La Lega: “Non basta il Tricolore vogliamo le bandiere regionali”
Repubblica 6/8/09
Proposta di modifica costituzionale, ma il Pdl dà l´alt
I lumbard vogliono pure gli inni locali. Il Pd: “sono solo sciocchezze. Siano più seri”
LUCIANO NIGRO
ROMA – Il Tricolore? Non basta più. La Lega Nord vuole le bandiere delle regioni. Scritte nella Costituzione. E anche gli inni, ancorché rari e praticamente sconosciuti. «Sono simboli identitari della nuova Italia federalista» proclama il capogruppo del Carroccio in Senato Federico Bricolo che ha presentato un disegno di legge per cambiare l´articolo 12 della Carta costituzionale. «C´è una lacuna inammissibile – protesta – che va colmata al più presto». E scoppia un nuovo parapiglia nella maggioranza, nella scia delle liti sull´esame di dialetto o di lingua locale per sbarrare l´invasione dei prof sudisti, sugli Alpini da trasformare in esercito del nord, sul «ritiro dei nostri ragazzi» dall´Afghanistan, dai Balcani e dal Libano, sugli stipendi del Settentrione diversi da quelli del Mezzogiorno.
L´ultima provocazione del Carroccio, impegnato nelle feste estive del popolo padano, ha l´aspetto di una mossa a tavolino. Bricolo rispolvera un progetto di un anno fa e, già prevedendo l´ira dei colleghi del Pdl e del centrosinistra, lo accompagna con una nota: «Le critiche sono infondate perché la proposta non è contro qualcosa o qualcuno». Le reazioni infatti non tardano. Prima soft, con il capogruppo al Senato che invita a sdrammatizzare. Poi più dure. Italo Bocchino, numero due dei deputati del Pdl, ex An, bolla quella di Bricolo come «pura propaganda di cui non si sentiva bisogno. Se pensano a una modifica costituzionale per questo non conoscono il paese né la politica italiana». Per il collega Carmelo Briguglio non «si devono sottovalutare scelte che possono disgregare il paese». La buttano in burla, invece, l´altro vicepresidente dei deputati pdl, Osvaldo Napoli («Complimenti a Bricolo per il fiuto giornalistico, una trovata che riempirà i giornali») e il ministro Gianfranco Rotondi: «La mia risposta? Viva il Tricolore». Meno divertito il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio che dalla città che dato i natali alla bandiera difende «un simbolo di fratellanza, nato per unire e non per dividere». Del resto, ricorda Delrio, «la Lega paragonò il Tricolore alla carta igienica». Irritato pure il segretario del Pd Dario Franceschini: «Invece di affrontare la crisi, ieri le gabbie salariali e oggi le bandiere regionali. Ma il governo ha tutto questo tempo da perdere?». Per il dipietrista Massimo Donadi quello della Lega è solo «un colpo di sole».
La Lega, però, non lascia solo il capo dei suoi senatori. Con l´appoggio dell´autonomista siciliano Carmelo Lo Monte («Siamo d´accordo: nella Costituzione i simboli identitari di ogni regione»), lancia nella mischia due ministri. Per Luca Zaia le polemiche vengono da «sepolcri imbiancati» che «considerano la nazione un museo». E Roberto Calderoli rilancia: «È giusto che ci sia una bandiera unitaria, ma è giusto che tutti abbiano le loro bandiere e i loro inni. A meno che non vogliano toglierci l´identità. E allora la cosa cambierebbe».
Il crescendo leghista preoccupa la presidente della regione Piemonte. «Il governo intende svilire le manifestazioni per i 150 anni dell´unità d´Italia perché subalterno alla Lega – sostiene Mercedes Bresso – che con la sua grettezza sta cercando di sbranare il paese». Un timore che il capogruppo del Carroccio alla Camera Roberto Cota smentisce fino a un certo punto: «Pretendere celebrazioni elefantiache in un momento così delicato stride con il sentire comune».

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