Decreto sicurezza, processi impossibili

Secolo XIX 07/08/2009
clandestini
Il caos è sovrano alla vigilia dell’entrata in vigore della legge. I giudici di pace: «Siamo pochi, non ce la faremo»
A UN GIORNO dall’ora X (quasi) nessuno sa che pesci pigliare. E l’applicazione d’una norma-chiave del pacchetto sicurezza appena diventato legge – il reato di clandestinità fortissimamente voluto dalla Lega – rischia di naufragare in un mare di contraddizioni, proteste, organici e competenze carenti. Perché se già era complesso gestire fermi, identificazioni e accompagnamenti con la “vecchia” Bossi-Fini, le cose rischiano di complicarsi enormemente in un periodo – l’inizio di agosto – poco “effervescente” sul fronte giudiziario e però coincidente con una novità comunque clamorosa, se non altro per l’aspetto simbolico.
Il problema numero uno è rappresentato dalle nuove competenze in materia di clandestinità. Da domani, infatti, sarà un reato semplicemente circolare in Italia senza avere un permesso di soggiorno, mentre prima lo si commetteva solo se non si eseguiva l’ordine (amministrativo) di lasciare il territorio italiano emesso in precedenza da un questore. Come dire che adesso c’è il cartellino rosso diretto, al contrario in passato si passava attraverso una specie di ammonizione.
OGNI immigrato irregolare intercettato dalle forze dell’ordine (anche se non si è macchiato di nessun altro reato) dovrà quindi essere processato. L’udienza sarà per «direttissima», davanti un giudice di pace. E su questo punto l’associazione di categoria (Unagipa), in un documento di trenta pagine redatto a inizio luglio e base di un’agitazione nella settimana fra il 13 e il 18 del mese scorso, è stata lapidaria: «L’ulteriore incremento del carico di lavoro – hanno scritto in una nota – rischia di mandare letteralmente in tilt il sistema». A maggior ragione in una città come Genova, dove i giudici di pace in servizio sono dodici in tutto, non sempre a tempo pieno e dove gli organici non vengono rimpolpati da tempo immemorabile. Il riflesso? La “priorità” da attribuire ai processi per clandestinità rischia di spedire alle calende greche altre cause importantissime per i comuni mortali (non clandestini): i contenziosi sulle multe stradali ritenute ingiuste, per esempio, o le beghe di vicinato che spesso rappresentano il pane dei »non togati». Logico che se questi ultimi saranno sommersi da migliaia di denunce per clandestinità, non potranno più occuparsi del resto. Senza dimenticare che la riforma del processo civile in vigore dai primi di luglio (come descritto in un’inchiesta del nostro giornale) ha già prodotto un aggravio di fascicoli sui soliti giudici di pace. Risultato, le nuove competenze rischiano di emarginare definitivamente i casi più”poveri”.
Ancora sulla clandestinità. È in qualche modo quantificabile il sovrappiù di cause? Gli ultimi studi della questura in materia di sicurezza certificano una presenza, in provincia di Genova, approssimativamente di trentamila clandestini. Molti lavorano come colf e badanti e potrebbero quindi beneficiare della sanatoria di settembre (e pure su questo non si capisce bene cosa succederà durante l’ “interregno”). Parlare di numeri è comunque rischioso: lo stesso prefetto di Genova Anna Maria Cancellieri ammette che una stima davvero attendibile è impossibile.
A questo punto decisivo risulterà l’atteggiamento della questura, e pure su questo fronte lo “specifico” genovese è ricco di contraddizioni. È possibile, infatti, arrestare il “semplice” clandestino (quello che ha i documenti, ma non il permesso di soggiorno e nessun precedente penale)? No. E però parrebbe possibile accompagnarlo in questura per identificarlo, in qualche modo trattenerlo fino al processo per direttissima che con la “vecchia” Bossi-Fini non avrebbe subito. Si può davvero fare? Forse. Più semplice sarebbe usare ancora la “vecchia” Bossi-Fini e procedere con un’espulsione amministrativa. In questo caso, tuttavia, servirebbe la disponibilità di un aereo, immediata, altrimenti si ricade (anche qui, forse) nel vecchio caso dell’ordine di espulsione: un foglietto virtuale che diventa carta straccia perché non obbedisce nessuno.
«PRIMA di fasciarci la testa – insiste il questore Salvatore Presenti – aspettiamo. Io ribadisco l’impostazione che già avevo accennato nelle scorse settimane: non ci sarà nessuna caccia al clandestino, nessuna crociata. Continueremo a svolgere tutti i compiti di controllo della sicurezza pubblica che ci vengono richiesti dalla cittadinanza, e come sempre cercheremo di applicare le nuove leggi. Senza smanie di protagonismo». È possibile che il nuovo ginepraio di norme produca l’effetto opposto, ovvero “sconsigliare”ad agenti e ispettori di avventurarsi in controlli che prima non avrebbero complicato così tanto la vita? Presenti ci scherza: «Non siamo così machiavellici. Semplicemente, applicheremo le norme nel miglior modo possibile, ovviamente migliorando con il tempo».
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