Tel Aviv, caccia al killer del circolo gay

Secolo XIX 03/08/2009
israele
Un uomo è entrato nel locale e ha aperto il fuoco con una mitraglietta, uccidendo due ragazzi
e ferendone altri dodici

TEL AVIV. Un’ondata di sdegno diffuso e di commozione ha travolto Israele all’indomani del sanguinoso attacco contro un circolo omo-lesbico perpetrato sabato sera nel pieno centro di Tel Aviv, la città più tollerante e permissiva del Paese. Un uomo vestito di nero e con il volto coperto ha fatto irruzione nella sede della Società per la protezione dei diritti della persona (Sppr) e da breve distanza ha svuotato il caricatore della sua mitraglietta su una ventina di ragazzi e ragazze che si trovavano intrappolati all’interno dell’angusto locale. Due giovani (Nir Katz, 26 anni, e Liz Tarobishi, 17 neppure compiuti) sono stati uccisi, altri dodici feriti. Quindi l’attentatore si è dato alla fuga.
La polizia, chiusa per ora in un riserbo assoluto, ha avviato l’inevitabile caccia all’uomo mentre appare impegnata a mettere a fuoco il profilo psicologico dell’assassino e a stabilire se egli sia stato spinto da una molla di omofobia, o se la strage sia maturata per ragioni personali e magari per un raptus. Sui mass media e nel mondo politico, tuttavia, le esitazioni sono poche: nel sanguinoso episodio è stato subito individuato un significato di carattere generale. «Un attacco alla democrazia», hanno affermato esponenti di diversi partiti. Parole severe di condanna sono giunte dal capo dello stato Shimon Peres, dal premier Benjamin Netanyahu e dai due rabbini capo d’Israele. Il luogo dell’aggressione è una palazzina anonima con i muri un pò scrostati. Da ieri è transennata e presidiata dalla polizia dietro un nastro giallo. Nel cortiletto e sulla rampa di scale spiccano evidenti tracce di sangue parzialmente rappreso. Intorno, la vita sembra scorrere normalmente, fra caffè e negozi, in una delle zone più vivaci della movida di Tel Aviv. Ma diverse persone si fermano, lasciano un fiore o accendono una candela. Ci sono le bandiere arcobaleno dei movimenti gay, che hanno indetto per oggi un primo corteo e per sabato un grande raduno nella simbolica piazza Rabin. Avi Sofer, uno dei responsabili del Centro, dice che si tratta dell’istituzione più vecchia d’Israele fra quelle attive per la tutela dei diritti di gay e lesbiche. Ha 30 anni di vita e mai, finora, si era sentita in pericolo.

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