«Ora le badanti, ma giusto sanare gli altri lavoratori»
Manifesto 7/8/09
INTERVISTA
Il prefetto Morcone: «Tutto pronto per la regolarizzazione»
Cinzia Gubbini
ROMA
Ieri le ultime riunioni per mettere a punto le modalità di pagamento. Ma al primo piano del Viminale è (quasi) tutto pronto per accogliere le domande di regolarizzazione di colf e badanti. Lavoratori senza permesso di soggiorno che alleviano le fatiche e le preoccupazioni di migliaia di famiglie. «Clandestini» che nemmeno il governo del pacchetto sicurezza e delle ronde ha potuto ignorare. Dal primo fino al 30 settembre i datori di lavoro possono far emergere – come si dice in gergo – i lavoratori che hanno impiegato in nero. Il provvedimento approvato con il decreto anticrisi riguarda anche italiani e comunitari, ma è evidente che il vero «target» sono gli extracomunitari. Requisito principale: essere entrati in Italia tre mesi prima dell’approvazione della legge. La pratica costerà 500 euro e l’invio della documentazione avverrà per via telematica. Una modalità già sperimentata con il passato decreto flussi. A dirigere allora come oggi tutta l’operazione è il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione, che si dice favorevole ad estendere la regolarizzazione anche agli altri lavoratori.
Come vi siete organizzati?
Abbiamo adeguato il sistema informatico per la regolarizzazione, cercando di semplificare le procedure. Abbiamo inoltre coinvolto tutti gli attori che in queste situazioni si occupano di aiutare le persone: patronato, associazioni e sindacati che sono accreditati presso il ministero. Ma quest’anno c’è una novità: scenderanno in campo anche i servizi sociali dei Comuni. E’ un modo per rendere il servizio più capillare.
Il cosiddetto «click day», cioè la presentazione delle domande per i flussi del 2007, presentò alcune criticità…
E’ vero ci sono delle rigidità , ma fu anche un successo. Io sono uno sponsor del sistema informatico. Garantisce una trasparenza assoluta. Faccio un esempio: se perfino un’alta carica dello stato mi chiedesse di «aggiustare» una pratica, io non potrei farlo. E’ vero: ho la chiave per accedere al sistema. Ma lascerei una traccia. Dunque, è un sistema equo e pulito. Nel caso della regolarizzazione ci sono due elementi favorevoli: manca un limite di quota. Quindi, non c’è un ordine cronologico da rispettare. Questo deve essere chiaro: non c’è alcuna ansia di arrivare tra i primi. Tutte le pratiche verranno esaminate allo stesso modo. In più, ci sono trenta giorni di tempo per presentare le domande, ma anche per correggere eventuali disfunzioni.
Quante richieste vi aspettate?
Tra le 500 e le 600 mila.
Chi ha ricevuto un’espulsione può partecipare?
Sì, a meno che non sia stato espulso per ragioni di sicurezza, o non abbia una condanna per reati per i quali è previsto l’arresto in flagranza. Tutti gli altri possono partecipare. E, anzi, faccio un appello anche ai media, affinché diffondano un’informazione corretta che sconfigga le paure ingiustificate.
Di sicuro non tenteranno soltanto colf e badanti.
È probabile, ma i controlli saranno seri.
Ma ora cosa può succedere a un immigrato senza permesso di soggiorno che viene fermato?
Se ha intenzione di partecipare alla regolarizzazione fino al primo settembre può al limite essere segnalato all’autorità giudiziaria, ma non può essere espulso. Poi, dovrà dimostrare di aver partecipato alla regolarizzazione e a quel punto tutti i provvedimenti penali e amministrativi sia contro l’immigrato che contro il datore di lavoro sono sospesi fino alla definizione della domanda.
Non temete che tutti cercheranno di infilarsi in questa scia?
Fare i furbi non conviene, per chi dichiara il falso le pene sono pesanti: la reclusione fino a sei anni.
Cosa pensa della proposta di estendere la regolarizzazione anche a chi lavora in altri settori?
Credo che non si possa far finta di non vedere che interi rami di attività, dall’agricoltura all’edilizia, vengono portati avanti dagli immigrati. Immigrati che spesso sono senza permesso di soggiorno. A richiederli sono gli stessi imprenditori. Ma questo fa parte di un dibattito politico che non mi compete. Vedremo quali saranno le decisioni..
Ma in tanti gridano allo scandalo: un’altra sanatoria…
Io credo che la strada più giusta e più corretta sia una efficace politica dei flussi. Superando qualche collo di bottiglia dell’attuale normativa sarebbe possibile far partecipare queste persone in condizioni di parità allo sviluppo del nostro paese, portando un po’ di prosperità anche al loro. Questo è il tema. Poi gli stop and go degli ultimi anni hanno portato a una condizione di allarme soprattutto nel settore della cura famigliare. Ma flussi regolari e realistici permetterebbero a questi lavoratori di vivere in Italia in una condizione di legalità.

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