I figli dell’immigrazione vincono l’Europeo U15. «Titolo dedicato a Bossi»
Manifesto 23/8/09
CRICKET
Matteo Patrono
Se per colpa di una legge razzista e senza senso, il giovane attaccante dell’Inter Mario Balotelli ha dovuto aspettare di compiere 18 anni per diventare cittadino italiano e vestire la maglia della nazionale, dal cricket arriva una piccola grande lezione per lo sport e la società italiana. Una banda di azzurrini non ancora quindicenni ha vinto a Rastignano (nel Bolognese) il Campionato europeo di II divisione, superando in finale l’Isola di Man per 163 a 59. Dei 13 neo-campioncini, solo uno è italiano al 100%: Edoardo Scanu, un ragazzino sardo che gioca nel Capannelle Cricket Club di Roma. Tutti gli altri sono figli di immigrati: due anglo-italiani, cinque bengalesi, due pakistani, due indiani e uno dello Sri Lanka. Il presidente della Federcricket, Simone Gambino, ha festeggiato con un messaggio che più chiaro non si può. «Dedichiamo il titolo a Umberto Bossi perché questa vittoria dimostra che non è vero che gli extracomunitari danno solo guai, ma danno anche lustro all’Italia. E credo che i ragazzi conoscano persino l’inno di Mameli». Due di loro hanno già acquisito il passaporto italiano, gli altri faranno come Balotelli ma per fortuna le regole del cricket sono state ammorbidite per consentire a tutti di giocare e di rappresentare il paese in cui sono nati.
Il cricket lo inventarono gli inglesi nel 16esimo secolo per poi diffonderlo a macchia d’olio nelle ex colonie dell’Impero britannico. Secondo gli annali, la prima partita sul territorio italiano fu giocata addirittura nel 1793, a Napoli, tra due squadre formate dagli equipaggi della flotta di Lord Nelson, col patrocinio di un colonnello dell’esercito borbonico, tal Maceroni. Un secolo dopo, la prima squadra di calcio italiana prese il nome di Genoa Cricket & Football Club perché tra estate e inverno era solita alternare i due sport. A lungo sport sconosciuto e per pochi intimi, il cricket ha iniziato a diffondersi davvero in Italia con l’immigrazione dai paesi del sud-est asiatico: prima i padri, poi i figli, nei parchi e sui prati di periferia. Squadre differenziate su base etnica, sparpagliate tra Lazio, Veneto, Emilia, Toscana e Lombardia.
I 13 ragazzi che hanno trionfato a Rastignano giocano in prevalenza in squadre del nord Italia (tre di Bologna, due di Milano, una di Trento e una di Venezia). Un altro sorriso per il presidente Gambino. «Tra di loro parlano più in dialetto che in italiano. È il primo titolo europeo nella storia del cricket azzurro, un fenomeno che fonde emigrazione italiana all’estero ed immigrazione in Italia, sintetizzando in modo unico la storia sociale dell’ultimo secolo del nostro paese». All’Europeo, hanno partecipato oltra agli azzurri sette squadre: Belgio, Francia, Germania, Gibilterra, Isola di Man, Israele e Svizzera. Tutte messe in fila dai nostri, tra i quali ha spiccato il talento di Harpreet Singh, un sikh indiano di Mondovì (Cn) che gioca a Varese. In un’estate segnata dalle figuracce del calcio, del basket e dell’atletica (sport nei quali l’unica via di integrazione sembra essere quella degli oriundi, scippati grazie a avi di dubbia provenienza o matrimoni che fanno felici le Federazioni), il cricket irrompe come una piccola isola felice che dovrebbe far riflettere chi governa lo sport e non solo. «A livello seniores siamo 27esimi al mondo su 116 – conclude Gambino – e questo successo dimostra che siamo sulla strada giusta. Gli altri puntano sugli oriundi, noi sui ragazzini. Il nostro è il primo grande risultato dal lato immigratorio».

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