, è Brescia, il feudo del sindaco Adriano Paroli, vicino ai cattolici di Comunione e Liberazione, ma di fatto amministrata dal vice Fabio Rolfi, uomo che si è formato alla scuola Tosi-Borghezio.
Dunque sarà difficile liquidare il pestaggio brutale subìto da Abdallah Lakhdara («scrivi il cognome, non ho niente da nascondere») con la solita storiella delle mele marce. Venerdì scorso, 21 agosto, alle 12,30, il 38enne di origine algerina (ha il permesso di soggiorno e lavora come socio in una ditta di ristrutturazioni edilizie) stava andando in automobile alla moschea di via Corsica per il primo giorno di Ramadan. «Sono arrivato alla rotonda di via Dalmazia – racconta con un filo di voce – e i vigili bloccavano l’accesso alla strada dove potevo parcheggiare. Ho solo chiesto gentilmente dove potevo lasciare la macchina e un vigile mi ha risposto con un insulto dicendo che dovevo andarmene via. Gli ho detto che non poteva trattarmi così e allora ha cominciato a prendermi a pugni e a schiaffi attraverso il finestrino».
A quel punto, Abdallah Lakhdara, terrorizzato, ha preso il telefonino per chiamare i carabinieri e la sua socia. Una mossa che ha scatenato la reazione rabbiosa di quattro vigili urbani che l’hanno tirato fuori dalla macchina a forza. Di fronte a diversi testimoni, l’uomo è stato preso a calci e pugni e poi ammanettato. «Si sono comportati come dei razzisti, glielo leggevo negli occhi mentre mi picchiavano». La stessa situazione è stata descritta con queste parole da Veronique Laester ad un redattore di Radio Onda d’Urto: «Quando sono arrivata ho visto una scena che sembrava di un film, tre o quattro agenti della polizia locale stavano picchiando Abdallah e uno di loro lo stringeva forte sul collo facendogli mancare quasi il respiro, a quel punto sono intervenuta gridando fermi fermi lo state strangolando…».
Con le manette ai polsi, Abdallah è stato portato al comando dei vigili e rinchiuso per ore in una «stanza puzzolente di un metro per un metro che faceva paura», senza poter andare in bagno. Stava malissimo e solo verso le 18 è stata chiamata un’ambulanza per un ricovero al pronto soccorso: dieci giorni di prognosi per policontusioni da percosse e un trauma cranico, e un collare da portare per due settimane. «Mi hanno trattato come un cane, i colleghi dei vigili si avvicinavano per insultarmi, solo uno è stato gentile e mi ha detto che anche lì dentro avevo dei diritti, poi mi ha dato un foglio con un numero di telefono per cercare aiuto…». Bene. Allora vuol dire che al comando dei vigili di Brescia – magari tra gli iscritti alla Cgil funzione pubblica… – c’è ancora qualche mela sana.
Questa mattina alle 9,30, Abdallah Lakhdara, avvalendosi della difesa dell’avvocato Bossoni, sale sul banco degli imputati al Palazzo di giustizia di Brescia. Ad accusarlo c’è il verbale sottoscritto dai vigili Gabriele Uberti, Domenico Treccani, Franceso Pea e Giancarlo Trenta. In presidio, ci sono anche l’associazione Diritti per tutti e il Coordinamento immigrati di Brescia. Abdallah sa cosa sta succedendo agli stranieri che vivono in Italia e quasi non ne vorrebbe fare una questione personale: «Aiutateci, vi prego».

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