ARCI SULL’ AFGHANISTAN: MORIRE SENZA UN PERCHE’
Una presa di posizione sul dibattito in merito all’Afghanistan che si è aperto nel Governo e nelle forze politiche, in linea con le posizioni assunte collettivamente dalla Presidenza e dagli organismi ormai da tempo, che mi paiono purtroppo confermate dalla tragica evoluzione della situazione. Raffaella Bolini, responsabile Internazionali Arci
Il conflitto in Afghanistan ha anche un ormai tradizionale effetto collaterale: getta nel panico i governi italiani, di qualsiasi colore essi siano.Fra Bossi che chiede il ritiro delle truppe e La Russa che promette di inviare i Tornado si staglia il silenzio del premier. Alla fine, come al solito, troveranno la quadra. Non manderanno in crisi un così solido potere per una guerra dall’altro capo del mondo.
I militari italiani continueranno a essere attaccati, e ogni giorno di più rischieranno la vita. Ha ragione Di Pietro che chiede: che tipo di intervento militare stiamo facendo?
Il nostro Parlamento, e molti partiti politici da una parte e dall’altra dell’emiciclo, continuano a parlare di una missione tesa alla difesa dei civili e al rafforzamento della democrazia. Peccato che questi obiettivi non siano conciliabili con la guerra aperta contro i talebani condotta dalle truppe occidentali più numerose e attive.
La maggioranza dei nostri parlamentari, nel centrodestra e nel centrosinistra, parlano di Afghanistan come se fosse il Libano. Ma se in Libano le truppe USA bombardassero ogni giorno i villaggi del sud per stanare gli hezbollah, la nostra missione sarebbe fallita da un pezzo.
Quando l’Italia avrà il coraggio di smettere di raccontarsi balle? La situazione è complicata, soluzioni semplici non ce ne sono: servirebbe un congiunto di iniziativa politica, diplomatica, economica, culturale, e di polizia internazionale che dovrebbe fare tabula rasa di quasi tutto ciò che si è fatto finora, ammettere gli errori, cambiare strada.
Servirebbe realismo, professionalità in materia e nel contempo una visione, che qui nessuno mette in campo. Alcuni elementi li abbiamo, come società civile, proposti da tempo raccogliendo le analisi e le proposte di tanti esperti nazionali e internazionali. Abbiamo ricevuto molte lodi da più parti, ma alla prova dei fatti nessuno ha mosso un dito. Non c’è la voglia di fare i conti con le cose difficili, meglio la propaganda.
Intanto l’Afghanistan continua a essere una polveriera. La popolazione civile patisce e soffre, stretta fra più fuochi. E i soldati italiani, cittadini lavoratori anche loro, muoiono senza un perché.
27.07.2009

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