Via libera alle ronde «Dall’8 agosto si parte»
Secolo XIX 5/8/09
l’annuncio di maroni
Il Viminale prepara regole «severe» per i volontari. Gli alpini a Genova
Roma. Il governo mette in campo le ronde. «Dall’8 agosto si parte», annuncia in un’intervista alla Padania il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che si prepara a firmare il decreto attuativo della norma contenuta nel pacchetto sicurezza approvato a luglio dal Parlamento. Da sabato, dunque, muoveranno i primi passi le ronde ufficiali, quelle previste dalla legge, non estemporanee, che avranno bisogno di parecchie settimane, forse mesi prima di essere effettivamente operative sul territorio («Difficile che arrivino prima di settembre», dice il vice sindaco di Milano Riccardo De Corato) .
Il decreto del Viminale fisserà intanto regole «precise e anche molto severe» per coloro che intendono candidarsi al ruolo di «osservatori volontari», come la legge definisce i cittadini intenzionati ad indossare le casacche gialle delle ronde (le uniche ammesse). Il ministro taglia il nastro di un progetto politico fortemente voluto dalla Lega, quello delle ronde appunto, e approfitta dell’annuncio per chiudere definitivamente all’ipotesi caldeggiata dal ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, di allargare ad altre categorie le maglie della sanatoria decisa per badanti e colf con la legge anticrisi: «La richiesta è respinta», dice secco Maroni convinto che, su sicurezza e immigrazione, sia necessario marcare la «discontinuità» rispetto al passato.
Via libera quindi alle ronde nonostante le polemiche passate e le incognite future, e niente sanatorie più o meno generalizzate per gli immigrati clandestini. Secondo Maroni, la regolarizzazione di colf e badanti basta e avanza: «La norma serve a far emergere il lavoro nero domestico, non è un provvedimento sulla clandestinità ma sull’irregolarità lavorativa», spiega il ministro. Dato il benservito a Scajola, Maroni si concentra sull’operazione ronde, il fiore all’occhiello del Carroccio sul terreno della sicurezza, che rischia di precipitare nel caos se la procedura per mettere in strada le “casacche gialle” si rivelerà troppo macchinosa o, viceversa, troppo lassista. Il decreto in arrivo dovrà stabilire le regole e i limiti a cui i volontari dovranno attenersi per circolare sotto le insegne delle ronde: «Per i cittadini che si mettono disposizione sono previsti un periodo di formazione e un controllo molto accurato», chiarisce il ministro. In primo luogo, saranno i sindaci a decidere se vogliono utilizzare le ronde e dove eventualmente impiegarle. I prefetti avranno invece il compito di garantire la procedura di “reclutamento” dei volontari e dovranno vagliare il corretto comportamento dei volontari autorizzati ad entrare nelle ronde. In base alle bozze del regolamento attuativo, gli “osservatori volontari” non potranno intervenire direttamente ma dovranno limitarsi a vigilare sulle strade cittadine segnalando alle forze di polizia, anche locali, fatti che possono turbare l’ordine pubblico o aggravare il disagio sociale.
Sulla carta, sembrano quindi esclusi gli aspiranti Rambo e i gruppi legati a partiti, movimenti politici e organizzazioni sindacali. I partecipanti alle ronde dovranno inoltre essere riconoscibili ma non è ammesso il fai da te: non sono previste divise diverse dalle casacche giallo fluorescente d’ordinanza con sopra stampato il nome dell’associazione e il Comune di riferimento. Del resto, anche il Quirinale aveva sollevato il problema delle regole e delle competenze firmando di malavoglia un provvedimento che suscitava «perplessità e preoccupazioni» nel Capo dello Stato, disposto a promulgare le misure solo per non sospendere le norme contro la criminalità organizzata. Una delle norme sotto accusa era proprio quella sulle ronde, il cui funzionamento è appunto affidato al decreto di Maroni, successivo alla legge: in una lettera inviata a metà luglio al governo e ai presidenti di Camera e Senato, Giorgio Napolitano ha chiesto «la rigorosa aderenza ai limiti segnati dalla legge relativamente al carattere delle associazioni e al compito ad esse attribuito».
Solo in questo modo, secondo il Quirinale, si potranno «ridurre al minimo allarmi e tensioni». Il messaggio di Maroni quindi è anche rivolto al Colle quando il ministro garantisce «regole precise e anche molto severe». «Le ronde non sono risolutive ma aiutano», commenta il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che preferisce l’impiego dei soldati per garantire l’ordine pubblico (a Genova ha inviato 40 alpini, operativi da domani, meno della metà dei 90 promessi a suo tempo). La Russa ricorda di essere stato lui a proporre di reclutare le future “casacche gialle” tra ex militari ed ex poliziotti, escludendo peraltro compensi per chi partecipa alle ronde.
Nonostante i molti paletti, le opposizioni sparano a zero. «Saranno un ulteriore elemento di insicurezza», ribadisce il Pd. E Massimo Donadi dell’Idv rincara la dose: «C’è il rischio di legittimare squadracce di partiti estremisti e di alimentare tensioni, come è già accaduto».
Michele Lombardi
lombardi@ilsecoloxix.it

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