“Ridatemi mia figlia,sta per essere adottata”

“Ridatemi mia figlia,sta per essere adottata”
31 luglio 2009, IL SECOLO xix, Pablo Calzeroni
SONO MOLTE le donne ecuadoriane che in questi giorni hanno contattato l’associazione Vela Latina per raccontare le loro storie. Sperano di poter riabbracciare i figli che, su decisione del Tribunale, sono stati affidati ai rispettivi mariti italiani dalle quali si sono separate, oppure alle comunità. Anche perchè nei giorni scorsi, il ministero della Giustizia ha disposto un’ispezione al Tribunale civile e al Tribunale per i minori, per acquisire gli atti relativi alle vicende di cinque giovani madri. Era stata proprio l’associazione a chiedere l’intervento del ministro Angelino Alfano per fare luce su presunte discriminazioni razziali dei giudici genovesi, che, su input dei servizi sociali, avrebbero favorito gli interessi dei mariti delle donne ecuadoriane. Una di loro, addirittura, non solo ha perso la figlia. Ma non potrà più vederla perchè il Tribunale per i minorenni, dopo aver affidato la piccola di appena due mesi a una comunità, ha avviato la procedura di adozione.

La storia di Laura, 33 anni, è un dramma umano dai contorni inquietanti. Non è il dolore di una madre che ha visto morire il figlio. Ma qualcosa di simile o, sotto certi aspetti, peggiore. Mentre le altre donne che si sono rivolte all’associazione Vela Latina (le storie delle quali sintetizziamo nei box qui accanto), anche se hanno perso la potestà genitoriale, sanno dove si trovano i propri figli e mantengono la speranza di poterli un giorno rivedere, Laura, una volta partita l’adozione, non saprà più niente di sua figlia. Sarà finita tra le braccia di un’altra donna per sempre. Per questo la trentatreenne ha deciso di opporsi al provvedimento del Tribunale denunciando i giudici e gli operatori sociali che si sono occupati del suo caso

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