Bagarre sui bambini fantasma. E il Viminale prepara una circolare
Manifesto 29/7/09
IMMIGRAZIONE La prefettura di Prato: «I clandestini non potranno riconoscere i figli». L’Anusca: «Non è vero, ma sarebbe mglio chiarire»
Cinzia Gubbini
La «bomba» l’ha fatta scoppiare un funzionario della prefettura di Prato, Giovanni Daveti, che si occupa della comunità cinese, come noto molto numerosa in città. Al Tirreno ha detto: «Nel pacchetto sicurezza è inserita una norma che obbliga i clandestini a mostrare il permesso di soggiorno negli atti di stato civile. Attualmente non abbiamo alcuna circolare che ci spieghi come comportarci nel dettaglio». La conseguenza, secondo Daveti, è chiara e seria: «Avremo neonati che non potranno essere riconosciuti dai genitori, se entrambi clandestini. L’unica via praticabile sembra quella di affidarli ai servizi sociali». Poche parole che hanno fatto riscoppiare il mai sopito dubbio che le nuove norme del pacchetto sicurezza possano produrre effetti abominevoli, che vanno aldilà di quanto previsto dagli stessi promotori della legge. Come rendere impossibile a una madre e un padre di riconoscere il proprio figlio, visto che al primo articolo (comma 22, lettera g) si dice – o almeno così si capisce – che per accedere agli atti di stato civile occorre mostrare un permesso di soggiorno. Da settimane il ministero dell’Interno, e diversi esponenti della maggioranza si affannano a dire che nessuno ha intenzione di impedire agli immigrati irregolari di riconoscere i propri figli. Ma Daveti sta lì a testimoniare che la cosa non è affatto chiara.
Ieri pomeriggio il Viminale ha diffuso una nuova nota, per chiarire che la notizia è «destituita di fondamento». Un comunicato stampa scritto quasi come una circolare: «Nessuna previsione in tal senso è contenuta nella legge appena pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Infatti, per gli atti di stato civile, tra cui rientra quello di nascita, non è richiesta l’esibizione del permesso di soggiorno, trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del neonato, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto. Dichiarazioni che possono altresì essere rese anche dal medico, dall’ostetrica o da qualsiasi altra persona che abbia assistito al parto». E prosegue ribadendo che in base al testo unico sull’immigrazione le donne in stato di gravidanza hanno diritto a un permesso di soggiorno per cure mediche fino al sesto mese dopo la nascita del bambino «che può essere rilasciato anche al padre» (ma trascurano di dire che il papà ne ha diritto solo se regolarmente sposato).
Ma chi ha ragione? «Daveti sposa la tesi più restrittiva sul pacchetto sicurezza», spiega Liliana Palmieri, esperta dell’Associazione nazionale ufficiali di stato civile e di anagrafe (Anusca). «Per quanto riguarda lo stato civile il pacchetto sicurezza cambia in concreto soltanto una cosa: lo straniero non regolarmente soggiornante non potrà più contrarre matrimonio. E’ questa infatti l’unica modifica esplicita – continua Palmieri – all’ordinamento di Stato civile». Detto questo, però: «Una circolare chiarificatrice sarebbe gradita – aggiunge Palmieri – perché a volte anche norme molto chiare vengono ma applicate». Al Viminale ci stanno pensando, e presto uscirà una circolare con dettagli più espliciti su diversi aspetti del pacchetto, ma non è ancora detto che si parlerà della registrazione dei bambini,tanto sono sicuri che la norma in questo senso è chiarissima. Evidentemente, non è così. E non perché ci siano operatori particolarmente duri di comprendonio, ma perché c’è il famigerato «comma 22» che all’inizio aveva una formulazione draconiana, e solo dopo le battaglie contro i medici-spia e i presidi-spia è stato modificato. Ma continua a generare confusione. Infatti, se scritto così come è ora non modifica nulla in concreto, che ci sta a fare? «Non sono io a poter rispondere. Ma al momento, in effetti, ha soltanto un intento rafforzativo del divieto di matrimonio», dice Palmieri.

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