«Torturati per dichiarare il falso»

Secolo XIX 3/8/09
l’iran nel caos
La denuncia di Moussavi dopo le dichiarazioni degli imputati al processo sui disordini
Teheran. Il leader dell’opposizione iraniana Mir Hossein Moussavi accusa il governo di torture. Non ha esitato ad affermare che le abiure arrivate durante il processo ai manifestanti anti-regime sono il frutto di «torture medievali».
Ieri al processo contro i «rivoltosi» che hanno sfidato il regime di Mahmoud Ahmadinejad, si era capito che il governo vuole fare di questa un’occasione per dimostrare da un lato la propria solidità in vista del giuramento di Ahmadinejad, il 5 agosto, e dall’altro il complotto ordito per rovesciare le basi della Repubblica Islamica. La prima confessione era arrivata da Mohammad Ali Abtahi, ex vicepresidente di Mohammad Khatami. «Ho sbagliato a prendere parte alle manifestazioni, l’elezione di Mahmoud Ahmadinejad è stata pulita e senza brogli, sono gli altri che hanno tradito», aveva dichiarato . Insieme a lui, tra un centinaio di manifestanti (altri dieci saranno messi sotto processo, è stato annunciato ieri) vi sono anche Mohsen Mirdamadi, capo del Fronte islamico per la partecipazione, Bahzad Nabavi, ex vice presidente del Parlamento ed Mohsen Aminzadeh, ex vice ministro degli Esteri, tutti accusati di aver sobillato la folla che dal 12 giugno scorso contesta i risultati delle elezioni presidenziali.
Ad arricchire il piatto di un processo in salsa stalinista c’è stato anche l’ingrediente del «tradimento», aggiunto a proposito del ruolo dello stesso Khatami e dell’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, il potentissimo e danaroso ayatollah legato ai riformisti e compagno di Khomeini fin dalle prime ore della rivoluzione. Con Mir Hossein Moussavi, leader dell’opposizione sconfitto da Ahmadinejad, i due avevano un «accordo» per non tradirsi reciprocamente: «Moussavi non conosceva il Paese -ha continuato Abtahi- ma Khatami, con tutto il rispetto, era consapevole del potere e dell’ingegno del leader (supremo, ndr)». «Il suo è stato un tradimento», ha sentenziato, aggiungendo che Rafsanjani aveva da parte sua cercato una rivincita sulla sconfitta inflittagli da Ahamadinejad nel 2005 alle presidenziali.
Quanto accade al processo, afferma Moussavi, «è il goffo preparativo per il lancio del decimo governo. Si aspettano che il tribunale, già esso stesso illegale, provi che non furono commessi brogli elettorali».
Intanto alcuni deputati iraniani hanno denunciato Mir Hossein Mousavi per le sue «azioni estremiste». Lo ha riferito il conservatore Mohammad Taghi Rahbar, citato dall’agenzia stampa iraniana Fars. «La denuncia è stata depositata alcune settimane fa per azioni estremiste del candidato sconfitto del movimento dei riformatori Moussavi. Attendiamo che il tribunale esamini il caso», ha dichiarato Rahbar, membro della commissione giudiziaria del parlamento.
Prima di Moussavi era stato l”ex presidente riformista Mohammad Khatami a denunciare il processo ai manifestanti giudicati per aver partecipato alle proteste post-elettorali, definendolo «contrario alla Costituzione, alla legge e ai diritti dei cittadini».
«Per quanto ne so, quanto è avvenuto è contrario alla Costituzione, alla legge e au diritti dei cittadini», ha dichiarayo Khatami durante un incontro con alcuni esponenti politici e deputati, secondo il comunicato. «Questo tipo di messa in scena è innanzitutto contraria agli interessi del regime e mina la fiducia dell’opinione pubblica», ha aggiunto il religioso riformista. Secondo l’ex presidente «le confessioni ottenute in queste condizioni non hanno alcuna credibilità».
L’altra sera, in un comunicato pubblicato dal potente Consiglio per la determinazione delle scelte, da lui presieduto, Rafsanjani ha negato di essersi alleato con i leader riformisti e ha anch’egli messo in dubbio «la credibilità di confessioni ottenute in modo non chiaro».

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