È estate, le ronde rimandate a settembre

Manifesto 7/8/09

SICUREZZA

Domani scatta il decreto Maroni
Stefano Milani
Anche per il rondista più duro e puro, come quello padano che difende con le unghie e con i denti il suo centimetro di territorio indossando la sua bella pettorina verde Lega, l’estate è una cosa seria. È infatti tempo delle sospirate vacanze e così, almeno per tutto agosto, «sicurezza» e «legalità» possono aspettare. Complice l’afa di questi giorni, ora si pensa solo al sole, al mare, al relax. Perciò l’entrata in vigore del decreto Maroni – previsto per domani e che legalizza le ronde su tutto il territorio nazionale – ha tutto il sapore del varo di una nave il cui interno è ancora da allestire.
Certo non aiuta neanche la «troppa burocrazia del Viminale», come lamentano alcuni aspiranti volontari padovani obbligati a presentare una serie di documenti e garanzie, neanche stessero compilando il 740. Tra certificati medici rilasciati dalle Asl di «buona salute fisica e mentale», iscrizione in Prefettura con tanto di carta bollata e attestati di istruzione, ottenere il tanto agognato nullaosta di «volontari della sicurezza» è tutt’altro che scontato. E poi ci sono da comprare gli «strumenti del mestiere»: pettorine fluorescenti, torce e walkie-talkie. E coi negozi «chiusi per ferie», tutto ciò diventa davvero arduo.
Sembra uno scherzo, ma mettendo tutte queste complicazioni una di fila all’altra si riesce a rendere docile agnellino anche il leghista più bramoso di giustizia fai da te. Che preferisce rimanere in coda in autostrada piuttosto che davanti agli sportelli delle Prefetture per iscriversi all’«albo rondista». D’altro canto lo stesso vice sindaco di Milano con delega alla sicurezza, Riccardo De Corato, convinto sostenitore degli uomini con la casacca, l’aveva ampiamente previsto: «Per le ronde se ne riparlerà a settembre». Ufficialmente «in attesa che siano chiariti il ruolo e i requisiti delle associazioni di volontari». Ufficiosamente perché «sono tutti in ferie». A Verona, dove il sindaco Tosi ancora sta ancora brindando all’«eccellente provvedimento del governo», la musica non cambia. Ad oggi nella Prefettura scaligera non si registrano domande di avvio pratica per novelli rondisti. Ma qui, fa presente il Comune, il «servizio di sicurezza» è già in funzione, partito a novembre dello scorso anno «con ottimi risultati».
A Trieste il sindaco Roberto Di Piazza è invece disperato. Vorrebbe le ronde anche sugli autobus («C’è stata un’impennata di furti sui mezzi pubblici ai danni delle persone anziane»), ma finora nessun suo concittadino s’è fatto avanti concretamente. E se fanno fatica a partire nelle roccaforti leghiste figuriamoci nelle città dove i primi cittadini hanno già detto che di ronde non vogliono nemmeno sentir parlare. Dopo il «no» secco di Michele Emiliano (Bari), Flavio Del Bono (Bologna), Matteo Renzi (Firenze), arrivano quelli del primo cittadino di Genova, Marta Vincenzi, (che preferisce «una forma di sicurezza partecipata, con i tutor d’area e le guardie ecologiche») e quello del collega di Cremona, Oreste Perri che, nonostante sia stato eletto con l’appoggio del Pdl e della Lega Nord, non asseconda affatto la proposta del Viminale. «Per ora – dice – abbiamo migliorato il coordinamento con prefettura e forze dell’ordine e abbiamo rivisto gli orari di lavoro della polizia municipale».
E poi ci sono gli ibridi, gli indecisi. E i puristi linguistici, quelli che alla denominazione «ronda» preferiscono la locuzione «volontario cittadino». L’ha coniata per l’occasione il sindaco di Roma Gianni Alemanno che sogna le strade dell’Urbe piene di arzilli vecchietti col fratino e paletta che, tra un attraversamento pedonale e l’altro davanti alle scuole, diano un’occhiata anche ai malintenzionati. Oppure c’è chi ancora si contorce nel dubbio se adottarle o meno. Come il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che non chiude del tutto la porta, l’importante, dice, «che siano nel solco dei City angels».

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