I soldi arrivano dopo un’ora e non bastano per tutti
Secolo XIX 4/8/09
ufficio postale del cep atto secondo
Ritirare la pensione resta una lotteria. Che costringe a tirare la cinghia
PER MOLTI di loro è stato un weekend più lungo di quello dei turisti incolonnati per chilometri sulle autostrade italiane. Il tempo passa assai più lentamente quando alle vacanze nemmeno ci si pensa e il denaro in tasca è talmente poco da dover comprare il pane a credito. Ma due, giorni dopo, la situazione all’ufficio postale del Cep ha rischiato di essere la stessa. Alle otto lo sportello era regolarmente aperto, con 15 persone già in coda. Ma, a quell’ora, di soldi per le pensioni in cassaforte neppure l’ombra. Solo un’ora dopo è arrivato il furgone portavalori. Qualche minuto dopo le undici e mezza l’ennesima beffa: le casse erano di nuovo vuote e una decina di pensionati ha dovuto rassegnarsi ad aspettare un altro giorno per ritirare i contanti di quelle che spesso sono minime da 400 euro.
E questo dopo che appena tre giorni fa all’ufficio postale del Cep si era scatenata una piccola rivolta, dopo che decine di anziani in coda agli sportelli fin dalle prime ore della mattina, non avevano potuto ritirare la pensione. «Una situazione che si ripete da mesi», denuncia Nicolò Catania, presidente del comitato di quartiere Ca’ Nova. E che obbliga coloro che faticano a tirare avanti, dopo aver lavorato una vita, a comprare a credito persino il pane.
Anche ieri mattina, i primi pensionati hanno iniziato ad aspettare prima dell’orario di apertura. «Quando vieni qui non sei mai sicuro di andartene con quello che ti spetta», spiega un anziano in coda. «Io vengo sempre molto presto, è l’unico modo per evitare problemi», dice Claudio Dotti. «Non è una novità mi è già successo che non avessero contanti», Raffaele Puggioni, che viene a ritirare la pensione della madre. Qualcuno la prende con filosofia: «Sono venuto a ritentare la sorte», commenta un pensionato che sabato si è visto negare i 400 euro di minima.
Il furgoncino portavalori arriva solo alle nove. A un’ora dall’apertura. Ma i soldi bastano solo per una ventina di pensionati: quelli arrivati per primi allo sportello dopo una coda di ore. Tutto sembra scorrere liscio, «sono stati mandati abbastanza soldi oggi», assicurano da dietro lo sportello. Ma alle undici e mezza sembra di rivivere una scena già vista.
«Ho il conto corrente presso Poste Italiane – spiega Roberta Licheri – Ho chiesto di ritirare 600 euro per un pagamento e lo sportello è andato in tilt. L’impiegata ha dovuto attingere dalla cassa dei versamenti fatti in mattinata». E a chi rimane, una decina di anziani, viene comunicato che per le pensioni bisogna ritornare oggi. «È uno scandalo – dice Catania – Sembra quasi che cerchino un pretesto per chiudere questo sportello».
Poste Italiane sottolinea ancora una volta un «problema sicurezza», che spinge la società ad affidare all’ufficio una cifra più bassa che altrove. «Qualche settimana fa un’impiegata è stata minacciata da un tossicodipendente». «Un episodio minore, come ne possono succedere dappertutto – replica Carlo Besana, anima del centro sportivo Pianacci – Che dicano una volta per tutte in cosa consiste questo “problema sicurezza”. Altrimenti chiederemo al Ministero dell’Interno di fornirci i dati dei reati». Qualche mese fa, quando Poste Italiane aveva annunciato la chiusura dell’ufficio di via 2 Novembre per questioni di sicurezza, i residenti avevano lanciato “l’operazione tartaruga”: decine di persone si presentavano all’ora di chiusura di altri uffici per rallentare le operazioni. «Se continuano questi disservizi – annuncia Besana – Le “tartarughe” potrebbero trasformarsi in “tartarughe ninja” e occupare qualche ufficio».
Marco Grasso

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