La Lega: nel Tricolore i simboli delle Regioni
Secolo XIX 6/8/09
Proposta per cambiare la Costituzione: è polemica
ROMA. Nella lista delle infinite lamentele leghiste contro lo Stato «centralista e romano», ora è finita anche la bandiera. Il vessillo tricolore, il simbolo dell’unità nazionale, che al Carroccio non piace. O perlomeno non basta più, visto che la Lega ieri ha presentato una proposta di legge per modificare la Costituzione, affinché il testo riconosca anche le bandiere e gli inni di ciascuna regione. Come ha spiegato il capogruppo in Senato, Federico Bricolo, il Carroccio chiederà di integrare l’articolo 12 della Legge fondamentale, che recita: «La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni». Una norma ormai insufficiente, secondo la Lega, che propone di aggiungervi un secondo comma «finalizzato – si legge nella proposta di legge costituzionale – a riconoscere il rilievo costituzionale dei simboli identitari di ciascuna Regione, individuati nella bandiera e nell’inno».
Una modifica necessaria, secondo i senatori di Bossi, che scrivono: «Nei principi fondamentali della Costituzione non è incluso alcun riconoscimento ufficiale dei simboli che contraddistinguono le Regioni: una lacuna inammissibile, alla luce della valorizzazione del loro ruolo politico ed istituzionale, realizzata dalle più recenti riforme costituzionali». Riforme che hanno ampliato i poteri e il peso degli enti locali, per cui la Lega ora invoca un salto di qualità. Un riconoscimento che «contribuisca ad alimentare quel legame dei cittadini con il territorio, che è presupposto indispensabile di qualsiasi riforma federale dell’ordinamento».
E allora avanti con l’idea di riformare l’articolo 12, in linea con quel «ripensamento dell’assetto territoriale» su cui la Lega ha costruito la sua storia. Una proposta che ha suscitato la precisazione del presidente del Senato, Renato Schifani: «Il Tricolore costituisce un intangibile valore dell’unità del Paese, sulla proposta della Lega deciderà il Parlamento». Parole lievi, in confronto a quelle dell’opposizione.
In prima fila, il segretario del Pd, Dario Franceschini: «Questi della Lega perdono tempo parlando di sciocchezze, in un momento in cui ci sono migliaia di imprese che rischiano di fallire, i lavoratori rischiano di restare senza lavoro e tante famiglie che non hanno redditi sufficienti. È una vergogna». Paolo Ferrero, segretario del Prc-Se, accusa il Carroccio di «alimentare una guerra tra Nord e Sud, una guerra tra poveri». Mentre Felice Belisario (Idv) parla di «pericolosa voglia di secessionismo della Lega», per poi chiamare in causa il premier: «Cosa ne pensa Berlusconi? Sarebbe utile conoscere la sua posizione anche sulle cose che davvero interessano gli italiani e non solo sulle sue faccende private». Silente il presidente del Consiglio, dal Pdl la linea è quella di minimizzare, anche se affiorano i mal di pancia. Per Italo Bocchino «la proposta del Carroccio è solo una battuta estiva, pura propaganda di cui francamente non si sentiva proprio il bisogno». Mentre Alessandra Mussolini tuona: «C’è la bandiera italiana, punto e basta. L’Italia è una, unita e sovrasta tutto. Per il resto, le Regionali si avvicinano e la Lega si prepara».
Ma Bricolo non cambia rotta: «Questa non è una proposta di legge che va contro qualcosa o qualcuno: semplicemente, chiede il riconoscimento delle bandiere e degli inni regionali per valorizzare simboli che sono un valore e una ricchezza per tutti. E poi ci sono tanti paesi, dalla Spagna alla Gran Bretagna, dove già c’è il riconoscimento dei loro simboli identitari».
Furibondo il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, che sibila: «C’è poco da fare, siamo nelle mani di mistificatori, oltretutto in malafede, visto che nessuno, nel luglio 2008, disse una sola parola quando venne assegnato il disegno di legge sulle bandiere». Per poi rilanciare: «Forse abbiamo fatto male a proporre bandiere e inni solo per le regioni. Tutti ne hanno diritto, fino al più piccolo comune di montagna».
Nella giostra delle polemiche, affiora però anche un imprevisto alleato per la Lega. Ovvero, l’Mpa del governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, a cui la proposta dei “lumbard” piace: «Le nostre Regioni possiedono un patrimonio culturale e ambientale unico al mondo, che va valorizzato ed esaltata. Quella della Lega sulle bandiere è davvero una felice intuizione».
Luca De carolis

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