Rivarolo, tumori sospetti: Tursi ordina un’indagine; l’allarme in Valpolcevera

Ieri, dopo l’annuncio dell’assessore Papi, la soddisfazione dei lavoratori
DOPO ANNI di attesa il Comune ha finalmente deciso di chiarire una volta per tutte il giallo delle malattie che hanno colpito i lavoratori del distretto sociale di Rivarolo. L’amministrazione, dopo l’inchiesta de Il Secolo XIX pubblicata ieri, si è impegnato ad avviare formalmente un’indagine epidemiologica, coinvolgendo l’ufficio di igiene della Asl. «L’assessore ai servizi sociali Roberta Papi – dice Maria Neri, ex responsabile del distretto di via Borsieri 11 e ora direttore del distretto socio sanitario della Valpolcevera – dopo essersi documentata ha deciso di avviare tutte le procedure per dare una risposta certa ai lavoratori». Una risposta che gli operatori attendono da tempo. Almeno dall’autunno del 2008. In quel periodo, infatti, avevano chiesto di essere sottoposti a esami medici approfonditi. Accertamenti che non erano mai stati eseguiti, come è stato indicato in un altra lettera inviata dagli operatori all’inizio di quest’anno all’Ist, l’istituto nazionale scientifico tumori.
Non si sa se i lavoratori siano al corrente della decisione presa nelle ultime ore dall’assessore. Certo è che per lungo tempo hanno vissuto nell’angoscia senza sapere se qualcuno si stava effettivamente interessando alle loro richieste. «Non sappiamo se sono in corso accertamenti come avevamo a suo tempo chiesto – dicevano ancora ieri mattina – Ci avevano detto che erano stati eseguiti tutti i passaggi e che l’ufficio di igiene del comune avrebbe trasmesso la pratica alla Asl. Ma non sappiamo a che punto sia arrivato quest iter. Al momento non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione scritta».
Le preoccupazioni dei lavoratori sono state sollevate, la prima volta nel 2004, con una richiesta di verifica dell’ambiente di lavoro. Da allora, nonostante il tanto tempo passato, non sono riusciti a trovare risposte certe alle loro domande. E la loro preoccupazione è palpabile: «Qui c’è in gioco la nostra pelle. Molti di noi si sono ammalati e non sappiamo ancora perchè. In questo modo non è possibile lavorare in modo sereno».
Grazie all’indagine epidemiologica che è stata promessa dall’assessore, i medici della Asl potranno condurre uno studio sistematico e scientifico sulle patologie che hanno colpito i lavoratori, individuando eventuali agenti patogeni esterni. In parole povere: dopo aver verificato nel 2005 che all’interno della struttura non ci fossero amianto o altri elementi pericolosi, adesso, ben 4 anni dopo, il Comune ha deciso di partire con uno studio epidemiologico vero e proprio analizzando lo stato di salute dei lavoratori, le patologie che si sono verificate e che potrebbero verificarsi, ma anche la presenza di eventuali agenti patogeni all’esterno della struttura.
Come gli stessi lavoratori hanno evidenziato in una lettera spedita all’Ist all’inizio di quest’anno, il distretto è molto vicino alla linea ferroviaria e «ai piloni dell’alta tensione». Una situazione di potenziale pericolo che aveva spinto gli operatori a chiedere controlli anche per valutare la presenza e nocività di eventuali campi elettromagnetici. Controlli che, a questo punto, potrebbero partire a breve, dopo l’impegno formale dell’assessore.
Ma questa non è l’unica novità. É attualmente allo studio del Comune un piano di trasferimento del distretto sociale da via Borsieri in un altro luogo. Un’ipotesi attualmente al vaglio dell’assessorato. Le possibili sedi alternative non sono ancora state rese note ufficialmente. L’amministrazione sta prendendo in considerazione l’edificio che ospita attualmente la direzione territoriale V Valpolcevera, in passo Torbella, che potrebbe essere trasferita da un’altra parte.
«L’eventuale spostamento della struttura – sottolinea l’ex responsabile Maria Neri – non ha niente a che vedere con le richieste di controlli fatte dagli operatori. Se sarà disposto, dipenderà da esigenze funzionali per ottimizzare il servizio ai cittadini e far fronte a problemi di organico». Ma esiste anche un’altra possibilità: «i servizi di Rivarolo – dice Neri – potrebbero, in futuro, essere accorpati alle strutture sanitarie, in vista dell’istituzione dei distretti socio sanitari».
Sia come sia, i lavoratori sperano di poter essere al più presto allontanati dalla sede di via Borsieri, in cui 12 di loro, negli anni fra il 2002 e il 2003 si sono ammalati di varie patologie (5 di tumore). Sarebbe la fine di un’angoscia che si protrae, ormai, da circa sette anni. Ma non c’è niente di sicuro: «Siamo ancora in fase di studio e non è detto che alla fine la struttura sarà effettivamente spostata», sottolinea ancora Maria Neri.Pablo Calzeronicalzeroni@ilsecoloxix.it

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