Naufraghi, il caso Malta

Manifesto 23/8/09
«Non firmeremo alcun accordo con l’Italia». Dopo la tragedia dei 73 eritrei morti in mare, il ministro degli esteri Franco Frattini chiede a Malta di ridurre la sua zona Sar: «È troppo grande». Ma i maltesi rispondono picche. Dietro ci sono molti interessi economici e petroliferi
Cinzia Giubbini
ROMA
«Non firmeremo, nonostante le pressioni». Torna a stridere la diplomazia tra Italia e Malta. Alla base di nuovo l’immigrazione e lo scarica barile tra i due paesi quando si tratta di soccorrere i barconi carichi di immigrati. Anche nel caso del gommone che trasportava 78 persone, giunto a Lampedusa con soltanto cinque di loro a bordo, le autorità maltesi ammettono con apparente tranquillità di averli aiutati ma che «sono stati loro a rifiutare il nostro soccorso perché volevano raggiungere Lampedusa, così li abbiamo scortati fino alle acque italiane». La versione maltese contrasta con quanto affermato dai migranti, i quali non avevano neanche capito che quella nave da cui hanno ricevuto acqua e salvagenti appartenesse a uno stato europeo. L’atteggiamento maltese non fa che rinfocolare la polemica con l’Italia. E ieri in un’intervista con il Corriere della Sera il ministro degli esteri italiano Franco Frattini ha finalmente tirato in ballo una questione concreta e di peso, di cui finora si è sempre parlato a mezza bocca: «Malta firmi l’accordo sul quale trattiamo da dieci anni: rinunci a un pezzo della sua Sar. E’ troppo estesa per i mezzi che hanno a disposizione». Nel pomeriggio, la risposta dell’omologo maltese Tonio Borg. Un rifiuto che sembra non ammettere repliche.
L’acronimo Sar significa ricerca e salvataggio (search and rescue). Ogni paese con un litorale ne ha una. Quella di Malta è spropositata: circa 250 mila chilometri quadrati. Ovvero 750 volte il suo territorio che misura 253 chilometri di costa. Ma il punto politico è un altro: l’isola-stato ha proclamato in modo unilaterale tale estensione. E i suoi confini vanno a cozzare tanto con la Tunisia che con l’Italia: di qui le frequenti liti su chi debba uscire in mare per soccorrere un barcone avvistato. Oltretutto Malta ha deciso che essa debba coincidere perfettamente (questione più che aperta sotto il profilo giuridico) con la sua zona Fir – la regione informazioni volo. Quest’ultimo è uno spazio aereo non controllato in cui lo stato referente garantisce assistenza agli aerei commerciali che lo sorvolano. In pratica, una compagnia aerea privata che passi nella Fir di Malta deve pagare una tariffa, che è piuttosto elevata visto che tanto più grande è la Fir – dunque la durata dell’assistenza – tanto più si paga. Notare che la zona Sar e la zona Fir maltesi si adagiano proprio nel centro del Mediterraneo, dunque una zona strategica e ad alto traffico. si parla di milioni di euro incassati ogni anno.
Ma se Malta difende con le unghie e con i denti la sua zona Sar ci sono anche altre ragioni. Sempre strettamente economiche. La immensa zona Sar maltese coincide quasi completamente con la sua zona contigua. Questa è una porzione di mare che può estendersi oltre le acque territoriali, e sui quali il paese referente può imporre le proprie leggi in materia di sicurezza ma anche fiscale e doganale. Finora, nel Mediterraneo – un mare su cui le dispute non finiscono mai – l’hanno proclamata solo un pugno di paesi, oltre a Malta (tra gli altri, Francia, Cipro e Marocco).
Anche se la zona Sar teoricamente non ha niente a che fare né con la zona Fir, né con le acque contigue – nel senso che un pese può decidere di avere una grande zona Fir e una piccola zona Sar, e lo stesso vale per la zona contigua – bisogna mettersi nei panni dei maltesi: comandano su una terra piccolissima, non hanno nulla da mettere sul piatto della bilancia quando si tratta di negoziare, e quindi qualsiasi cosa gli appartenga se la tengono stretta. «Fa parte dell’eredità del nostro passato coloniale, e non rinunceremo neanche a un pezzo», ha dichiarato pochi mesi fa il ministro dell’Interno Misfud Bonnici.
Ma è chiaro che oltre all’orgoglio storico qui tintinna il portafoglio. Tanto più che in tutta questa storia c’entra anche il petrolio. Malta ha infatti un contenzioso aperto da anni sulla questione proprio con la Libia – altro paese con cui si tratta anche sul tavolo dell’immigrazione. La zona su cui si litiga senza trovare una soluzione è la Medina Bank. Ma è anche il controllo dell’immigrazione nella Sar che porta soldi a Malta. Il paese di lingua inglese, infatti, ottiene più finanziamenti dell’Italia dal «Fondo per il controllo delle frontiere esterne» avendo avuto il riconoscimento di ben 1.183 chilometri di costa (proprio in base alla Sar) mentre l’Italia ne ha ottenuti solo 1.657. Eppure, spesso, è l’Italia che interviene (e paga) quando si avvistano barconi in mare. E non potrebbe essere altrimenti. Malta non ha mezzi. Al suo attivo ha soltanto nove motovedette. Una di queste, che andrà in pensione a dicembre, è del 1972. La utilizzavano gli Stati uniti in Vietnam.

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