Poveri e senza casa, ora è allarme

Repubblica 24/8/09
L´Associazione San Marcellino: “Troppi tagli ai fondi dei servizi sociali”

Un numero sempre crescente di casi Nuova struttura di accoglienza pronta a novembre
NADIA CAMPINI
NON chiamateli «barboni». Vivono ai margini della civiltà, finiscono sui giornali solo quando ne muore qualcuno per il grande freddo, come è accaduto l´inverno scorso a Babu, sui gradoni del Carlo Felice, ma prima di tutto i senza-tetto, o meglio, i «senza-dimora», come preferiscono definirli all´Associazione San Marcellino, dove li conoscono uno per uno, sono in crescita e sono la spia di un disagio sempre più diffuso nelle nostre città, disagio che non è solo economico, ma anche esistenziale. «Nel 2000 si sono rivolti ai nostri centri di ascolto 642 persone, per un totale di 8894 contatti – racconta Danilo De Luise, responsabile dei Servizi per San Marcellino – nel 2002 erano già 713 persone, per 10.997 contatti, nel 2004 siamo arrivati a 846 per 13.792 contatti, da allora questo numero è stato abbastanza stabile, nel 2008 ad esempio le persone erano 811 ma sono cresciuti i contatti, più di 17.000. Questa tendenza di crescita ha anticipato la crisi economica, fungendo da spia sul tipo di rischi che questo tipo di società correva. «
Un censimento attuale di tutti i senza dimora in città non esiste, l´unico complessivo risale al 1996 e parlava di 1850 persone che versavano in questa condizione, ma che il fenomeno complessivo sia in crescita lo dicono tanti altri indicatori, in primo luogo l´affollamento delle persone che bussano ogni giorno alle mense per i poveri allestite essenzialmente dalle strutture religiose, quelli che si presentano al dormitorio comunale del Massoero, che l´inverno scorso ha aumentato il numero dei posti disponibili, o bussano alle altre accoglienze religiose, come l´Auxilium. «Ci sono tante situazioni ai limiti – racconta De Luise – pensionati ad esempio che non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese, ma è anche vero che a determinare la condizione dei senza-dimora sono tante cause messe insieme, in primo luogo il fattore economico, ma poi via via tutti i contatti che vengono a saltare, dalla rete sociale alla famiglia, fino a quando il soggetto perde il collegamento anche con la sua identità». E finisce in strada.
L´identikit di queste persone parla in prevalenza di uomini, con un´età media di circa 40 anni, spesso con problemi psichiatrici, a volte con dipendenze, più da alcol che da droga, gli ultimi dati disponibili come provenienza geografica, quelli del 96, fotografano un 36% di liguri, un 37% provenienti dal Sud e dalle isole, il 20% dal centro e dal resto del Nord Italia, solo un 7% di non italiani, anche perché per l´immigrato dormire in strada o in stazione è spesso solo una condizione transitoria legata ai problemi economici, ma non si accompagna a tutto il contorno di problematiche sociali e psicologiche di questo tipo di popolazione.
Per avvicinarsi a queste persone San Marcellino ha anche un´unità di strada che gira nelle notti d´estate due volte la settimana e d´inverno tutte le notti e funziona soprattutto da primo contatto, poi in centro storico c´è la prima accoglienza, un centro diurno con docce, lavatrici colazioni e l´accoglienza notturna per un massimo di 15 giorni.
Sopra la Nunziata si sta ristrutturando invece il Crocicchio, che dovrebbe essere pronto da novembre per accogliere per un massimo tre mesi 23-24 persone, altre strutture più piccole, in piazza Manin, il Boschetto, serve per periodi di accoglienza più lunghi e funziona come una comunità dove si impara piano piano a cavarsela di nuovo da soli, e il progetto si completa con la comunità residenziale Il Ponte, il tutto seguito da 500 volontari e una trentina di operatori sociali. «E queste strutture sono sempre piene – conclude De Luise – il problema vero è che servirebbe un impegno forte sulla prevenzione, per evitare che le persone arrivino a queste condizioni estreme, e i servizi sociali si danno da fare, ma con i tagli degli ultimi anni non ci sono più fondi».

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