Stranieri, tra incertezza e paura di denunciarsi

Secolo XIX 07/08/2009
in aumento i migranti che si rivolgono alle associazioni
La norma che prevede la segnalazione degli stranieri ha creato panico. Il dramma delle colf
che perderanno il lavoro

«E SE FACESSI assumere uno dei miei muratori come badante per mio padre?». Non sono solo gli stranieri a chiedere informazioni alla vigilia dell’entrata in vigore del decreto sicurezza. Ci sono anche le famiglie italiane e i datori di lavoro. Che in alcuni casi si rivolgono alle associazioni che si occupano di migranti anche per chiedere se la nuova sanatoria, prevista per badanti e colf, può essere aggirata. Il mondo delle organizzazioni del settore è in fibrillazione. Agli sportelli delle sedi genovesi sono aumentati i migranti senza permesso di soggiorno che si presentano per chiedere informazioni.
«Il flusso è cresciuto, anche se meno del previsto – dice Rachid Khay, responsabile dell’Ufficio stranieri dell’Arci – Il paradosso è che la norma che prevede la segnalazione dei clandestini da parte dei pubblici ufficiali ha diffuso il caos: molti hanno paura persino a chiedere informazioni ai sindacati o alle associazioni».
«C’è soprattutto tanta confusione», conferma Patrizia Avellani, della Cgil. L’ufficio stranieri del sindacato da alcuni mesi distribuisce materiale informativo e organizza assemblee pubbliche dedicate alla comunità straniera: «Incontri a cui hanno partecipato una media di un migliaio di persone. L’avvicinarsi di questa data ha scatenato un panico generalizzato: siamo tempestati di domande che riguardano la sanità, il lavoro, la scuola. La situazione più triste che mi è capitata è quella di alcune badanti, che seguono da anni persone che non sono più in grado nemmeno di regolarizzarle, perché non hanno le condizioni di salute. I loro familiari le hanno abbandonate a loro stesse e queste donne non sanno cosa fare».
«Il dramma è che in una situazione del genere saranno di nuovo i furbi ad approfittarsene – dice con amarezza Kandj Nodu, originario del Senegal, responsabile del Centro servizi integrato per stranieri di via del Molo, struttura convenzionata con il Comune di Genova, un punto di riferimento per la comunità straniera genovese. Da quando si è cominciato a discutere del decreto sicurezza e della seguente sanatoria gli uffici di via del Molo ricevono una media di cento persone al giorno, che chiedono informazioni sul decreto sicurezza e sulla procedura di regolarizzazione.
«C’è tanta paura – spiega Nodu – Sia tra chi rimarrà irregolare, perché fa un lavoro che non rientra nella sanatoria, sia tra le colf: il timore è di denunciarsi alle autorità e non riuscire a farcela lo stesso. Si sono rivolte a noi anche badanti che perderanno il lavoro, perché le famiglie in cui prestano servizio hanno già fatto sapere loro che non vogliono pagare i contributi. Non è chiaro se la sanatoria comprenderà anche chi denuncia il proprio superiore, perché non lo vuole mettere in regola».
Secondo le stime della Cgil e della comunità di Sant’Egidio, numeri ricavati incrociando varie statistiche ufficiali, le badanti da regolarizzare a Genova potrebbero arrivare a 15mila. «Si respira un clima di grande incertezza tra gli immigrati perché nessuno sa dire loro cosa succederà davvero – dice Claudio Bagnasco, della Comunità di Sant’Egidio – E a parte le cifre e gli aspetti tecnici della nuova legge, c’è un fattore culturale che ha reso l’atmosfera molto pesante: l’introduzione del reato di clandestinità implica una crescente ostilità verso lo straniero e quindi una maggiore insicurezza per chi vive in questa condizione. Viene a mancare la prospettiva di un futuro e alcuni persone che seguiamo sappiamo che emigreranno in altri Paesi dove lavorano già dei parenti».
C’è un altro aspetto che fa discutere del decreto sicurezza: una delle misure più contestate è quella che riguarda le cure mediche. «Da alcuni mesi, da quando si è cominciato a parlare del testo e non era ancora stato approvato in maniera definitiva – racconta Adele Comelli, oncologa pediatrica in pensione, oggi volontaria nell’Ambulatorio per bambini stranieri di Salita San Siro – Le donne che si rivolgevano a noi sono drasticamente calate, in particolare quelle di nazionalità africana».
Comelli è anche membro della onlus Confederazione ligure dei diritti del malato Maria Chighine, che di recente, come molte associazioni, ha condannato il provvedimento del governo: «È anticostituzionale, perché non permette di garantire cure adeguate. E provocherà il moltiplicarsi di “inconsapevoli untori”, persone che smetteranno di curarsi perché irregolari e diventeranno un rischio per tutti».
Marco Grasso
grasso@ilsecoloxix.it

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