«Sovraffollate e disumane» Corte Ue condanna l Italia

Manifesto 6/8/09

CARCERI

Dovrà risarcire un detenuto bosniaco per «danni morali»
Stefano Milani
ROMA
«Trattamenti inumani e degradanti». No, non è Guantanamo, nè qualche sperduto carcere di qualche sperduto paese asiatico. Ma Rebibbia, istituto penitenziario considerato «d’eccellenza» di Roma, Italia. Qui Izet Sulejmanovic, cittadino bosniaco condannato nel 2002 per furto aggravato a due anni di detenzione, ha condiviso per oltre due mesi e mezzo una cella di 16,20 metri quadri con altre cinque persone disponendo, dunque, di una superficie di 2,7 metri quadri entro i quali ha trascorso oltre diciotto ore ogni giorno. Una volta libero si è rivolto direttamente alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che ieri ha condannato l’Italia, imponendo un risarcimento di 1000 euro per «danno morale». La Corte, infatti, ha giudicato che «una simile situazione ha potuto provocare fastidi inconvenienti quotidiani per il ricorrente, obbligato a vivere in uno spazio molto esiguo, ben inferiore alla inferiore alla superficie ritenuta auspicabile dal Cpt (Comitato per la prevenzione della tortura dei trattamenti o punizioni disumani o degradanti, ndr ), che ha indicato come minimo desiderabile 7 metri quadri per detenuto». Per questo, si legge ancora nella sentenza di Strasburgo, «agli occhi della Corte la flagrante mancanza di spazio personale che il ricorrente ha sofferto è in sè costitutivo di trattamento disumano e degradante». Il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, cade dalle nuvole e cerca di giustificarsi dicendo che Sulejmanovic è stato in quelle condizioni «per un periodo di tempo limitato» e parla dunque di «equo indennizzo». Ma per l’avvocato Alessandra Mari, che assieme al collega Nicolò Paoletti ha curato il ricorso, la portata della decisione della Corte europea è ben altra. «I mille euro sono una cifra irrisoria – dice ma ciò che conta è che la Corte ha sancito un principio importante e fondamentale, che apre la strada a decine di ricorsi». Il rischio infatti è che questa sentenza apra la pista ad un effetto domino. Il Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, e con lui l’assessore al Bilancio della Regione Lazio Luigi Nieri, non escludono la possibilità di fornire, in un prossimo futuro, assistenza legale gratuita a chi ne faccia richiesta. Effetto che rischia di portare lo stato italiano a sborsare cifre iperboliche. Calcolatrice alla mano: «64 milioni di euro – dice il presidente di Antigone Patrizio Gonnella poiché nel nostro paese i detenuti che vivono in condizioni di sovraffollamento sono la quasi totalità». Gli ultimi dati resi noti dal ministero della Giustizia, che fotografano la situazione al 30 luglio scorso, indicano infatti che il numero complessivo dei detenuti negli istituti di pena è arrivato alla cifra record di 63.587. Quota mai registrate dal dopoguerra ad oggi. Non solo. La metà dei detenuti nelle carceri italiane è in attesa di giudizio. I numeri dal ministero indicano infatti che su un totale di 63.587 reclusi, 30.436 sono in carcere in qualità di impuntati, e quindi in via cautelare in attesa del processo, e altri 31.192 sono invece già stati condannati. La regione con il maggior numero di reclusi è la Lombardia, con 8.455 persone in carcere. Seguono la Sicilia (7.587) e la Campania (7.437). Il Sappe lancia l’allarme, denunciando come la situazione delle carceri sia, in alcune regioni, ampiamente oltre il limite. Secondo il sindacato autonomo di polizia penitenziaria le strutture detentive italiane «si sono ridotte a meri depositi di vite umane» e sono ben 11 le regioni che hanno superato la capienza tollerabile: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto. Altre due, inoltre, la Lombardia e la Basilicata, sono al limite. Tutto ciò a fronte di una pesante carenza di organico nelle file della polizia penitenziaria. «A livello nazionale – sottolinea il segretario, Donato Capece – sono in totale in servizio 35.300 persone» che devono fare i conti con «turni di servizio, piantonamento, servizio di traduzioni, riposi e assenze». Situazione calda che dà spunto per le solite promesse da marinaio. Ad Alemanno che parla di «costruire più carceri», gli risponde il sottosegretario alla Giustizia, Elisabetta Casellati, che definisce un «errore» il ricorso agli indulti e sottolinea come, grazie al piano del governo, «nel giro di due anni, saranno garantiti circa 5.000 posti in più». Ma c’è anche chi torna a parlare di indulto. Provvedimento che non piace a Gonnella. «Lo vedo come un’ipotesi fuori dall’agenda del possibile – dice – semmai preferirei piccole misure di buonsenso». Una su tutte: «Le liste di attesa per i piccoli crimini, adottata negli Stati uniti. Così evitiamo di buttare in galera gente dove non c’è posto letto». Ed evitiamo un supplemento di pena che va ben al di là di quelli che sono i termini della nostra Costituzione.

I commenti sono chiusi.